Panama: Noriega verso l’estradizione dalla Francia

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L'ex generale Manuel Antonio Noriega potrebbe essere prossimo all’estradizione dalla Francia - nelle cui carceri si trova attualmente al suo paese di origine: Panama. Il tutto attraverso l’avvallo definitivo da parte degli Stati Uniti.

Noriega fu uomo simbolo del periodo di dittatura e terrore che contrassegnò la storia di Panama negli anni tra il 1968 e il 1990. Militare di professione, formatosi negli Stati Uniti, appoggiò il colpo di stato che nel 1968 rimosse l’allora Presidente Arnulfo Arias dal potere, aprendo le porte all’ascesa del generale Omar Torrijos. Fu in questi anni che Noriega venne nominato a capo della terribile G-2, la polizia segreta panamense. Si tratta di un periodo di soppressione delle libertà democratiche, persecuzione delle opposizioni politiche e aumento del crimine organizzato, che aumentò ulteriormente negli anni ottanta, quando, dopo un controverso incidente aereo che costò la vita a Torrijos, Noriega assunse di fatto il potere a Panama (pur non diventandone mai Presidente).

Ma la storia di Noriega non riguarda solo Panama, essendo indissolubilmente legata a quella dei servizi segreti statunitensi, che ne decretarono ascesa e declino. Al soldo della CIA sin dagli inizi degli anni 60, “l’Uomo forte di Panama” (così viene ancora oggi chiamato Noriega) rappresentava per il Washington un alleato funzionale ai molteplici interessi a stelle e strisce in Centroamerica. I suoi metodi brutali ed i loschi affari con i mercanti della droga colombiani erano già al tempo cosa piuttosto nota, ma ciò non impedì al Pentagono di servirsi del generale panamense.

Quale capo dei servizi segreti, Noriega permise agli Stati Uniti l’installazione di centri di ascolto (ovvero di spionaggio) nel paese, funse da interlocutore con Fidel Castro a Cuba e, soprattutto, appoggiò tramite il riciclaggi di denaro il finanziamento da parte del governo di Reagan delle forze filo-statunitensi in Nicaragua ed El Salvador. Controversa fu, inoltre, l’accettazione della richiesta americana di concedere rifugio allo Shah iraniano. Proprio in quegli anni, infatti, gli Stati Uniti vendevano armi all’Iran, durante il conflitto con l‘Iraq, per finanziare il proprio appoggio militare ai gruppi armati controrivoluzionari (i celebri Contras) in Nicaragua.

Il rapporto privilegiato di Noriega con la CIA si interruppe bruscamente col cambiare dello scacchiere geopolitico in Centroamerica e, con esso, delle strategie statunitensi nella zona. L’Uomo forte divenne da prezioso alleato a personaggio scomodo e pericoloso, visto dagli Stati Uniti come un ostacolo al controllo territoriale americano del Canale di Panama.

Con l’operazione militare denominata Giusta Causa, 26.000 marines invasero Panama, grazie all’autorizzazione del Presidente Bush, con lo scopo dichiarato di arrestare Noriega e garantire al popolo panamense un futuro più democratico e sicuro. L’operazione militare, in realtà, nascondeva il desiderio statunitense di instaurare al potere un uomo più funzionale ai propri interessi geopolitici. Spettacolare si rivelò il momento della cattura finale di Noriega che, rifugiatosi tra le mura della nunziatura apostolica, venne cinto d’assedio dalle forze americane, che lo fecero crollare psicologicamente dopo cinque giorni di ininterrotta musica rock fatta risuonare a tutto volume. L’intera operazione causò la morte, tra militari e civili innocenti, di quasi tremila persone, cadute sotto i colpi di bombe e proiettile al fosforo bianco, oltre ad un elevatissimo numero di profughi. Portato in Florida, Noriega fu condannato, attraverso un processo definito da più parti come una farsa, di traffico di droga, racket e riciclaggio di denaro.

La storia di Noriega non finisce negli Stati Uniti: dopo 17 anni di prigionia, nel 2010 viene estradato in Francia e qui incarcerato, con l’accusa di riciclaggio di denaro. La stessa Francia che, nella seconda metà degli anni ottanta, insignì Noriega del solenne omaggio della Legion d’Onore. Al contempo però, ne reclama la carcerazione anche Panama, dove Noriega dovrebbe scontare la condanna pendente per la sparizione di diversi oppositori politici durante gli anni tra il 1968 e il 1989 e per il massacro di Albrook, dove vennero torturati e giustiziati nove esponenti della Guardia Nazionale panamense.

Da qui la recente richiesta di estradizione, dalla Francia a Panama. Il necessario avvallo da parte di Washington è già avvenuto e sembra scontato anche il prossimo via libera da parte di Parigi. L’odissea carceraria di Noriega ben riassume le tante contraddizioni delle grandi potenze occidentali (USA e Francia, in questo caso) pronte a fare affari con personaggi qualificabili come criminali, per poi scaricarli e condannarli con indignazione al cambiare degli interessi in gioco.

A Panama, le reazioni alla possibile estradizione non si sono fatte attendere. Al timore dei parenti delle vittime del regime che Noriega, una volta in patria, possa godere di sconti della pena o regimi carcerari più lievi, si aggiungono quanti pensano che in questi anni Panama non abbia fatto nulla per assicurare il sanguinario generale alla giustizia.

In ogni caso, sui crimini commessi dal generale si è fatta ampiamente luce, grazie anche al paziente lavoro della Commissione della Verità tra il 2001 e il 2002, creata allo scopo di ricostruire gli anni bui del regime e rendere omaggio alle vittime. Panama si unisce così ad Argentina, Chile, El Salvador, Perú, Bolivia, Brasil e Paraguay, dove sono state istituite analoghe commissioni indipendenti per l’investigazione di quanto accaduto durante i rispettivi regimi dittatoriali. Con lo stesso scopo, “per la memoria, la verità e la giustizia”, è stata creata la piazza virtuale desaparecidos.org, in omaggio alle vittime dei diversi regimi in America latina.

Andrea Dalla Palma
(Inviato di Unimondo)

 

 

 

 

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