Da Israele al Kazakistan: l’export armato del governo Monti

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L'ex premier Monti e il ministro Terzi - Foto: Archivio del Governo

Sarà stato per il retaggio dell’export armato del precedente governo Berlusconi. Sarà perché dittatori, regimi autoritari, paesi in conflitto sono da sempre i maggiori acquirenti di armi. O sarà forse perché, grazie alla modifica della legge 185/1990, dallo scorso anno la competenza in materia è passata alla nuova Autorità nazionale per le Autorizzazioni di Materiali di Armamento (UAMA) presso – si noti – la Direzione Generale per la Promozione del Sistema Paese (DGSP) del Ministero degli Esteri che annovera tra i suoi compiti il “sostegno all’internazionalizzazione dell’industria dello spazio e della difesa” (come se satelliti meteorologici e carroarmati e relative bombe fossero la stessa cosa). Sarà per la necessità di trovare qualche commessa all’estero per compensare i tagli annunciati lo scorso anno dal Ministero della Difesa (più annunciati che effettivi). O sarà che tutto è stato fatto – come ormai è d’uso dire – “a loro insaputa” (ma su questo avanzerò qualche dubbio).

Resta il fatto che il governo Monti è riuscito a superare anche colui che si era autoproclamato “commesso viaggiatore” dell’industria militare nazionale. Ammontano infatti a 2.725.556.508 euro le autorizzazioni all’esportazione di armamenti rilasciate dall’esecutivo dei tecnici (ma il valore esatto, corretto un trucco di attribuzione, è di quasi 3 miliardi di euro). E, soprattutto sono cresciute le effettive consegne di sistemi militari che nel 2012 sfiorano anch'esse i 3 miliardi di euro (2.979.152.817 euro). Il testo ufficiale, anticipato sommariamente da alcuni quotidiani (il Fatto e Il Sole), non è ancora disponibile ma Unimondo è entrato in possesso dei voluminosi tomi della Relazione annuale della Presidenza del Consiglio sulle esportazioni di sistemi militari. Che mostra diverse, ma non positive, novità; numerose mancanze, più di qualche inesattezza e, soprattutto, una succinta lettera di accompagnamento dell'attuale presidente del Consiglio, Enrico Letta. Partiamo dalle cifre.

 

Esportazioni mescolate ai "programmi intergovernativi"

La Relazione, come detto, è stata predisposta dal Ministero degli Affari Esteri (MAE) del governo Monti e – a differenza degli ultimi anni – manca del Rapporto del Presidente del Consiglio che esplicitava i “lineamenti di politica del Governo in materia di esportazione di materiali d’armamento” (i recenti Rapporti sono disponibili qui). I precedenti rapporti distinguevano e separavano chiaramente le autorizzazioni all’esportazione dai “programmi governativi di cooperazione internazionale” (detti anche “programmi intergovernativi”) tra cui figurano i caccia Eurofighter, le fregate Fremm, le navi Orizzonte, gli elicotteri EH-101 e NH-90 in costruzione e dotazione anche per il nostro ministero della Difesa. Sommando le autorizzazioni all’esportazione con i programmi intergovernativi, il MAE presenta una tabella (p.13) che risulta fuorviante per conoscere i reali paesi destinatari delle esportazioni militari italiane. Al primo posto infatti risulterebbe essere il Regno Unito (€ 608.093.754 che sono però la somma di € 74.407.416 di operazioni autorizzate all'esportazione con € 533.686.338 dei programmi intergovernativi), al quarto la Francia, all’ottavo la Germania.

La tabella reale – ricalcolata al netto dei programmi intergovernativi – è invece quanto mai diversa. Eccola in breve: Israele (€ 472.910.250), Stati Uniti (€ 419.158.202), Algeria (€ 262.857.947), Arabia Saudita (€ 244.925.280), Turkmenistan (€ 215.821.893), Emirati Arabi Uniti (€ 149.490.989), Belgio (€123.658.464), India (€ 108.789.957), Ciad (€ 87.937.870) e Regno Unito (€ 74.407.416). Come si può notare tra i primi dieci destinatari delle autorizzazioni all’esportazione solo tre (USA, Belgio e UK) fanno parte delle tradizionali alleanze dell’Italia (Nato e Ue) mentre per la maggior parte si tratta di paesi extra europei, di nazioni in guerra, rette da regimi dispotici o autoritari e da governi responsabili di reiterate violazioni dei diritti umani. Verso questi paesi non è però dato di sapere dalla Relazione su quali criteri si sia basato il ministero degli Esteri nell’emettere le autorizzazioni all’esportazione.

