Taglia le ali: il voto sugli F-35 non ci soddisfa, ma la campagna continua

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Pannelli NO F35 a Trento

Si è votato in merito alla partecipazione italiana al programma di realizzazione del cacciabombardiere Joint Strike Fighter-F35. Il risultato (qui le dichiarazioni in aula e il voto) è stato di fatto quello di un ennesimo rinvio della decisione. La mozione della maggioranza, votata da 381 deputati, impegna però il Governo “a non procedere a nessuna fase di ulteriore acquisizione senza che il Parlamento si sia espresso nel merito”. “E’ un primo passo, ma non è sufficiente” – commenta la campagnaTaglia le ali alle armi’ che aveva promosso la mozione presentata da SEL, M5S e altri parlamentari che chiedeva invece di “cancellare la partecipazione italiana al programma del caccia F-35”.

“Il Parlamento – riporta la nota della campagna – avrebbe potuto fare oggi la cosa giusta: decidere la cancellazione del programma, oppure una sospensione immediata e definita nel tempo. E avrebbe potuto decidere oggi l’istituzione di una Commissione di indagine. In questo modo avrebbe tenuto conto delle richieste avanzate da quattro anni dalla campagna ‘Taglia le ali alle armi’ e dalle migliaia di cittadine e cittadini che in questi anni hanno sostenuto le sue iniziative chiedendo che le scarse risorse a disposizione venissero impiegate per finanziare la creazione di posti di lavoro, scuole, asili e servizi sociali. Non è stato così”.

 

La mozione del governo

La mozione della maggioranza di governo (PD, PdL e Scelta Civica) è però passata solo dopo la lunga riunione, in mattinata, tra i capigruppo cui ha preso parte anche il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini. In mattinata, il testo inizialmente approvato dal Partito Democratico intendeva sostanzialmente chiedere la “sospensione dell’acquisto dei caccia” e una “indagine conoscitiva del Parlamento”.

Nel testo approvato dalla maggioranza, rispetto al testo della mozione presentata ieri mattina dal PD, è stata aggiunta la sola parola “ulteriore” (“non procedere a nessuna fase di ulteriore acquisizione senza che il Parlamento si sia espresso nel merito”). Un modo che sembra non mettere in discussione le “precedenti acquisizioni” che però – va notato – non sono ancora stati deliberate: tranne alcuni prototipi sperimentali per altro costosissimi, l’Italia non ha al momento firmato alcun ordinativo definitivo sul numero dei caccia da acquistare (si veda anche ‘Analisi Difesa’ e l’intervista di Silvio Lora-Lamia al Gen. Debertolis, qui in .pdf). La mozione del governo (qui in .pdf) è firmata da Roberto Speranza (PD), Renato Brunetta (PdL), Lorenza Dellai (SC), Nello Formisano (Misto) e Pino Pisicchio (Misto). Questa mozione ha ottenuto 381 voti favorevoli e 149 contrari. Il capogruppo del PdL in commissione Difesa alla Camera, Salvatore Cicu, aveva messo in chiaro la contrarietà del suo partito alla sospensione “secca” del programma.

Senza l'elemento temporale della sospensione e senza prevedere di fornire al Parlamento i veri dati sul programma F-35 (non solo la voce della Difesa come avvenuto in passato) non si va incontro ai cittadini che in queste ore gridano su tutti i social network la loro contrarietà a questo progetto” – commenta la campagna ‘Taglia le ali alle armi’ . “Un dispositivo come quello approvato - senza ulteriori dettagli su tempi e procedure - lascia spazio ad una pausa estiva con il rischio di arrivare all'autunno e riprendere a firmare contratti d'acquisto per l’F-35” – mette in guardia la campagna.

 

Bocciata la mozione “No F-35”

Ieri si è votata alla Camera anche la mozione che ha dato origine al dibattito parlamentare (la mozione n. 1/00051) firmata da SEL, Movimento 5 Stelle, oltre che da 19 parlamentari del PD e da due di Scelta Civica che chiedeva espressamente di “cancellare la partecipazione italiana al programma di realizzazione dell’aereo Joint Strike Fighter-F35” e di “procedere in tempi rapidi ad un’attenta ridefinizione del modello di difesa italiano sulla base del dettato costituzionale e della politica estera italiana, affermando un ruolo centrale per la politica europea e sostenendo il ruolo di peacekeeping per le Forze armate”.

Questa mozione era stata firmata da 19 deputati del PD, ma al momento del voto 14 deputati del PD firmatari della mozione hanno reso noto di aver condiviso di non ritirare la firma ma di far confluire il loro voto sulla mozione proposta dal governo. I 14 deputati democratici sono: Antonella Incerti, Paolo Beni, Salvatore Capone, Laura Coccia, Antonio Decaro, Filippo Fossati, Maria Chiara Gadda, Michela Marzano, Davide Mattiello, Luca Pastorino, Fausto Raciti, Chiara Scuvera, Giorgio Zanin, Giuseppe Zappulla. Hanno sostenuto la loro decisione spiegando tra l’altro che la mozione della maggioranza “impegna il Governo a ripensare le proprie scelte nell’ambito di una comune politica di difesa europea”. “Riteniamo – hanno aggiunto – che il voto di oggi rappresenti un positivo segnale di discontinuità in materia di spese militari, convinti che vadano ridotte e che sia indispensabile avviare in tempi rapidi una seria riflessione sulla loro congruità e sostenibilità, soprattutto in considerazione delle gravi difficoltà economiche e sociali che il Paese sta attraversando”.

