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Acli: il lavoro al centro dell’azione sociale

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Le Acli al lavoro – Foto: scoop.it

Pochi giorni fa la Direzione nazionale della Acli ha presentato un documento, chiarissimo fin dal titolo “Provvedimenti sull’occupazione, osare di più”. Le Associazioni Cristiane dei Lavoratori insistono sull’occupazione, soprattutto giovanile, facendone il cardine della loro azione sociale.

L’iniziativa delle Acli nasce per richiedere un vero e proprio patto per lo sviluppo, il quale porti come risultati una visione chiara del ruolo economico dell’Italia nel mondo, un’idea di qualità dell’economia e dell’occupazione strettamente legata a un quadro di rinnovate certezze in cui muoversi per tutti i lavoratori ed in particolare per le nuove generazioni; il tutto a partire da una ridistribuzione dell’occupazione che veda nei contratti di solidarietà e nella riduzione delle diseguaglianze tra generazioni un cardine solido e funzionale.

Nell’elaborato di cinque pagine sono moltissimi i temi aperti e gli inviti ad incrementare in chiave europea la risoluzione di una crisi che ormai, tutti lo abbiamo capito, non ha eguali nella storia moderna. L’invito è quello a progettare a lungo termine, a guardare al 2020, considerando lo sviluppo non solo come un fattore economico ma anche come un processo di progresso civile dove alla crescita dei profitti si aggiunga la crescita della qualità della vita che passa anche dalla lotta ai sistemi mafiosi e all’elusione fiscale.

L’Europa – è possibile leggere ancora- deve farsi portavoce di politiche di investimenti per uno sviluppo che sia sostenibile, deve divenire un’Unione Europea fondata sul lavoro, dove il bene comune sovrasti gli interessi particolari.

Le Acli nazionali sostengono pertanto il bisogno evidente di una svolta europea ed europeista che renda l’unione degli Stati che la compongono realmente capace di scelte non più rinviabili nel campo, ad esempio, della fiscalità, del credito alle imprese, del welfare e di una politica estera comune.

Senza queste iniziative difficilmente – afferma la dirigenza nazionale aclista – saremo in grado di contrastare il momento di difficoltà globale perdurante da anni che incombe come una cappa isolante sul continente europeo e sul mondo intero.

Per questo – prosegue l’elaborato – servono oggi più che mai un rafforzamento della democrazia a tutti i livelli, una reale e concreta riforma finanziaria – con distinzione tra banche d’affari e commerciali, e ferme regole e tasse sui derivati e sulle transazioni e l’affermarsi di un lavoro dignitoso per tutti, legale, garantito e giustamente retribuito.

Certamente, leggiamo in conclusione dell’introduzione di questo che appare come un vero e proprio documento programmatico, vanno apprezzati i provvedimenti presi fino ad oggi per cercare di favorire l’occupazione stabile e il primo incontro con il lavoro, ma questo non basta.

Le Acli nazionali lanciano la loro sfida, mettendosi in gioco direttamente ed invitando tutte le entità sociali, politiche ed economiche a fare di più. L’Europa - e con essa l’Italia - ha infatti bisogno di tutte le forze possibili per fare quel salto di qualità sociale ed economico oggigiorno necessario, e realizzabile solo privilegiando l’interesse generale sulle mire particolari o corporative.

Fabio Pizzi

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