P. Sorge: “Non è il tempo di chiuderci in casa e di rinunciare a partecipare”

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Foto ©2009 RomaFictionFest

Dobbiamo, per responsabilità, contribuire a dare un indirizzo al nostro futuro. Non possiamo essere soltanto degli spettatori. Rosarno: perché è successo quel putiferio?

La crisi può essere congiunturale o strutturale. Noi, ora, stiamo vivendo una profonda crisi che è strutturale in quanto è finita la rivoluzione industriale ed è iniziata quella tecnologica. Un esempio: la casa. Quando anche il pavimento crolla, cade la struttura e viene a mancare ogni riferimento. Oggi siamo in questa situazione e c’è urgente bisogno di costruire un cambio di civiltà; un nuovo pavimento sul quale costruire la casa.

Anche la crisi della famiglia è strutturale; quale famiglia, come costruirla?

Crisi del lavoro e della scuola. Esuberi nel mondo del lavoro, cosa produrre e per chi produrre. La scuola che manca di un indirizzo completo in merito a cosa serve conoscere per vivere nel futuro e saperci rapportare con i vari soggetti sociali?

Siamo alla quinta crisi strutturale in duemila anni; la precedente ha avuto inizio con l’era industriale, nel “settecento”. Anche la Dottrina sociale della Chiesa, con la Caritas in Veritate dell’attuale Papa, proclama la “Populorum Progessio” come la Magna carta del 21° secolo. Si tratta del Documento di Paolo VI° che ha trattato dello sviluppo globale ed integrale. E’ la globalizzazione che determina lo sviluppo, quindi il modello sociale, così pure le malattie (l’influenza asiatica), le mafie ed altro? Attraverso le comunicazioni planetarie il mondo si va unificando, nel bene e nel male. La globalizzazione produce certamente cultura; ma quale cultura? Occorre essere presenti per contribuire a definire le nuove culture: che siano, sempre ed ovunque, a misura d’uomo.

 

Un mondo migliore è possibile

La situazione attuale che c’è nel mondo non può continuare: l’83% delle risorse vengono utilizzate soltanto da 900 milioni di persone, mentre gli altri 6 miliardi dispongono soltanto del 17%. E’ un problema strutturale che va affrontato e risolto.

Giovanni Paolo II° ebbe a scrivere, nel 2001, che non è più tollerabile che ci siano ancora queste pesanti ingiustizie. Sono 120.000 le persone che ogni anno muoiono di fame. La gente, poi, reagisce, anche in modo violento.

Sul tema della sicurezza, collegata all’immigrazione, c’è stata una forte degenerazione; non si può considerare l’immigrato un problema di ordine pubblico.

Questa cultura dominante è pericolosa. Il problema è complesso, ma, come ha scritto il Papa nel 2008, deve essere affrontato responsabilmente per costruire una nuova civiltà, che includa gli immigrati, non a creare paure e tensioni sociali. L’immigrato è sempre una persona, non solo un lavoratore disposto a lavorare a poco prezzo.

Siamo in una società avvelenata da alcune affermazioni insensate. C’è ancora bisogno di Dio nel contesto attuale? – Si, dice il Papa. Dobbiamo dare un anima alle nuove tecnologie; serve un etica che comprenda tutto lo sviluppo fatto dall’umanità. Connessione tra etica personale ed etica sociale. Ci vuole coerenza morale ed un giusto equilibrio per far crescere un anima etica nella cultura nichilista che pare essere dominante.

 

L’ora dei laici è suonata con il Concilio.

Oggi l’impegno dei cristiani va declinato attraverso la libertà collegata alla responsabilità. Nessuna struttura umana può essere valida e produrre benefici alla persona se manca la libertà e la responsabilità.

Poi ricorda come PaoloVI° nel 1967 ammoniva come il male peggiore del mondo fosse la mancanza di fraternità e di solidarietà. Tutti abbiamo bisogno di amore, verità e di tanta solidarietà reciproca. Senza una forte socialità non si può vivere bene; almeno in quest’era globale. Pensiamo e decidiamo quali strumenti adottare per uscire dalla palude nella quale siamo immersi e crescere bene insieme.

 

Verso quale Italia stiamo andando?

Bisogna innanzitutto conoscere e riflettere sulla situazione italiana. Nella Caritas in Veritate, al n° 61, il Papa tratta il ruolo dello Stato: non ci può essere sviluppo se non c’è la capacità di impegnare l’economia per il bene comune di tutti.

Il modello imperante, oggi, è preoccupante, e nessuno si sente contento. Personalmente non sono tranquillo di come si sta evolvendo la società attuale.

