Gesuiti: Italia-Libia, un Trattato d'amicizia a favore della vendita di armi

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Gaeta, consegna delle tre motovedette italiane alla Guardia costiera libica - Foto: Interno.it

"Ufficialmente, l'intesa del 2008 fra Libia e Italia è nata per favorire l'interscambio commerciale. In realtà, tra i due Paesi le relazioni sono sempre state solide, trovando nel commercio d'armi un punto di forza. E anche il nuovo accordo fa del settore militare un terreno privilegiato". E' la sintesi di un'approfondita inchiesta del mensile missionario dei Gesuiti, 'Popoli' dal titolo "Compagni d'armi" a firma di Enrico Casale. L'articolo 20 del Trattato prevede infatti "un forte e ampio partenariato industriale nel settore della Difesa e delle industrie militari".

Secondo il 'Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra Italia e Libia' (qui gli approfondimenti) l'Italia si impegna a realizzare "progetti infrastrutturali di base nei limiti di una spesa di 5 miliardi di dollari per un importo annuale di 250 milioni di dollari in 20 anni e la Libia si impegna ad abrogare tutti i provvedimenti e le norme che impongono vincoli o limiti alle imprese italiane operanti nel paese e a concedere visti di ingresso ai cittadini espulsi nel 1970.

Ma - spiega l'inchiesta di 'Popoli', il Trattato italo-libico di cooperazione e amicizia, firmato il 30 agosto 2008 da Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio italiano, e Muhammar Gheddafi, leader libico, "ha aperto le porte del Paese nordafricano alla nostra industria militare". Un commercio che in questi primi mesi ha preso l'avvio, ma che nei prossimi anni potrebbe decollare con commesse sempre più ricche.

"Uno degli obiettivi principali del Trattato - spiega a 'Popoli' Andrea Nativi, direttore della Rivista italiana difesa - è il contenimento dei flussi migratori che dall'Africa, attraverso la Libia, arrivano in Europa. Per il momento le nostre aziende del settore difesa hanno siglato ricchi contratti per la fornitura di mezzi necessari a questo scopo. In questo modo, la strada è stata aperta e i buoni rapporti instaurati in questi mesi serviranno per siglare nuovi e più sostanziosi contratti per la fornitura di armi e mezzi".

Nel "Rapporto del Presidente del Consiglio dei Ministri sull'esportazione di armamenti" del 2008 la Libia, con 93,2 milioni di euro di fatturato, è il nono cliente dell'industria bellica italiana e già nel nel 2007 le commesse erano di 56,7 milioni di euro. Dopo anni di sanzioni ed embargo la Libia deve ricostruire interamente le forze armate e, in parte, le forze di polizia. Finmeccanica - spiega Casale -, la holding pubblica italiana che vanta tra le sue società alcuni dei principali produttori di armamenti al mondo, è stata una delle prime aziende a sfruttare quest'occasione. Il primo colpo l'ha messo a segno già nel 2006 firmando la vendita di dieci elicotteri A-109E Power per un ammontare di 80 milioni di euro.

Parallelamente a questo contratto, sempre nel 2006, Finmeccanica e AgustaWestland hanno siglato con Tripoli un accordo per la creazione di una joint-venture denominata Libyan Italian Advanced Tecnology Company, posseduta al 50% dalla Libyan Company for Aviation Industry, al 25% da Finmeccanica e al 25% da AgustaWestland. La società, che ha sede a Tripoli, ha come primo obiettivo quello di rimettere in efficienza le flotte libiche di elicotteri e aerei.

Finmeccanica e Libyan Investment Authority hanno stretto ulteriormente i loro rapporti il 28 luglio 2009 con un nuovo accordo. Si tratta di un'intesa generale attraverso la quale la holding di piazza Montegrappa e il fondo sovrano si impegnano a creare una nuova joint-venture (con capitale di 270 milioni di euro) attraverso la quale gestiranno gli investimenti industriali e commerciali in Libia, ma anche in altri Paesi africani. «Abbiamo firmato un accordo strategico di ampia portata che coinvolge tutti i nostri settori - ha dichiarato Pier Francesco Guarguaglini, amministratore delegato di Finmeccanica nel corso della cerimonia della firma: elicotteri, energia, elettronica, sicurezza e aerospazio. Non solo, l'accordo stabilisce il concetto che è possibile mettere in campo investimenti anche fuori dalla Libia, sia in Africa sia in Medio Oriente». Mercato che per Finmeccanica vale 15 miliardi di euro - segnala Casale.

Il governo italiano ha anche autorizzato un contratto siglato dall'AleniaAermacchi del valore di oltre 3 milioni di euro per ricambi e assistenza tecnica per il Siai Marchetti SF260W. Questi velivoli, che in Europa vengono utilizzati come addestratori, ma che in Africa e America latina sono impiegati come bombardieri, sono stati venduti all'Aeronautica libica negli anni Settanta. Ne erano stati acquistati 240, oggi non si sa quanti siano in servizio. Nel 2006 un certo numero di questi velivoli sono stati ceduti alle forze armate ciadiane che li hanno utilizzati per bombardare i ribelli sulle frontiere con il Sudan.

Da tempo la Libia ha manifestato interesse all'acquisto dei Lince, i veicoli utilizzati dall'Esercito italiano nella missione in Afghanistan. Per il momento non è ancora stato formalizzato nulla, ma le trattative tra Torino e Tripoli proseguono.

Sempre nell'ottica del rafforzamento dei controlli dei flussi di immigrati, il governo italiano ha ceduto tre motovedette della Guardia di finanza alla Guardia costiera libica. Si tratta di tre guardacoste della classe Bigliani, mezzi destinati al contrasto e alla repressione dei traffici illeciti nelle acque territoriali e internazionali. Sono armate di una mitragliera Breda 30/70 e due mitragliatrici Mg 42/59. Le motovedette sono state consegnate alla Libia con una cerimonia ufficiale che si è tenuta il 14 maggio a Gaeta (Lt).

La Guardia costiera libica non ha perso tempo a impiegarle contro l'Italia - denuncia 'Popoli'. Il 22 luglio scorso due motopescherecci italiani, Monastir e Tulipano, sono stati sequestrati dai libici in acque internazionali, ma rivendicate dalla Libia. Il comandante della motovedetta ha sbeffeggiato i nostri pescatori: «Senza le imbarcazioni che ci ha donato il vostro governo non saremmo mai stati in grado di inseguirvi e catturarvi». [GB]

Qui tutta l'inchiesta di 'Popoli': "Compagni d'armi" di Enrico Casale

 

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