Genova G8: 'Vergogna!' la sentenza sulla 'macelleria' alla Diaz

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I segni dei pestaggi della Polizia dopo l'irruzione alla Diaz - da Rainews24

Quella che è stata definita da uno degli stessi responsabili una "macelleria messicana" si risolve con una condanna massima di quattro anni - di cui tre condonati - al capo del Settimo nucleo Mobile di Roma dell'epoca, Vincenzo Canterini, e tre anni ai suoi sottoposti Fabrizio Basili, Ciro Tucci, Carlo Lucaroni, Emiliano Zaccaria, Angelo Cenni, Fabrizio Ledoti e Pietro Stranieri, accusati di lesioni aggravate in concorso. Il vice di Canterini, Michelangelo Fournier - colui che solo dopo sei anni si era "ricordato" di ciò che aveva visto defindendolo "macelleria messicana" - è stato condannnato a 2 anni di reclusione. Tre e due anni di carcere sono stati comminati rispettivamente a Pietro Troiani e Michele Burgio, colpevoli di aver portato all'interno dell'edificio due bottiglie molotov, attribuendole ai manifestanti che dormivano all'interno.

Sono state inflitte solo tredici condanne, per un totale di 35 anni e sette mesi, rispetto agli oltre 108 anni chiesti dall'accusa, e 16 assoluzioni. E' la sentenza emessa dal prima sezione penale del Tribunale di Genova, presieduta da Gabrio Barone, giudici a latere Anna Leila Dellopreite e Fulvia Maggio, sui fatti avvenuti alla scuola Diaz nella notte del 21 luglio 2001 durante il G8 di Genova. Dei 29 imputati, 13 sono stati condannati e 16 assolti. Nessuna condanna, dunque, per i mandanti dei pestaggi, i vertici della Polizia Giovanni Luperi (l'allora vicedirettore dell'Ucigos e attuale capo del Dipartimento di analisi dell'Aisi - ex Sisde), per Francesco Gratteri (direttore dello Sco e attuale capo dell'Anticrimine), Gilberto Calderozzi, oggi capo dello Sco e Spartaco Mortola, ex dirigente della Digos genovese. Gratteri e Luperi erano accusati di aver truccato le prove, falsificato i verbali, contribuito a costruire una "colossale menzogna" per giustificare quella "macelleria messicana".

"Vergogna! Vergogna!" è stato il grido dell'aula alla lettura della sentenza. "Da oggi in poi questa sentenza stabilisce la totale impunità per le Forze dell'ordine" - ha commentato Vittorio Agnoletto, allora portavoce del Genoa Social Forum. "E' uno dei giorni più tristi della Repubblica italiana" - ha aggiunto Agnoletto alla BBC. Nei giorni scorsi Agnoletto aveva ricordato che questa era "l'ultima possibilità per ottenere verità e giustizia su quella mattanza". Dopo la sentenza su Bolzaneto, dopo le promozioni ai massimi livelli di responsabilità nella Polizia, nei Carabinieri e anche nei Servizi segreti dei principali imputati tra le forze dell'ordine, quella di giovedì sarà la sentenza politicamente e simbolicamente più attesa per il movimento che fu massacrato a Genova" - aveva detto Agnoletto. Il processo sui fatti della caserma Bolzaneto si è concluso con una condanna complessiva a 24 anni di carcere, contro i 76 anni richiesti dai Pm genovesi, ma con la prescrizione e l'indulto nessuno dei condannati finirà in carcere.

Presente alla sentenza anche Mark Covell, il giornalista inglese che finì in coma per le violenze della Polizia alla Diaz e, dopo un lungo lavoro di ricostruzione è stato in grado di ha scovato le prove filmate dell'introduzione nella scuola da parte della Polizia delle molotov ha commentato al quotidiano britannco 'Guardian': "Le prove erano schiaccianti. Non c'è giustizia qui. Provo pena per l'Italia".

"E' uno schifo, una vergona - ha detto a PeaceReporter Enrica Bartesaghi, madre di una ragazza che era nella scuola Diaz quella notte. "Se ci si poteva aspettare un pasticcio, questo è ancora più grave. Così si condannano solo gli agenti, ai quali evidentemente non è stato ordinato da nessuno di massacrare la gente nella scuola. La sentenza era già scritta quando hanno cominciato a promuovere i capisquadra. Si disse dall'inizio che il colpevole era Canterini. Ma che gli frega a lui, a questo punto? Si trova in Romania, e poi a gennaio va tutto in prescrizione. Tutti assolti i capi: chi ha ordinato a quelli del Settimo nucleo di pestare la gente? Nessuno. Siamo molto abbattuti, compresa mia figlia. Ma non ci arrendiamo, continueremo a chiedere sospensioni e misure disciplinari per questi individui. Come anche per quelli di Bolzaneto".

Lorenzo Guadagnucci, giornalista e fondatore del Comitato Verità e Giustizia che la notte del 21 luglio si trovava alla Diaz ha parlato a Peacereporter della sentenza come di una 'Caporetto morale'. "Anche per le istituzioni democratiche, che in tutta risposta allo scempio di Genova altro non hanno saputo offrire se non una legittimazione di quello che è avvenuto. Non vi è stato alcun ripudio del comportamento dei vertici della Polizia da parte delle istituzioni, anzi. La condanna non avrà alcun effetto sul piano pratico. Con questo verdetto si sono riconosciute le mattanze e l'arresto arbitrario e sono stati puniti i responsabili materiali. Ma tali mattanze e tali arresti sono risultati essere figli di nessuno. Nessun responsabile vero sul piano della pianificazione del blitz, dell'organizzazione del raid, della responsabilità politica, morale, professionale. La trovo una cosa incredibile". [GB]

Per approfondire: "Quelli della Diaz: le verità negate" (Giuseppe D'Avanzo)

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