Cooperazione: stop alla decentrata?

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Ospedale di Chiulo da Trentinocooperazione.it

Fabio Pipinato della Fondazione Fontana interviene in merito al recente pronunciamento della Corte Costituzionale che contesta alcuni articoli della legge della Provincia Autonoma di Trento 15 marzo 2004, n. 4 in materia di "Azioni ed interventi della solidarietà internazionale" e specificamente sulla possibilità della Provincia Autonoma di attuare alcune modalità di "cooperazione decentrata". Scrive Fabio Pipinato:

Geografia: Si contesta la scelta dei Paesi. La Provincia vorrebbe cooperare, su base comunitaria, dando priorità ai paesi che versano in condizioni di particolare disagio (indice ISU - UNDP - United Nations Development Programme). Non si può; deve attenersi alle aree geografiche previste dal Ministero e non alle relazioni create in decenni di cooperazione tra territori. Un esempio. Gli emigrati trentini scapparono in sud America quando da noi c'era la fame. Normale è avere una particolare relazione con quei territori. Nossignori. Quei paesi potrebbero non esser previsti dalla "politica estera" della Farnesina e quindi non se ne fa nulla.

Groviglio: La cooperazione decentrata attiene alla cooperazione allo sviluppo che, a sua volta, attiene alla cooperazione internazionale e che, a sua volta ancora, attiene alla politica estera e che, dunque, è di competenza dello Stato. La Provincia, quindi, non può fare cooperazione decentrata.
L'ordinamento dello Stato, infatti, non prevede mere "relazioni internazionali" ma solo "politica estera" e riconosce che una legge così articolata andrebbe ad inficiare la supremazia del Ministero Affari Esteri. Un esempio: mio fratello è missionario in Kenya. Io gli scrivo una lettera. Ledo la sfera di pertinenza dello Stato? Probabilmente si! Una delegazione del mio sobborgo trentino di poche anime è invitata a Nyahururu in Kenya per una reciproca conoscenza. Trattasi di politica estera? Probabilmente si! Assieme organizziamo un percorso culturale che coinvolge entrambe le comunità. Vìolo la Costituzione? Probabilmente si. Ove porre il fundamentum divisionis dell'agire cooperativo?

Nemico: La verità è che la Corte costituzionale non s'è sbagliata. Ha applicato fedelmente la legge 49 che appartiene, in termini di relazioni internazionali, allo scorso Millennio quand'eravamo reduci dalla "Sacra missione civilizzatrice dei popoli". Lo Stato burocrate, armato, confinario, sovrano, accentratore, retorico e solidale non può riconoscere altri tipi di "relazioni internazionali" se non le proprie. Non comprende che le relazioni transfrontaliere nacquero ancor prima del 1861 e, quindi, ancor prima delle avventure senza ritorno contro gli stati canaglia d'allora e di oggi. Decidere a Roma ove le comunità trentine debbano cooperare semplicemente non esiste.
La storia insegna che tra la prima e la seconda guerra mondiale i "crucchi mangiapatate" sono diventati, d'un tratto, un fiero popolo lavoratore con il quale allearsi. È bastata una volontà politica centrale. Che nulla aveva ed ha a che fare con l'autonomia di questa terra. Johan Galtung affermò che è bene che i territori creino vere e proprie "relazioni internazionali" con altrettanti territori. In ordine sparso. Come garanzia di pace.

Soldi: Non lo so quale sarà la volontà politica della giunta de la Provincia Autonoma di Trento che ha dimostrato, per prima in Italia, di perseguire non più a parole gli Obiettivi del Millennio. Potrebbe ridimensionare lo 0,25% del budget destinato per sostenere centinaia di progetti in quattro continenti. Ma questo, sia chiaro, importa relativamente alle comunità trentine che continueranno a tessere forti relazioni con altrettante comunità oltre mare. È il nostro tentativo, ostinato, di abitare la globalizzazione senza sentirci spaesati.

Fabio Pipinato
di Fondazione Fontana

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