Turchia, opporsi alla guerra è un reato!

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Foto:  Pressenza.com

In Turchia la repressione sugli oppositori continua. Coloro che si oppongono alle politiche ed alla cultura della guerra pagano un conto molto salato. Nell’ultima dichiarazione del 10 ottobre, il Ministro degli Interni Suleyman Soylu parlava di 500 persone denunciate e 121 prese in detenzione provvisoria. La motivazione è unica; “Offendere lo spirito dell’operazione militare Sorgente di Pace”. Da quel giorno in poi le operazioni della polizia non si sono mai fermate.

Operazioni della polizia in diverse città

L’11 ottobre, a Izmir, la polizia ha effettuato operazioni in 18 diversi luoghi prendendo in detenzione provvisoria 11 persone. L’accusa rivolta è “propaganda per il conto delle organizzazioni terroristiche”. Il 14 ottobre, nella città di Kocaeli, i poliziotti della sezione Lotta contro il Terrorismo ha realizzato diverse irruzioni presso le abitazioni di vari cittadini che su internet si sono dichiarati contro l’operazione in Siria. Sono stati presi in detenzione provvisoria 2 cittadini. Sempre il 14 ottobre, nel nord della Turchia, a Ordu, la polizia ha portato nel commissariato della città un cittadino di “origini straniere”. Mentre non si rivelava la cittadinanza del trattenuto l’accusa è stata sempre la “propaganda per a favore delle organizzazioni terroristiche”. Lo scorso weekend, sempre il 14 ottobre, anche nella città di Urfa, nella località Suruç (teatro di uno degli attentati dell’ISIS nel 2015), sono stati presi in detenzione provvisoria 2 cittadini perché hanno criticato, sui social media, l’operazione “Sorgente di Pace” in atto.

Colpite anche le voci importanti

Mentre continuano le operazioni mirate anche i personaggi esposti pubblicamente finiscono nel mirino del governo. Parlamentare nazionale, Sezgi Tanrikulu, del Partito Popolare della Repubblica, CHP, è stato denunciato per via delle sue dichiarazioni contro l’operazione militare. Anche una voce lontana e critica è stata linciata mediaticamente e politicamente, Mustafa Akinci, Presidente della Repubblica di Cipro del Nord. Akinci in un suo post su Facebook aveva scritto così: “Si chiama Sorgente di Pace ma quello che scorre è sangue. E’ il momento di finire la guerra in Siria. Ci vuole più dialogo e diplomazia. La Turchia deve collaborare con l’Europa, non litigare”. Immediatamente i media main stream hanno crocifisso il Presidente. Uno di questi è il quotidiano nazionale fondamentalista, Yeni Safak, che nella notizia in cui parla delle dichiarazioni di Akinci ha sottolineato, pensando di screditarlo, che suo genero è greco e sua figlia ha posato per la copertina di una rivista greca.

Le reazioni contro il Presidente della Repubblica del Cipro del Nord sono arrivate anche dal governo. Omer Celik, il portavoce del Partito dello Sviluppo e della Giustizia (AKP) ha scritto così nel suo account Twitter: “Una persona così irresponsabile non può essere in quella carica”. Akinci successivamente si è sentito in dovere di fare ulteriori chiarimenti sulla sua posizione dicendo “Quando è diventato un reato difendere la pace?”.

Effettivamente dichiararsi a favore della pace non è una posizione molto gradita da parte del governo di Ankara. Infatti, il 14 ottobre, alcuni membri del Partito Democratico dei Popoli hanno provato a leggere un comunicato stampa sull’operazione militare in atto in Siria, davanti alla centrale della città di Diyarbakir/Amed. Tuttavia la polizia aveva già circondato la sede e con l’ausilio degli scudi e dei manganelli non ha persone le persone di uscire dall’edificio e coloro che hanno resistito sono stati portati al commissariato.

Purtroppo nelle ultime ore la reazione della polizia è passata dalle detenzioni provvisorie agli arresti effettivi. Le prime vittime di questa repressione poliziesca e giuridica sono 9 membri del Partito Democratico dei Popoli, nel municipio di Sisli a Istanbul. Tra le persone arrestate c’è anche Mutlu Ozturk, uno dei due co-presidenti del Partito per il municipio di Sisli, uno storico ed un importante difensore dei diritti umani. Il giudice che ha ordinato l’arresto ha definito come un elemento di “propaganda terroristica” la seguente frase che questi 9 cittadini avevano pronunciato in un presidio: “No alla guerra, Sì alla pace. Ora e subito!”.

Murat Cinar da Pressenza.com

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