26 Aprile

Giornata mondiale della proprietà intellettuale

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L’innovazione tecnologica e digitale degli ultimi decenni ha sicuramente rivoluzionato la diffusione e la riproduzione della maggior parte delle opere intellettuali. Oggi è facile poter scaricare da internet una canzone, quando una volta era necessario comprare il cd o la cassetta; vedere un film senza acquistare il dvd o andare al cinema; leggere un romanzo, una poesia, un saggio, senza bisogno del libro. Tutto ciò ha aperto un acceso dibattito tra sostenitori della difesa della proprietà intellettuale e commerciale delle opere creative e coloro (sono sempre di più) che professano la libera circolazione delle idee e dei saperi. Da una parte chi dice che la diffusione dei saperi debba essere gratuita, dall’altra chi vede nella libera circolazione un freno allo stimolo creativo.

Un fenomeno interessante sviluppatosi negli ultimi anni è quello del copyleft (in contrapposizione al copyright), che consiste in un modello alternativo di gestione dei diritti d’autore grazie al quale il detentore dei diritti concede una serie di libertà agli utenti della propria opera, pur mantenendo specifiche licenze.

La Giornata mondiale è finalizzata ad incoraggiare l’attività creativa, nella promozione della protezione della proprietà intellettuale. A livello internazionale, L’Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale (WIPO) si occupa della negoziazione di nuovi trattati sulla materia ed è responsabile del registro internazionale dei brevetti.

Cosa fare oggi?

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Accadde oggi:

  • 1954: si apre la Conferenza di Ginevra il cui scopo è riportare la pace in Cina e Indonesia.
  • 1986: disastro della centrale nucleare di Chernobyl in Unione Sovietica. E' il più grande disastro ecologico del secolo. Ancora oggi circa 500.000 bambini vivono in condizioni di pericolo ed è alta l'incidenza di tumori e malformazioni sugli abitanti delle zone colpite.
  • 1986: muore Hermann Gmeiner, filantropo austriaco, ideatore e fondatore, nel 1949, dei Villaggi dei Bambini SOS.
  • 1994: in Sudafrica si tengono le prime elezioni a cui partecipano cittadini di colore.
  • 1998: viene assassinato Mons.Juan Gerardi,vescovo di Città del Guatemala, fondatore della Oficina de Derechos Humanos del Arzobisbado, che si schierò a fianco degli indigeni durante la guerra civile.

26 Aprile nel mondo

  • Tanzania: giorno dell'unione

Juan Gerardi

Epjamati.blogspot.com

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Come Oscar Romero anche Juan Gerardi (1922-1998) è stato un vescovo che ha dato la vita per il proprio popolo cercando la giustizia e la libertà soprattutto per le vittime della guerra civile che ha insanguinato il Guatemala dagli anni ’70 in poi. Gerardi, di origine italiana, è nato ed è vissuto sempre in Guatemala servendo la Chiesa cattolica e la comunità cristiana dapprima come parroco (dal 1946 al 1967) e poi come vescovo della regione del Quiché dove lavorò per la promozione della cultura indigena e per la denuncia della repressione militare contro i contadini. Nel 1980, in seguito all’uccisione di 39 persone durante una manifestazione di protesta, Gerardi attaccò apertamente la dittatura in un sinodo in Vaticano: questo gesto gli costò un temporaneo esilio. Dal 1984, come arcivescovo di Guatemala, mise in campo istituzioni per i diritti umani e per la riconciliazione, tra cui il progetto per il recupero della memoria storica (REMHI). Proprio questo progetto, insieme con le commissioni delle Nazioni Unite che vigilavano su un processo di pacificazione del paese, elaborò dopo anni di lavoro il documento “Nunca mas” nel quale si denunciava dettagliatamente l’azione del precedente regime. Due giorni dopo la pubblicazione, il 26 aprile 1998, il vescovo venne ucciso a bastonate nella sua abitazione: un omicidio politico di cui sono stati dichiarati colpevoli tre ufficiali dell’esercito.

Per approfondire.

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Il testo è riproducibile in parte o in toto da tutti i media italiani citando la fonte e dandone comunicazione a Unimondo.
Se il lettore nota carenze od omissioni può scrivere a cooperazione@unimondo.org Le descrizioni dei personaggi qui riportate sono state rese possibili grazie al sostegno della Provincia Autonoma di Trento (PAT).
Il tutto è stato raccolto in un opuscolo edito dalla PAT dal titolo "Una persona un giorno".