Sulla mozione di maggioranza 11 parlamentari del PD non hanno partecipato al voto, gli altri hanno votato tutti a favore. Fra i democratici che invece non hanno partecipato al voto sulla mozione Sel-M5S ci sono, fra gli altri, Pippo Civati e Gero Grassi, Dario Ginefra e Luisa Bossa, ma anche Moretti, Pastorino e Beni.

Sul voto alla Camera è intervenuto anche l’ex ministro della Difesa, Arturo Parisi. “La mozione sostenuta dal Governo alla Camera sugli F35 ha evitato una spaccatura nella maggioranza e nel PD. Ma, se non la si affronta con chiarezza e a viso aperto la domanda posta da SEL e da M5S continuerà a girare tra i cittadini indebolendo il consenso verso scelte cruciali per il Paese” – ha affermato Parisi. “E’ bene non farsi illusioni. La formula oggi adottata non è un esame superato, ma solo rinviato. Per rispetto di tutti, e soprattutto dei cittadini, va riconosciuto che la domanda posta da SEL e M5S, la stessa rappresentata da molti parlamentari PD, è una domanda di carattere nitidamente pacifista che chiede soprattutto a chi, come me, non la condivide una risposta seria”.

 

La campagna continua

La posizione della campagna ‘Taglia le ali alle armi’ rimane quella che ha dato vita alla mobilitazione e che chiede la cancellazione della partecipazione italiana al programma di realizzazione dell’aereo Joint Strike Fighter F-35, cancellazione che è stata chiesta ieri in Parlamento con la mozione presentata da SEL, M5S e alcuni parlamentari di PD e SC che la prevedeva esplicitamente. Richiesta alla quale si sono associate le migliaia di cittadini che in pochi giorni si sono mobilitati per sottoscrivere l’appello di ‘Taglia le ali alle armi’ firmato anche da personaggi come Roberto Saviano, Umberto Veronesi, Cecilia Strada, Gad Lerner, Riccardo Iacona, Chiara Ingrao, don Luigi Ciotti) inondando le mail e le bacheche social di tutti i deputati.

Dopo aver sensibilizzato l’opinione pubblica a riguardo del caccia F-35, già a partire dal 2009 quando nessuno trattava questo tema, ed aver raccolto il supporto di oltre 80.000 firme di cittadini, 650 associazioni, il sostegno di oltre 60 Enti Locali (tra Regioni, Province e Comuni) la campagna "Taglia le ali alle armi" (promossa da Rete Italiana per il Disarmo, Sbilanciamoci! e Tavola della Pace) continua la propria azione affinché venga decisa la cancellazione della partecipazione italiana al programma JSF.

Senza l’azione continuata ed approfondita della nostra Campagna non si sarebbe arrivati a questo punto con il Parlamento ed il Governo obbligati dai nostri dati e dalla pressione popolare a confrontarsi seriamente sulla questione dei caccia F-35” – riporta la nota della Campagna. “Ricordiamo che le nostre stime sui costi (14 miliardi per l’acquisto e 52 per la piena vita del programma) sono quelle ormai unanimemente riconosciute come base per la discussione, e che nessuno ora - di fronte a tutte le problematiche che il caccia continua a presentare - può bollare la nostra azione come ideologica e semplicistica. E’ anzi stato il Ministero della Difesa a dover riconoscere, nel corso di questi anni, i numerosi errori e sottovalutazioni compiuti nel presentare al Parlamento i numeri del programma (in particolare quelli relativi al ritorno occupazionale e tecnologico)”.

La campagna ribadisce ciò che ha detto fin dal 2009: “L’acquisto dei bombardieri F-35 non deve essere visto come una mera contrapposizione tra pacifisti e militari, ma è una questione politica che riguarda tutti i cittadini e il futuro del Paese. Ciò sia per l’impatto finanziario del programma che per la sua valenza strategica e di prospettiva: che tipo di sicurezza vogliamo per le famiglie italiane? Quella garantita da welfare, sanità, politiche del lavoro o quella di armamenti inutili e costosi?

La Campagna ‘Taglia le ali alle armi’ rivendica perciò “il successo della propria azione per essere riuscita ad investire il Parlamento, luogo principe della nostra democrazia, di questo importante tema. Ritiene che quello fatto in Parlamento oggi sia un primissimo passo non sufficiente e continuerà a battersi per la cancellazione del programma”.

Giorgio Beretta

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