Italia: ecco le armi esportate da Berlusconi a dittatori e regimi autoritari

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Il fucile d'assalto ARX-160 al Turkmenistan - Foto: ©armiespy.com

Quasi 127 milioni di armamenti per la “dittatura monopartitica” del Turkmenistan (tra cui elicotteri per uso militare, fucili d’assalto, lanciagranate e pistole della ditta Beretta già consegnati); oltre 99 milioni di euro di armi alla Russia di cui si sa solo di 10 autocarri protetti Iveco; una nave d’assalto anfibia da 416 milioni di euro all’Algeria; “prestazione di servizi” da parte del Ministero della Difesa alle Forze armate egiziane nel pieno delle rivolte popolari e oltre 30 milioni di armi destinate al “regime autoritario” del Gabon. Sono solo alcune delle esportazioni autorizzate dal governo Berlusconi nel 2011 sulle quali il rapporto del Consigliere militare del presidente Monti ha steso un velo di silenzio. Ma che si scoprono spulciando le oltre 2500 pagine dell’intera Relazione consegnata al Senato l’8 maggio scorso che Unimondo presenta qui in anteprima. Andiamo con ordine.

Il 24 aprile scorso, l’Ufficio del Consigliere Militare ha reso noto il “Rapporto del Presidente del Consiglio sui lineamenti di politica del Governo in materia di esportazione, importazione e transito dei materiali d’armamento” per l'anno 2011 (scaricabile qui in .pdf). Un rapporto presentato con un forte ritardo, da cui appariva un’inspiegabile sottrazione di informazioni riguardo alla tipologia dei materiali esportati e una serie di dati smentiti dalle stesse tabelle allegate ai documenti ufficiali: un fatto prontamente denunciato da un comunicato congiunto della Rete italiana per il disarmo e la Tavola della pace.

Nello specifico – segnalavano le due associazioni – “dal Rapporto è scomparsa la Tabella 15 (si veda un esempio qui in .pdf) che negli ultimi anni, documentando i valori e le tipologie dei sistemi militari autorizzati verso i singoli paesi, forniva informazioni preziose per il controllo e la trasparenza delle politiche di esportazione militare”. E le tabelle allegate al Rapporto mostravano vari “vuoti” nell’elenco dei paesi destinatari di armamenti (si veda nel Rapporto la Tabella 4): una semplice svista dei funzionari – si sarebbe portati a dire. Sennonché, guarda caso, le “sviste” riguardano una serie di paesi che presentano più di qualche criticità circa il rispetto dei diritti umani, le libertà civili e democratiche e, più in generale, le condizioni di vita e di sviluppo umano. Paesi e governi a cui – ai sensi della legge 185 del 1990 (qui in .pdf) che regolamenta la materia – si dovrebbe porre più di qualche attenzione prima di esportare armamenti.

 

Navi, elicotteri e lacrimogeni all’Algeria

Si comincia dall’Algeria, primo acquirente di sistemi militari italiani nel 2011 (oltre 477 milioni di euro di autorizzazioni). Al contestato governo del presidente Bouteflika proprio nel mezzo delle dimostrazioni, ripetutamente represse dalle Forze dell’ordine con gas lacrimogeni, il governo Berlusconi ha autorizzato l’esportazione di un completo arsenale militare. A cominciare proprio dai sistemi antisommossa: 75 mila “cartucce lacrimogene cal. 38 a lunga gittata modello M38 STA/CS-LR” e altre 75 mila “cartucce lacrimogene cal. 38 a corta gittata modello M38 STA/CS-SR” della Simad spa per un valore complessivo di 4.974.000 euro che – come spiega il sito della ditta – sono dotate nel “caricamento al CS di gas irritante e sparano a lungo raggio a circa 120 mt. e a corto a circa 80 mt.”: degli effetti di queste particolari “cartucce” ne sanno qualcosa anche in Val di Susa. Cartucce in buona parte già arrivate ad Algeri visto che la Relazione delle Dogane ne riporta l’uscita dal nostro paese proprio l’anno scorso.

Sempre nel 2011 è stato consegnato alle forze navali algerine un elicottero EH101, primo di un lotto di sei elicotteri AgustaWestland che saranno impiegati principalmente per compiti di trasporto, ricerca e soccorso (ma che il Rapporto governativo dell’anno scorso spacciava per indistinte “apparecchiature elettroniche”: si veda la voce Algeria nel .pdf), a cui vanno aggiunti 10 elicotteri A109 per la Protezione Civile ma anche 14 elicotteri A139 in versione militare dotati di supporti per mitragliatrici cal. 7.62 sempre della AgustaWestland questi ultimi per un valore di oltre 167 milioni di euro: autorizzazione rilasciata lo scorso anno con destinario la Gendarmeria Nazionale Algerina insieme ad una “nave d’assalto anfibio” per la Marina militare di stazza da 6 a 11 mila tonnellate della Orizzonte Sistemi Navali (la joint-venture tra Fincantieri e Selex Sistemi Integrati) del valore di oltre 416 milioni di euro.

