Italia: nuove spedizioni di bombe ai sauditi per bombardare lo Yemen

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Un precedente cargo di bombe per l'Arabia Saudita - Foto:© La Nuova Sardegna

Sono riprese, nel silenzio generale, le spedizioni di bombe aeree dall’Italia all’Arabia Saudita. L’informazione è confermata dal registro del commercio estero dell’ISTAT che riporta 123 quintali (Kg. 122.835) di “armi e munizioni” – ma di fatto sono bombe – per un valore di oltre 4,6 milioni di euro (€4.679.875) inviate nel mese di marzo all’Arabia Saudita dalla provincia di Cagliari. Spedizioni che risultano in aperto contrasto con la risoluzione del Parlamento europeo, approvata ad ampia maggioranza lo scorso marzo, che chiede di imporre un embargo sulle forniture militari all’Arabia Saudita in considerazione delle “gravi accuse di violazione del diritto umanitario internazionale da parte di tale paese nello Yemen”.

L’Europarlamento ha assunto questa decisione perché “gli attacchi aerei della coalizione militare a guida saudita nello Yemen hanno colpito bersagli civili, tra cui ospedali, scuole, mercati, magazzini cerealicoli, porti e un campo di sfollati, danneggiando gravemente infrastrutture essenziali per la fornitura degli aiuti”. “Dall'inizio del conflitto – si legge nel documento – sono state uccise almeno 5.979 persone, quasi la metà delle quali civili, e 28.208 sono rimaste ferite e tra le vittime si contano centinaia di donne e bambini”.

Dallo sorso ottobre spedizioni di bombe aeree prodotte nello stabilimento di Domusnovas in Sardegna dalla RWM Italia, azienda tedesca del gruppo Rheinmetall, erano state ampiamente documentate grazie alle informazioni fornite dai parlamentari sardi Roberto Cotti (M5S) e Mauro Pili (Unidos): stavolta invece non è trapelata alcuna notizia. Evidentemente l’azienda e le autorità aeroportuali hanno preso maggiori cautele, rispetto  a quelle già prese in precedenza, per non permettere ai parlamentari e ai media di venire a conoscenza di queste spedizioni. Ma non è da escludere che il Ministero della Difesa, a fronte della risoluzione dell’europarlamento, abbia deciso di fornire i propri mezzi per provvedere alla consegna degli ordigni: nei mesi scorsi la ministra della Difesa, Roberta Pinotti, è infatti apparsa alquanto infastidita dalle domande di chiarimento da parte di alcuni media nazionali sull’invio di bombe ai sauditi ed è arrivata a sostenere che le bombe sarebbero solo “transitate” nel nostro paese.

Come ho documentato in uno studio (qui in .pdf) per l’Osservatorio OPAL di Brescia, negli anni scorsi l’azienda RWM Italia aveva ricevuto autorizzazioni all’esportazione di diverse tipologie di bombe aeree tra cui le bombe a caduta libera della serie MK80 e anche per bombe di tipo Paveway IV, ma buona parte di queste bombe sono state spedite ai sauditi dopo l’intervento militare della coalizione a guida saudita in Yemen che è stato messo in atto dal marzo 2015 senza alcuna legittimazione da parte delle Nazioni Unite. Non solo: nonostante il Segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, abbia ripetutamente condannato i bombardamenti aerei della coalizione a guida saudita e numerose associazioni, tra cui Amnesty International e Human Rights Watch, abbiano più volte stigmatizzato i bombardamenti come “possibili crimini di guerra”, le spedizioni di bombe dall’Italia sono continuate pressoché indisturbate. La Rete italiana per il Disarmo ha perciò ritenuto necessario presentare un esposto in diverse procure per chiedere alla magistratura di verificare possibili violazioni della legge 185 del 1990 che vieta l’esportazione di materiali di armamento “verso i paesi in stato di conflitto armato, in contrasto con i principi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, fatto salvo il rispetto degli obblighi internazionali dell’Italia o le diverse deliberazioni del Consiglio dei ministri, da adottare previo parere delle Camere” e “verso paesi la cui politica contrasti con i principi dell’articolo 11 della Costituzione”.

