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Italia: incontro Prodi-El Bashir, domenica il 'Darfur Day'

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Sfollati del Darfur

Un impegno per il cessate il fuoco unilaterale nel Darfur fin dall'inizio dei negoziati al quale il presidente del Sudan ha risposto annunciando la 'disponibilità del suo governo' chiedendo però che il cessate il fuoco e il negoziato "coinvolga anche i ribelli che finora non hanno accettato le trattative".

E' quanto emerge dalla conferenza stampa al termine del colloqui tra il Presidente del Consiglio, Romano Prodi, e il presidente sudanese, Omar Hassan El Bashir. "Abbiamo parlato dell'impegno del Sudan per un cessate il fuoco unilaterale in Darfur sin dall'inizio del negoziato di pace. E' un segnale importante e forte e l'ho accolto con favore" - ha detto Prodi nella conferenza stampa congiunta con il presidente del Sudan a palazzo Chigi. "L'Italia si impegnerà a convincere tutte le parti a iniziare i negoziati con spirito aperto e impegno sincero" - ha aggiunto Prodi. Il presidente sudanese ha chiesto all'Italia di intervenire presso i Paesi europei che ospitano "i ribelli, soprattutto in Francia" perché si adoperino per convincerli a partecipare ai negoziati sul che si dovrebbero tenere il prossimo 27 ottobre a Tripoli. "Il governo del Sudan ha manifestato disponibilità ad andare a un negoziato con i gruppi ribelli - ha detto il presidente sudanese - ma occorre fare pressione per convincere tutti a partecipare".

Un incontro, quello tra Prodi e il presidente sudanese, al centro dell'attenzione internazionale anche per le critiche sollevate da diverse parti: l'ufficio europeo di Amnesty International aveva espresso preoccupazione per l'incontro e chiedeva al governo italiano di "dimostrare pubblicamente che la posizione dell'Ue circa la crisi in Darfur rimane chiara e inequivocable". Si trattava, infatti, della prima visita ufficiale in un paese occidentale di Omar Hassan El Bashir, il presidente e capo del Governo del Sudan, dittatore al potere dal 1989 in seguito a un colpo di stato militare che è accusato di aver appoggiato le violenze e le repressioni nel Darfur delle milizie Janjaweed. Preoccupazioni espresse anche dalla 'Save Darfur Coalition' che nei giorni scorsi aveva chiesto al governo italiano di fare pressioni sul governo sudanese per il cessate il fuoco di tutte le parti in Darfur. Anche 25 europarlamentari, guidati dalla laburista gallese Glenys Kinnock, avevano indirizzato una lettera a Prodi chiedendo tra l'altro di sollecitare il dispiegamento in Darfur della forza di pace ibrida Onu-Ua.

Il Presidente del Consiglio ha risposto alla lettera degli europarlamentari richiamando i recenti sviluppi tra cui l'annuncio del 6 settembre del Segretario Generale dell'Onu Ban Ki Moon, al termine del suo viaggio in Sudan, dato insieme al Presidente Bashir, della prossima ripresa del processo negoziale tra il governo di Khartoum e le fazioni dei ribelli. "Tale annuncio costituisce un ulteriore segnale ai fini di una auspicabile soluzione politica del conflitto" - sottolinea la risposta della presidenza del Consiglio. E, al termine dei colloqui di oggi col presidente sudanese, Prodi ha detto di aver "esposto con franchezza al presidente El Bashir le gravi preoccupazioni dell'Italia e della comunità internazionale circa il Darfur, anche sotto il profilo dei diritti umanitari". Il premier ha assicurato che l'Italia sarà in prima linea per favorire un processo di pace nella regione. "Faremo la nostra parte con la partecipazione non solo finanziaria alla missione ibrida Nazioni Unite-Unione Africana. Metteremo a disposizione mezzi di trasporto e strutture logistiche, come richiesto dalle Nazioni Unite, che si aggiungono ai programmi di addestramento del personale" - ha detto Prodi.

Resta da vedere se il presidente sudanese, accompagnato nella sua visita in Italia da nove ministri e una fitta delegazione di uomini d'affari, manterrà le promesse: "Khartoum promette e non mantiene mai e se l'accettazione della forza ibrida Onu-Ua è una buona notizia, bisogna esigere garanzie. Le parole non bastano, ci vogliono segnali chiari" - metteva in guarda il fondatore dell'agenzia Misna, padre Giulio Albanese, in un intervista a Lettera 22. Solo due settimane fa, il 25 agosto, il governo del Sudan ha ordinato l'espulsione del Capo della delegazione della Ue, Kent Degerfelt, e dell'ambasciatore del Canada come "persone non gradite" per via della loro denuncia delle violazioni dei diritti umani che il governo di Khartoum ha definito "partecipazione ad attività di ingerenza negli affari interni del Paese".

Gli Stati Uniti hanno promosso un embargo totale contro il governo del Sudan, ma l'Onu non ha mai definito una risoluzione di condanna verso il governo di Khartoum perché la Cina - che siede nel Consiglio di sicurezza come membro permanente - non ha alcun interesse a inimicarsi un partner così prezioso che anzi sostiene con l'invio delle proprie armi come ha ripetutamente denunciato Amnesty International.

Intanto per domenica 16 settembre la 'Save Darfur Coalition' ha indetto la "Giornata per il Darfur" con manifestazioni e azioni per porre l'attenzione sulla regione sudanese dove le violenze nell'arco di quattro anni hanno provocato non meno di 200mila morti e due milioni e mezzo di sfollati. La manifestazione è promossa in Italia da "Italians for Darfur che il 16 settembre a Roma ospiterà la staffetta per il Darfur Day partita da Oure in Ciad e eventi informativi sul Darfur. [GB]

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