 

Armi a Israele: il “salto di qualità” di Monti

Andrebbero innanzitutto spiegate quali novità nella politica estera di Israele sono intervenute per giustificare i € 472.910.250 di autorizzazioni all’esportazione di armamenti al governo di Tel Aviv tra qui figurano oltre ad “aeromobili” anche “armi con calibro superiore a 12,7 millimetri”. Non certo la disponibilità del governo Netanyahu a riconoscere lo stato della Palestina visto che il governo israeliano si è opposto ripetutamente al riconoscimento della Palestina anche solo come “Stato osservatore non membro” delle Nazioni Unite: un riconoscimento per il quale, invece, l’Italia ha votato a favore. L’ex-presidente del Consiglio italiano non può certo dire di non essere a conoscenza della faccenda, visto che Monti in prima persona si pronunciato a favore del contratto per la fornitura a Israele di 30 velivoli addestratori M-346 della Alenia Aermacchi. Un contratto che l’Amministratore Delegato di Alenia Aermacchi Giuseppe Giordo definiva nei termini di “una eccezionale vittoria del sistema paese Italia”. Si tratta di aerei addestratori per i piloti dei caccia d’attacco F-35 (che Israele ha intenzione di acquisire dalla Lockheed Martin) in cambio dell’acquisto da parte dell’Italia di un pacchetto da un miliardo di dollari per velivoli senza pilota e altro materiale bellico: un contratto che rappresenta - a detta di Monti - un “salto di qualità” che andrebbe spiegato ai cittadini visto che l’esportazione italiana di armi italiane verso Israele nei precedenti 20 anni è stata quanto mai contenuta e che questo tipo di autorizzazioni ha rilevanti implicazioni sulla politica mediorientale del nostro paese. La relazione del Ministero degli Esteri riporta per il contratto relativo ai 30 aerei addestratori M-346 un valore di “soli” € 469.285.638 comprensivo però di un oscuro “loose equipment kit”.

 

Elicotteri all’Algeria, caccia e bombe all’Arabia Saudita

Sulla scia del governo Berlusconi che nel 2011 aveva autorizzato al contestato governo del presidente Bouteflika un intero arsenale militare, il governo Monti nel 2012 ha emesso autorizzazioni per il ministero della Difesa algerino per quasi 263 milioni di euro. La maggior parte riguarda la fornitura di 14 elicotteri Agusta Westland AW139 comprensivi di apparecchiature per la visione all’infrarosso, 28 caschi militari e altre amenità per un valore complessivo di € 258.241.013. Prosegue anche la fornitura all’Arabia Saudita dei caccia Eurofighter (denominati El Salaam): trattandosi della produzione di un consorzio europeo (composto dalla britannica BAE, dalla tedesca DASA, dall’italiana Alenia Aeronautica dalla spagnola CASA) il ministero degli Esteri ha avuto la geniale pensata di classificare queste autorizzazioni tra i “programmi intergovernativi” anche se i sauditi non partecipano al progetto ma sono solo acquirenti dei caccia. Tra le armi esportate all’Arabia Saudita figurano però anche 600 bombe 2000LB Blu 109 attiva per un valore di € 15.600.000 ed inoltre 1000 bombe 500LB MK82 inerte e 300 bombe 2000LB MK84 inerte per complessivi € 8.500.000 tutte prodotte dalla RWM Italia di Ghedi (Rheinmetall Group). E 100mila granate cal. 40/46 MM TP Low Velocity esportate a Riyad da Simmel Difesa per € 6.291.000.