Nuovi contratti di Finmeccanica e Fincantieri con le monarchie arabe

Non ci sono solo le bombe per l’Arabia Saudita. Negli ultimi mesi il governo Renzi ha firmato nuovi accordi per forniture di sistemi militari con alcune monarchie del Golfo che fanno parte della coalizione che sta bombardando lo Yemen. A cominciare dal Kuwait con il quale il Ministero della Difesa in aprile ha siglato un accordo intergovernativo che prevede la fornitura di 28 caccia Eurofighter. “Si tratta del più grande traguardo commerciale mai raggiunto da Finmeccanica” - ha commentato l’Amministratore Delegato e Direttore Generale di Finmeccanica, Mauro Moretti.

“E’ un grande successo industriale – ha sottolineato Moretti – con risvolti molto significativi non solo per la nostra azienda e gli altri partner del consorzio Eurofighter, ma anche per l’intero sistema Paese, grazie ai benefici in termini di know-how e occupazione qualificata per tutta la filiera delle piccole e medie imprese italiane attive nel settore della sicurezza e difesa”. Il contratto prevede anche forniture nei settori della logistica, e soprattutto del supporto operativo e “dell’addestramento di equipaggi di volo e personale di terra, che saranno svolte in collaborazione con l’Aeronautica Militare Italiana”. In buona sostanza, la nostra Aeronautica Militare addestrerà i piloti kuwaitiani che andranno a bombardare lo Yemen e i prossimi teatri di guerra.

Non solo. Nei giorni scorsi la ministra della Difesa, Roberta Pinotti e il ministro per gli Affari della Difesa del Qatar, Khalid bin Muhammad Al-Attiyah, hanno sottoscritto un Memorandum of Understanding (MoU) per la cooperazione nel settore navale tra i due paesi. La notizia campeggia sul sito del Ministero della Difesa che riporta che sono stati firmati, inoltre, dal Ministro della Difesa del Qatar e dagli amministratori delegati di Fincantieri e di MBDA (azienda del gruppo Finmeccanica) i contratti per la fornitura di mezzi navali e sistemi d’arma per circa 5 miliardi di euro. Anche in questo caso non è mancata la soddisfazione dell’AD di Finmeccanica, Mauro Moretti. Finmeccanica infatti fornirà a Fincantieri sistemi e sensori navali di ultima generazione per le 7 nuove navi destinate alla Qatar Emiri Naval Forces. Le 7 unità - di cui 4 corvette, 1 Landing Platform Deck e 2 Off-shore Patrol Vessel - saranno impiegate per compiti di sorveglianza e pattugliamento marittimo nelle acque territoriali e nella “zona economica esclusiva”. Nessun accenno, ovviamente, al fatto che anche il Qatar fa parte della coalizione che da oltre un anno sta bombardando lo Yemen.

Nel frattempo il Ministero della Difesa e la Marina Militare hanno sono diventati i “big player” della manifestazione fieristica “SeaFuture” della Spezia durante la quale hanno cercato trovare acquirenti per le navi dimesse dalla Marina Militare: come ha affermato l’ammiraglio Roberto Camerini nella conferenza stampa di presentazione, queste navi rappresenterebbero infatti “un buon affare per le marine estere più piccole”. Anche in questo caso tra i potenziali acquirenti figurano paesi attivi nel conflitto in Yemen come il Bahrain, gli Emirati Arabi Uniti e l’Egitto.

Contratti lucrosi sui quali sarebbe opportuno che il Parlamento cominciasse a interrogare il governo: se – come evidenziano le controparti industriali – rappresentano delle “opportunità di business” è invece tutto da verificare che queste forniture di sistemi militari ai regimi più autoritari e repressivi del pianeta, che hanno più o meno direttamente promosso e sostenuto le formazioni dell'ISIS, servano davvero a garantire la sicurezza comune.

Giorgio Beretta

giorgio.beretta@unimondo.org

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