Notizie dalla delegazione che si trova in Kurdistan

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Rientrati dal Kurdistan i gruppi di osservatori del Newroz che da ogni parte d'Italia sono partiti per monitorare ed osservare la situazione attuale nell'area kurda prima delle elezioni amministrative di domenica prossima, prepareranno delle relazioni approfondite, intnato vi inviamo altre notizie che ci hanno inviato negli ultimi due giorni.

L'EUROPARLAMENTARE LUISA MORGANINI A DIYARBAKIR OSSERVATRICE INTERNAZIONALE PER LE ELEZIONI AMMINISTRATIVE IN TURCHIA
L'onorevole Luisa Morgantini, dal 26 marzo, sarà in Turchia-Kurdistan come osservatrice internazionale per le elezioni amministrative. Elezioni che quest'anno vedranno, nella sola città di Diyarbakir, la partecipazione di tredici donne curde, candidate coraggiose che lavoreranno affinché vinca un voto libero e legale. Per ribadire ancora una volta il suo impegno, in Italia e nel Parlamento Europeo, nella battaglia per la difesa dei diritti umani, in un paese dove è in uso corrente la tortura contro i prigionieri politici, dove Leyla Zana, parlamentare curda, è stata incarcerata perché ha "osato" parlare nella sua lingua durante il suo discorso di insediamento, dove il proprio essere curdo è motivo sufficiente di persecuzione fisica e politica. L'europarlamentare Morgantini, insieme alla delegazione delle "Donne in nero", sarà anche ad Ankara e Istanbul dove incontrerà le associazioni di donne curde e turche impegnate sui temi dei diritti e della pace.
Contatti Ufficio stampa: 06/69200965/329/3563275 - Cellulare in Turchia Onorevole Luisa Morgantini 0090/5373978274

Dalla delegazione di Dersim, 22 marzo 2004
Oggi abbiamo effettuato una visita alla valle del fiume Munzur. Scenari di montagna mozzafiato con terre e rocce multicolori ed il fiume che impetusamente la percorre. Lungo il tragitto abbiamo visitato i villaggi bombardati e distrutti affinchè venissero abbandonati dalle famiglie che vi abitavano, tra questi il villaggio di Taht che fu distrutto nel 1997. Abbiamo proseguito fino a raggiungere il crepaccio di Le㾀 Deresi (la valle della morte) da cui furono gettate circa 6.000 persone tra cui donne e bambini negli anni terribili che vanno dal 1938 al 1942. I resti di circa 3.000 vittime si trovano ancora sul fondo
del crepaccio: non c'è nessuna lapide a commemorare il tragico avvenimento ed anche il ponte con il quale si poteva raggiungere il luogo, come molti altri ponti incontrati, è stato distrutto.
Poco dopo, all'ennesimo posto di blocco, ci hanno fermato per il controllo passaporti e ne abbiamo approfittato per visitare il villagg㽀o li vicino dove la poca gente che vi abita vive sotto il costante controllo dell'esercito. Siamo stati invitati ad entrare nelle loro case constatandone la dignitosa povertà e l'ospitalità squisita.
Da qui abbiamo proseguito fino ad Ovacik, particolamente animato dalla campagna elettorale. In prossimità, del paese abbiamo visto le baracche che ancora 'osptiano' le famiglie dei rifugiati.
Quindi siamo arrivati alle sorgenti del Munzur, l'altopiano coperto di neve scintillava sotto un sole caldo, ci è parso molto suggestivo, sicuramente da valorizzare nonostante la guerra e nonostante il devastante progetto delle 8 dighe, di cui due già
realizzate, che stravolgeranno la fisionomia del luogo (questo argomento verrà approfondito durante l'incontro di domani 23/3 con gli avvocati dell'Associazione per la protezione del fiume Munzur).
Di ritorno a Dersim abbiamo proseguito per Mazgirt, un piccolo villaggio distrutto in parte dal terremoto del 1991 che conserva una minuscola moschea, pare situata su un luogo sacro, ed un mausoleo poligonale custoditi dagli abitanti del luogo. Il tutto avrebbe bisogno di valorizzazione, sarebbe necessario ed importante iniziare e sostenere progetti di turismo solidale per conoscere questi luoghi particolarmente ricchi di storia antica e recente e di bellezze naturali.
Abbiamo capito finalmente perchè i curdi che emigrano ricordano questi posti con nostalgia e sempre sognano di ritornavi da liberi.

