#inviaggio | Banksy, sguardo scomodo e necessario

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Foto: A. Molinari ®

Una mostra “unauthorized”, organizzata come la gran parte di quelle che espongono le sue opere senza il coinvolgimento dell’autore, senza il suo supporto e senza la sua approvazione. E già da questi elementi sappiamo che parliamo di un artista eclettico, che appare in maniera inaspettata e però lascia tracce – le sue immagini – che costringono a scavare tra domande, stupore, riflessioni, segni di un passaggio che scalpita di fronte alle ingiustizie, denuncia, guarda al mondo con sarcasmo e tenerezza, con un’attenzione alla condizione esistenziale che di quei 360° fa giro doppio.

Questa volta è Trento a proporre l’occasione di conoscere o approfondire o semplicemente stupirsi davanti all’impatto detonante dei lavori Banksy, il più invisibile tra gli artisti viventiUna carrellata emozionante di serigrafie originali (autenticate e approvate dall’ente legale di Banksy, Pest Control Office Ltd.) da attraversare con il sorriso, a volte leggero a volte amaro, di fronte alla sua iconografia della vita. Messaggi etici che, con lo stile inconfondibile e provocatorio che lo caratterizza, decretano il successo planetario di una personalità complessa, misteriosa, geniale, intuitiva, sfuggente. 

L’artista di Bristol semina la sua arte urbana a germogliare per il mondo, penetra in profondità nel cuore di quello che con le parole di Nietzsche è l’umano, troppo umano. Sostare tra le opere è disegnare scenari irriverenti e sferzanti, è farsi assorbire da un’analisi interdisciplinare e indisciplinata della realtà, tra temi complessi e difficili dei nostri tempi. È arte che “conforta chi è inquieto e inquieta chi è confortato”.

Lo sgomento della realtà esplode da ogni cornice: le chiavi di lettura restano indecifrabili agli strumenti del passato, regalano scorci nuovi a quelli lacerati dal presente, onesti di letture e sofferenze, siano quelle del popolo Palestinese o quelle del vicino di casa, quelle dei migranti o dei militari, di chi non ha accesso all’acqua potabile o di quei 20 miliardi di persone che vivono sotto la soglia di povertàUno sgomento trasversale che radica nell’assenza di alternative al capitalismo sbandierata da Margaret Tatcher e adottata da molti altri decisori, opponendosi all’illimitatezza dell’agire umano come principio di una realtà connotata economicamente in ogni suo aspetto, dall’amore all’istruzione.

Il realismo in cui Banksy cresce e vive fa crescere e vivere anche noi, in uno specchio riflesso a più dimensioni che di diritto può esprimersi in grande: “Molti ritengono che invadere una proprietà altrui per ridipingerla sia un crimine, la realtà è che i 30 cmq del nostro cervello vengono violati ogni giorno da intere squadre di esperti del marketing, perciò i graffiti sono una reazione assolutamente proporzionata contro chi ci vende obiettivi irrealizzabili, in questa società ossessionata dallo status e dal terrore del fallimento.

Serve aggiungere altro? Poco ancora, per un artista che parla di sé attraverso gli altri, senza mai mostrarsi. Altri come per esempio i ratti, presenze scomode che abitano opere e vita: “Sono piccoli, odiati, perseguitati e disprezzati, vivono nel substrato delle città, nelle fogne e nelle discariche. Eppure, sono capaci di mettere in ginocchio intere civiltà, di colonizzare e dettare legge”.

Il suo codice di militanza etica è spiazzante, soprattutto in un’epoca in cui il senso di ogni militanza sembra frainteso o dimenticato: dall’infanzia alla famiglia, dalla guerra ai soprusi, dalla vecchiaia al gioco, dall’ecologia all’antimilitarismo, le sue opere non sono semplicemente oggetti artistici, sono denunce morali, schiaffi alla coscienza, incoraggiamento al dissenso dissacrante e alla critica in forma di pensiero e azione. Un viaggio tra giochi di parole e interpretazioni molteplici, senso letterale, stravolgimenti di significati e infiammati incoraggiamenti alla coscienza civile. È ascolto che si fa amplificatore di disagi e ripensamenti della realtà così come ci viene propinata.

Banksy. L’artista del presente è una coproduzione di Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e RoveretoMetaMorfosi Eventi con il sostegno di Casse Rurali Trentine, Casse di Trento - Credito Coperativo Italiano, Rotary e Trentino, che valorizza anche una sezione dedicata alla produzione video, ad oggi uno degli aspetti meno noti dell’artista ma non meno importante per intuizioni e messaggi. Una mostra che c’è ancora tempo per visitare fino all’11 settembre prossimo. Prendetevi il tempo di farlo, ché non è tempo perso, ma tempo guadagnato in bellezza e malinconia, in visioni e sguardi, in denunce e carezze. Tempo che, di questi tempi, manca sempre troppo e di cui occasioni come questa ci danno l’opportunità di godere, fosse anche solo per un’ora alla fine del giorno.

Anna Molinari

Giornalista freelance e formatrice, laureata in Scienze filosofiche, collabora con diverse realtà sui temi della comunicazione ambientale. Gestisce il portale www.ecoselvatica.it, progetto indipendente di divulgazione filosofica in natura attraverso laboratori e approfondimenti. È istruttrice Master CSEN di Forest Bathing. A dicembre 2020 è uscito il suo primo libro, Ventodentro. Come redattrice di testata si occupa principalmente di tematiche legate a fauna selvatica, aree protette e tutela del territorio e delle comunità locali.

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