 

Elicotteri militari e fucili d’assalto al Turkmenistan

L’arsenale si fa più ancora imponente nel caso del Turkmenistan. Verso un paese che definisce se stesso come “democrazia secolare”, ma che il Dipartimento di Stato americano qualifica come uno “stato autoritario” riportando una lunghissima serie di violazioni dei diritti umani (dalla tortura agli arresti arbitrari, dalle restrizioni della libertà di parola, di stampa, di riunione, di associazione e di religione alle restrizioni sulla libera organizzazione dei lavoratori) – denunce ripetutamente segnalate anche da Human Rights Watch, Amnesty International (qui in italiano in .pdf) e da Reporter senza Frontiere per non parlare dell’Economist Intelligence Unit (EIU) che nel suo rapporto sull’Indice di democrazia definisce da diversi anni il governo turkmeno come un “regime autoritario” classificandolo al terzultimo posto al mondo (peggio c’è solo il Chad e la Corea del Nord) – il governo Berlusconi nel 2011 ha autorizzato l’esportazione di ogni sistema d’armamento.

Si comincia – come aveva già segnalato nel 2010 Francesco Vignarca (coordinatore di Rete Disarmo) – con due elicotteri EH101 ampiamente attrezzati da 50,5 milioni di euro, per proseguire con cinque elicotteri AW139per impiego militare” del valore di 64 milioni di euro, e continuare con due cannoni del complesso binato navale 40/70 compatto della Oto Melara da quasi 7 milioni di euro e, tralasciando altre cose minori, chiudere con 1.680 fucili d’assalto ARX 160 con relative oltre 2 milioni di munizioni, 150 lanciagranate GLX 160, 120 pistole semiautomatiche PX4 Storm con dispositivi di soppressione del rumore (si tratta delle stesse pistole vendute qualche anno fa a Gheddafi) e altri devices della Fabbrica d’armi Beretta per un valore totale di 3.870.156 euro. Armamenti ai quali vanno aggiunti tre veicoli aerei teleguidati Falco XN (extra Nato e venduti anche al Pakistan) e assistenza tecnica della Selex Galileo per 8,7 milioni di euro autorizzati nel 2010. Al regime di Gurbanguly Berdymukhammedov sono comunque già state consegnate nel 2011 armi per oltre 82,7 milioni di euro.

 

Russia, Panama, Egitto, Gabon e altri ancora

Alla Russia dell’amico Putin, il governo Berlusconi nel 2011 ha autorizzato un record di esportazioni militari italiane di oltre 99 milioni di euro (si veda la Tabella 4 del Rapporto): dall’intera Relazione di oltre 2.500 pagine non è possibile però sapere di quali sistemi si tratti a parte dieci autocarri modello M65E19WM protetti e completi di dotazioni proprie della Iveco per un valore totale di 2.750.000 euro.

Simile discorso per il Gabon (uno stato a “regime autoritario” da decenni presieduto dalla dinastia Omar e Ali Bongo Ondimba) verso il quale, per la prima volta in vent’anni, sono state rilasciate nel 2011 autorizzazioni per armamenti italiani del valore complessivo di oltre 30 milioni di euro di cui, però, non è possibile sapere dalla Relazione consegnata al Senato né la tipologia né il quantitativo: lo si saprà, forse, l’anno prossimo a consegne ormai avvenute.

Scartabellando le numerose tabelle si apprende, invece, che gli oltre 77,9 milioni di euro di autorizzazioni rilasciate al Panama riguardano soprattutto sei elicotteri AW139 “per impiego militare” con sei anni di addestramento: una commessa – segnala l’allegato del Tesoro – che ha già richiesto una “revisione prezzi” di oltre 15 milioni di euro e che vale un “compenso di intermediazione” di quasi 7,7 milioni di euro che il Tesoro non spiega né da chi sia stato versato nè da chi sia stato riscosso.

I misteri si infittiscono nel caso dell’Egitto: nel pieno delle rivolte che hanno scardinato il rais Mubarak, il Ministero della Difesa, guidato da La Russa, ha rilasciato due “nulla osta” per “prestazioni di servizi”: il primo il 7 febbraio del 2011 (del valore di 3 milioni di euro) e il secondo il 5 agosto (del valore di 2 milioni di euro, di cui la relazione ne segnala “già utilizzati” per 40mila euro). Dalla Relazione si apprende inoltre che sempre lo scorso anno è stata autorizzata l'esportazione di 14.730 colpi completi per carro armati del calibro 105/51 TP-T IM 370 (equivalente al colpo completo cal. 105/51 TP-T M490) prodotti da Simmel Difesa del valore di 9.292.500 euro e che a fine 2010, cioè poco prima delle sommosse, erano arrivati al Cairo i 2.450 fucili d’assalto automatici Beretta modello SCP70/90 corredati di 5.050 parti di ricambio: che uso ne abbiano fatto le Forze armate egiziane non è dato di sapere.

Si tratta solo di una parte delle armi e sistemi militari autorizzati o consegnati dall’Italia a diversi dittatori e a regimi poco democratici durante lo scorso anno. Un ulteriore denominatore comune raggruppa questi stati: quello di essere produttori di petrolio e di gas naturale o di essere collocati in “zone strategiche” di grande interesse economico e commerciale. E forse proprio questo spiega perché il governo Monti è intenzionato a modificare ulteriormente la legge 185/1990 per semplificare le modalità dei trasferimenti di sistemi militari.

Le associazioni della società civile che hanno richiesto un “incontro urgente” al presidente Monti e agli Uffici competenti hanno comunque già materiale per chiedere se il Governo è intenzionato a ripristinare la trasparenza e, soprattutto, se intende operare affinché i vincoli posti dalla legge 185/1990 non siano aggirati troppo facilmente per interessi che non riguardano la politica estera e di difesa del nostro paese.

Giorgio Beretta
giorgio.beretta@unimondo.org

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