 

Armi “top secret” al Turkmenistan e aerei militari al Ciad

Anche verso il Turkmenistan il governo Monti ha proseguito la politica di esportazioni di sistemi militari inaugurata dal precedente governo Berlusconi. Verso quello che il Dipartimento di Stato americano definisce come uno “stato autoritario” riportando una lunghissima serie di violazioni dei diritti umani, sotto la direzione del ministro Giulio Terzi di Sant’Agata la Farnesina ha autorizzato quasi 216 milioni di euro di esportazioni di armamenti tra cui però non è dato di conoscere nemmeno la tipologia perché il ministero degli Esteri ha (casualmente?) dimenticato di fornirla nell’apposita tabella. Sta di fatto che mentre Jennifer Lopez, solo per aver cantato alla festa di compleanno del presidente turkmeno Gurbanguly Berdymukhamedov, si è beccata le critiche di mezzo mondo, il responsabile della Farnesina che negli ultimi due anni ha autorizzato quasi 350 milioni di euro di esportazioni di armi alle forze armate turkmene rimane tranquillo (e profumatamente pagato) al suo posto senza che alcuno in Parlamento sollevi qualche critica.

Sono invece rintracciabili – e ampiamente documentati da varie fonti – i due aerei da trasporto tattico forniti al Ciad: si tratta di due C-27J Spartan con parti di ricambio venduti da Alenia Aeronautica per quasi 88 milioni di euro. Sulle effettive necessità di questi aerei militari per il paese sub-sahariano la cui popolazione è, secondo il l'Indice dello sviluppo umano dell'UNPD, al quartultimo posto al mondo (184mo su 186 paesi) per condizioni di vita è meglio non commentare.

 

Fucili d’assalto (e silenziatori) Beretta al Kazakistan

Che Berlusconi abbia fatto affari col dittatore kazako Nursultan Nazarbayev e che sia da tempo amico del produttore di armi bresciano, Ugo Gussalli Beretta (tanto da aver pensato alcuni anni fa di nominarlo ambasciatore negli Stati Uniti) è cosa nota. Ma nemmeno a colui che aveva definito il dittatore kazako come “un leader molto amato dal suo popolo” era mai riuscito di autorizzare esportazioni di armi dalla cinquecentenaria ditta di Gardone Valtrompia a Astana, la capitale kazaka. C’è riuscito invece il già citato funzionario della Farnesina, il ministro plenipotenziario (mai titolo è stato più azzeccato!) Michele Esposito, direttore generale della Autorità nazionale dell’Unità per le Autorizzazioni di Materiali di Armamento (UAMA). E’ sotto la sua direzione che è stata autorizzata la vendita alle forze armate kazake di 40 fucili d’assalto cal. 7,62x39mm NATO modello ARX 160 insieme con 40 lanciagranate cal.40mm modello GLX-160 compresivi di 1000 granate dello stesso tipo ed inoltre 3 pistole semiautomatiche PX4 Storm corredate da 6 dispositivi di soppressione del rumore da sparo. Le stesse tipologie di armi, ma in quantità maggiore, la cui esportazione era stata autorizzata, sempre dallo stesso ministro plenipotenziario, all’autocrate turkmeno l’anno prima. La dogana di Brescia ha già rilasciato il “nulla osta” per entrambe le forniture. Qualcuno nelle ex repubbliche sovietiche si sta già esercitando con le armi “made in Italy”.

Giorgio Beretta
giorgio.beretta@unimondo.org

P.S.: Il presidente del Consiglio, Enrico Letta ha inviato alle Camere la Relazione con la succinta nota che riportiamo più sotto. Su questo e su altri aspetti controversi della Relazione (operazioni bancarie, mancanze di informazioni, errori ecc.) ritorneremo in un prossimo articolo.

"Ai sensi dell'articolo 5 della Legge 9 luglio 1990, n. 185, trasmetto la relazione annuale, relativa all'anno 2012, preparata dal precedente Governo, sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo delle esportazioni, importazioni e transito dei materiali di armamento con allegate le relazioni dei Ministri, incluse relative tabelle, di cui al comma 2 del medesimo articolo".

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