WWF: anno Onu per la biodiversità, l'Italia ratifichi la Convenzione internazionale

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Stambecco, una specie a rischio in Italia - Foto: Valbrembanaweb

Ieri, nel giorno del lancio mondiale a Berlino da parte delle Nazioni Unite del 2010: Anno internazionale della biodiversità”, il WWF Italia ha inviato una lettera alle maggiori cariche istituzionali italiane per ricordare che l’Italia non è tra quei 167 Paesi del mondo che hanno sottoscritto la Convenzione Internazionale sulla Biodiversità (CBD) che hanno già adottato propri piani d’azione a tutela della biodiversità. WWF indica come obiettivo prioritario per il 2010 la convocazione di un’apposita Conferenza nazionale aperta al contributo delle associazioni ambientaliste e dei maggiori esperti italiani, per definire la Strategia nazionale della Biodiversità e un conseguente Piano d’azione sostenuto da adeguate risorse economiche.

Il WWF chiede "uno scatto d’orgoglio" al nostro Paese quale conferma e rilancio di quel primato internazionale che ha fatto dell’Italia, il primo stato membro dell’Unione Europea che ha sottoscritto il “Countdown 2010”, deciso a Malahide (Irlanda) nel 2004 e promosso la Carta di Siracusa nell’aprile 2009 nell’ambito del G8 Ambiente. "L'Italia è il paese europeo più ricco di biodiversità, ma molta della ricchezza si sta perdendo" - denuncia il WWF. Tra le minacce principali la modifica degli habitat e il consumo del suolo. Non ultime ancora oggi il bracconaggio ai danni si specie sempre più rare e la caccia eccessiva.

"Nei prossimi anni rischiamo di perdere diverse specie come l’orso bruno, la lontra, il capovaccaio, l’aquila del Bonelli, la pernice bianca, la gallina prataiola" - sottolinea l'associazione. Nei mesi scorsi il direttore generale del WWF Italia, Michele Candotti, denunciava tra l'altro come "il tentativo della caccia allo stambecco è solo l’ultimo atto di un’arretratezza culturale che abbiamo registrato anche nei reiterati tentativi di deregulation della caccia nazionale di questi ultimi mesi, realtà che sta portando indietro l’Italia di almeno 50 anni". L'associazione nel dossier "Specie simbolo in pericolo" denuncia che l'Italia, sebbene sia fra i paesi più ricchi di biodiversità in Europa, vede oggi minacciate numerose specie.

Nella lettera inviata alle istituzioni italiane, WWF Italia descrive i cinque pilastri su cui si deve basare la Strategia nazionale della biodiversità, sostenuta dalla creazione di un apposito Fondo per la biodiversità: l’adozione di strumenti legislativi quali una legge per la tutela della biodiversità; l’inseririmento nella contabilità nazionale parametri che consentano di “tenere in conto la natura”; la definizione di obiettivi strategici non solo su scala nazionale ma anche regionale; il coordinamento tra il Piano d’azione nazionale e quelli regionali; un piano nazionale di sostegno alla conservazione delle ultime foreste tropicali che sia promossa con politiche rivolte a quei paesi in via di sviluppo che hanno stretti rapporti commerciali con il nostro paese, che è una delle nazioni al mondo maggiori consumatrici di risorse forestali.

In ambito internazionale, il WWF mette a disposizione la propria competenza conseguita sul campo, a tutela della biodiversità, di habitat e specie minacciati dalle attività umane con propri progetti di conservazione, appoggiati dalle autorità e dalle popolazioni locali in difesa: dell’Amazzonia, che rappresenta il 30% della superficie delle foreste tropicali nel mondo, e dove ogni minuto si perde un’area pari a 36 campi di calcio; delle foreste del Centro Africa dove vivono alcune delle più carismatiche specie di scimmie antropomorfe come gorilla e scimpanzé, del Cuore del Borneo e a Sumatra in Asia, dove sopravvivono le ultime popolazioni importanti di orango, rinoceronte e tigre di Sumatra; dell’Himalaya dove è sempre più rara, anche a causa dei cambiamenti climatici, la presenza del leopardo delle nevi; di quello scrigno di biodiversità endemica che è il Madagascar.

In ambito nazionale il WWF è l’organizzazione non governativa che più contribuisce alla tutela della biodiversità in Italia attraverso la gestione diretta di 100 Oasi che hanno contribuito a salvare 30mila ettari di natura del nostro Paese (foreste, laghi, coste e tratti di mare), consentendo di tutelare camosci, fenicotteri, faggete e stelle alpine di assicurare attraverso i Centri di Recupero per Animali Selvatici – CRAS, costituiti nelle oasi, un Pronto Soccorso per 8.000-10.000 animali l’anno (lupi, aquile, ricci, ghiandaie, caprioli, tassi, poiane civette), feriti da impatti con automobili o da colpi di fucile o avvelenati, che, dopo le cure, vengono reintrodotti in natura. [GB]

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