Apre in Kurdistan la prima scuola di lingua kurda
URFA (Kurdistan turco). Cinque aule bianche e azzurre con diciotto banchi di legno, sala insegnanti, ufficio del preside e l'immancabile stanzetta con un fornello per preparare il te.
E' tutto pronto alla scuola di lingua kurda di Urfa per accogliere i 300 studenti che hanno chiesto di frequentare il corso.
E' la prima scuola che apre in Turchia dopo l'approvazione della legge che autorizza l'insegnamento della lingua madre dei 20 milioni di kurdi che popolano il Kurdistan turco. Il gruppo della delegazione italiana che partecipa alla carovana per la pace e i diritti (Associazioni: Azad, Assopace, Ciac, Jumbo, Ya Basta, Rifondazione Comunista) è stata accolta nei locali che odorano di pittura e vernice fresca dal direttore e dai suoi collaboratori.
Solo la loro determinazione ha concretizzato un progetto che ha impegnato quasi due anni per ottenere l'autorizzazione e otto mesi per ottenere che nell'insegna apparisse la scritta "Scuola di lingua kurda" e non " Scuola di lingua locale", come il governo esigeva. Impedimenti burocratici, l'obbligo della presenza di una scala antincendio (unica ad Urfa, e forse in tutta la Turchia), particolarissimi requisiti richiesti agli insegnanti, non hanno impedito che tra qualche giorno ottanta studenti varcheranno la soglia della scuola. L'autorizzazione richiesta da 13 città è stata accolta in tre; oltre a Urfa, è prevista in tempi successivi l'apertura anche a Van e Batman. La scuola è privata e si autofinanzia poiché il governo non concede alcun contributo. L'unico insegnamento ammesso è quello della lingua. Il libro di testo, ampiamente censurato prima della sua pubblicazione, è già in bella vista sui banchi sotto l'onnipresente immagine di Ataturk.
Se da una parte abbiamo constatato la soddisfazione dei protagonisti per avere ottenuto un risultato fino a poco tempo fa insperato, dall'altra ci sono stati ribaditi tutti i pericoli che ancora incontrano i Kurdi a parlare la loro lingua perchè vietata al di fuori della scuola e delle 4 ore settimanali previste dai programmi televisivi con sottotitoli in turco.
Una vittoria per chi l'ha voluta, ma 18 banchi non sono una risposta al diritto alla lingua e all'identità di un popolo di cui si continua a negare l'esistenza. Angela Bellei (cell. 330261231)

La situazione dei diritti umani a Diyarbakir
Oggi abbiamo incontrato nuovamente il Presidente dell'IHD,l'Associazione per i Diritti Umani con sede a Diyarbakir, per capire come affrontano i numerosi problemi che opprimono la popolazione kurda. Per quanto riguarda i profughi e la loro attuale impossibilità a rientrare nei villaggi, l'IHD ha in progetto di ricostruire ex novo un villaggio, portando acqua e luce, costruendo scuole e moschee. Il progetto è stato fatto gratuitamente dall'Associazione degli Architetti, i finanziamenti dovrebbero venire dai fondi della Comunita' per l'immigrazione e dalla Banca Mondiale e il Comune di Diyarbakir dovrebbe costruire tutte le infrastrutture. Ma la preoccupazione è che il governo turco faccia da filtro e di soldi ne arrivino pochi. Dovrebbero essere poi ricostruiti anche gli altri villaggi, e l'Associazione degli Avvocati ha un progetto per sminare l'area. Sulla situazione del regime carcerario ci è stato confermato che le condizioni attuali sono sempre più oppressive sul piano psicologico, basate sull'isolamento (ora le celle sono per uno o massimo tre prigionieri separati in modo da non potersi vedere mai, neanche nell'ora d'aria), sulla negazione di ogni forma di impegno mentale o fisico, no libri, no giornali, no sport, nessuna attività di tipo lavorativo. Solo la possibilità di vedere i parenti per un'ora a settimana. L'IHD non può entrare nelle carceri per accertarsi sulle condizioni di detenzione. Per quanto riguarda i giovani ancora sulle montagne, nel 2003 ne sono stati uccisi più di cento essendo aumentate le misure di sicurezza adottate dal governo turco a seguito della guerra in IRAQ.
Più di trecento associazioni (La piattaforma democratica di Diyarbakir, ndr) hanno firmato un documento con la dichiarazione di pace e la richiesta di amnstia. Ora queste associazioni sono sotto processo perche' accusate di favoreggiare il terrorismo. Diyarbakir Maria Concetta, 24 marzo 2004

Fonte: Ufficio d'Informazione del Kurdistan

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