World Urban Forum e Forum Sociale Urbano di Napoli: dignità e sostenibilità

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Sono stati i ragazzi del quartiere napoletano di Scampia sfidando a calcio una selezione dell’Onu (per la cronaca finita senza storia 6 a 2 per i ragazzi partenopei) a dare inizio sabato scorso alla settimana del World Urban Forum (Wfu), evento giunto alla sua sesta edizione e che a Napoli, fino al 7 settembre, ha approfondito i temi del futuro dell’urbanizzazione a livello globale concentrandosi su uno sviluppo urbano sostenibile capace di coniugare ecologia ed economia. In contemporanea, sempre a Napoli, movimenti ed organizzazioni italiane e straniere erano impegnate a dare vita all’alternativo Forum Sociale Urbano (Fsu) per difendere “il diritto alla casa e ai beni comuni nelle città” ricordando quanto la sostenibilità urbana non possa prescindere dalla dignità delle persone. Due facce della stessa medaglia.

Si è trattato di due manifestazioni parallele, dove non sono mancate le occasioni di scontro ed anche quelle di incontro. Organizzato ogni due anni da Un-Habitat, il Wuf ha convogliato nel capoluogo campano circa 10 mila delegati, autorità scientifiche e di governo da tutte le parti del mondo sparpagliati lungo i 10mila metri quadri delle sale conferenze e i 130 stand della Mostra d’Oltremare di Fuorigrotta. Pur “con alcuni limiti istituzionali” denunciati dal Fsu, il World Urban Forum è stata un occasione unica per scambiare esperienze e opinioni tra i sindaci delle città del mondo e per costruire una piattaforma comune delle modalità più innovative per sfruttare gli aspetti positivi che l'urbanizzazione è in grado di offrire.

Il direttore esecutivo di Un-Habitat Joan Clos è rimasto “soddisfatto dell’analisi e delle soluzioni ad alcune delle sfide che l’urbanizzazione dovrà affrontare nei prossimi venti anni”. “L’urbanizzazione - ha sottolineato Clos - sta diventando un fenomeno globale in rapida crescita” e per questo “ci è sembrato giusto - ha aggiunto Uberto Siola, presidente del comitato scientifico del Wuf napoletano - dare all’evento dei connotati sociali molto forti utili per il futuro globale e certamente anche per Napoli”. Un passo importante, ma non sufficiente per gli animatori del Forum Sociale Urbano che hanno accusato la fiera-mercato di Un-Habitat di rifiutarsi di includere alcuni temi scottanti nell'agenda ufficiale dei lavori.

Il dubbio è sorto anche ad Amnesty International che ha preso parte al Forum delle nazioni Unite con una manifestazione che il 4 settembre ha chiesto alle autorità governative e municipali rappresentate di rispettare il diritto all’alloggio e porre fine agli sgomberi forzati nel mondo, Italia inclusa.

 “Milioni di persone continuano a vivere in condizioni abitative inadeguate, senza accesso ad acqua potabile, servizi igienici e altre forniture essenziali, negli insediamenti informali dei paesi poveri come dei paesi ricchi e sono costantemente a rischio di sgombero forzato, una pratica illegale che comporta la perdita dei beni personali, dei legami familiari e dell’accesso al lavoro, alla scuola e ai servizi sanitari” hanno dichiarato Malavika Vartak, responsabile delle politiche sugli insediamenti informali di Amnesty International e Jeremiah Makori, abitante dell’insediamento informale Mare profondo nella periferia di Nairobi, capitale del Kenya, a rischio di sgombero forzato insieme ad altre 12.000 persone.


Così se nel bicchiere mezzo pieno napoletano non può non essere notato l’intervento del ministro per la Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi che ha partecipato al seminario sul “primato della pianificazione e il territorio come bene comune” e l’opinione del sindaco Luigi de Magistris che ha ricordato come “Fino a poco tempo fa a Napoli era impensabile una pista ciclabile e una pedonalizzazione così grande […], iniziative che hanno una funzione sociale”, tra gli stand internazionali del World Urban Forum, è sfilata durante la settimana di lavori la povertà, con alcuni rappresentanti dei paesi africani e asiatici, arrivati qui con l’associazione Homeless International. “Qui parlate di architettura sostenibile, ma noi vogliamo acqua, case, bagni, vogliamo vivere dignitosamente - hanno denunciato i manifestanti - Per questo chiediamo case vere, non baracche esposte a tutte le intemperie”.

Ma non si è parlato solo di Paesi in via di sviluppo. Raquel Rolnik, Relatrice Speciale Onu sul Diritto alla Casa, ha incontrato durante il Wfu anche le organizzazioni sociali del quartiere popolare di Scampia e gli abitanti del campo rom di Giugliano su cui pende un’ordinanza di sgombero scaduta proprio il 7 settembre. Le denunce delle violazioni raccolte a Napoli e a livello nazionale hanno posto l’Italia in cima alla lista delle missioni ufficiali della Relatrice nei prossimi mesi. Un'occasione di dialogo tra Wfu e Fsu che fa sperare.

“Vogliamo contribuire solidalmente alla rifondazione di città belle e vivibili per tutti gli abitanti, disegnate sulla base della Carta Mondiale del Diritto alla città - hanno spiegato gli organizzatori del Fsu - cioè sui diritti umani e ambientali collettivi e sulla responsabilità degli abitanti di essere protagonisti di comunità inclusive: condizione essenziale per un futuro sostenibile”. No quindi alla privatizzazione dei beni comuni, all’accaparramento delle terre e alla speculazione fondiaria, all’abbandono delle politiche abitative ed urbanistiche pubbliche e sociali, allo svilimento dei diritti di cittadinanza e alla delega alla criminalità della gestione di molti territori locali in crisi. “Vogliamo valorizzare le esperienze di lotta e di alternativa di cui sono protagonisti i movimenti locali e le reti internazionali in tutto il mondo che dimostrano l’urgenza e la maturità della rivendicazione del diritto alla casa, alla terra e ai beni comuni da difendere e sulle cui fondamenta costruire adesso le città del futuro”.

E non è impossibile. L’associazione trentina Yaku ha presentato mercoledì 4 settembre, durante la tavola rotonda “Urban Mobility Energy and Environmen”, il progetto FINCA - Fitodepurazione Integrata nella Cultura Andina dell'Acqua (.pdf). Sviluppato con 8 comunità indigene e contadine nella zona periferica di Cochabamba, con l'appoggio del Servizio Solidarietà della Provincia Autonoma di Trento, dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Trento e da UN-Habitat è un esempio di ecososteniblità e gestione partecipata delle risorse idriche nelle zone periurbane dove sostenibilità e dignità, sono due facce della stessa medaglia.

Alessandro Graziadei

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