C’è troppa rassegnazione, sfiducia, si crede che non ci sia nulla da fare, che anche con il nostro impegno non cambi nulla. I cattolici, oggi, sono disorientati politicamente, dicono che sono “tutti uguali”. No: questo non è il tempo di chiuderci in casa e di rinunciare a partecipare, a riflettere, a valutare e a scegliere.

Padre Bartolomeo passa ad esaminare alcuni dati ed alcuni fatti avvenuti di recente.

Alle elezioni Europee il 39% dei cattolici non hanno votato; e qui era possibile esprimere tre preferenze. Certo, l’attuale sistema elettorale è una finzione, bisogna dirlo. Con il voto gli italiani possono soltanto ratificare ciò che i rappresentanti dei partiti hanno deciso, ossia chi mettere in lista e con quale ordine. Vuol dire che gli eletti sono alla mercé dei capi partito e che chi detiene la maggioranza del consenso può fare tutto quello che vuole. Questa non è più democrazia, ma populismo. Non soltanto quello di Berlusconi; c’è anche il comico Beppe Grillo ed altri. Il populismo nega nei fatti l’esercizio della democrazia; è una forma di dittatura con il consenso, ed è anche più pericolosa.

Ecco perché ci vuole un bilanciamento ed il controllo del potere politico, che avviene attraverso il Presidente della Repubblica e la Corte Costituzionale. Solo nella situazione attuale il potere giudiziario diventa nemico del Premier. Si dimentica che il giudizio di legalità, anche delle leggi, appartiene alla Magistratura.

L’equilibrio è necessario, anche perché la cultura politica che si sta diffondendo è aberrante, individualista e sta avvelenando ogni germe di civiltà. Quanto è avvenuto nel 2009 non è civiltà; la caccia al “nero” ed altre persone; il clima di odio che si sta diffondendo non è certo civiltà, meno ancora amore cristiano. Ci sono troppi esempi.

Dobbiamo fermare questo piano che vorrebbe considerare gli immigrati cittadini di serie B, che alimenta la paura e crea inutili contrapposizioni e tensioni sociali. Si punta sull’effetto psicologico della gente attraverso proposte che sono inique e che, di fatto, non possono venire realizzate, perché vanno contro la Costituzione italiana.

Come si può tacere, oggi, di questa puzza? – A Milano danno l’Ambrogino d’oro ai Vigili che maggiormente sono andati alla caccia dello straniero, fermandolo, magari, dieci volte per niente.

Abbiamo assistito a pesanti attacchi al cardinale Tettamanzi da parte di uomini di Governo; per di più che questi si dichiarano difensori del cristianesimo e si pongono, aspramente, contro l’Arcivescovo lombardo che presta troppa attenzione e da spazio ai mussulmani che vivono nella Diocesi di Milano. Quanta ipocrisia si sta diffondendo, anche nelle nostre comunità, senza che qualcuno se ne accorga e ci aiuti ad aprire gli occhi; distinguendo la verità dalla menzogna! L’Italia ha bisogno di laici maturi, responsabili verso i fratelli, incominciando dai cristiani.

Ricorda come il Concilio già aveva affidato ai Laici il compito di svolgere la loro attività singolarmente e in gruppo. La Dottrina sociale della Chiesa ci indica come testimoniare nelle opere e con la vita i principi cristiani. E’ la professionalità che aiuta a compiere le “opere buone”, ed è indispensabile per quanti entrano a far parte delle varie Istituzioni. Non si può usare la politica per fini religiosi, o per fare gli interessi della Chiesa altrimenti si cade nel fondamentalismo.

In politica, il cristiano agisce come laico. Dall’unica Fede si possono trarre scelte diverse. Il Catechismo della Chiesa cattolica dice che non ci sarà mai un partito in piena sintonia con lo stesso Catechismo. La religione di stato porta all’assolutismo, e non è libertà democratica.

Nell’attuale situazione italiana, ritengo che i cristiani possano militare nelle varie formazioni politiche, pur diverse nelle loro dichiarazioni e nei loro programmi. Nella Lega ritiene che sia possibile un’eventuale testimonianza, rischiando molto personalmente; ciò perché la cultura della Lega è, oggi, individualista; non parla neppure del bene comune ed è marcatamente xenofoba.

Ricordo diversi esempi di persone che storicamente si sono impegnate politicamente, mettendosi al servizio dei cittadini e delle Istituzioni che rappresentavano. Da De Gasperi, La Pira, Lazzati, Moro, Zaccagnini, Pertini ed altri. Laici che hanno agito con rettitudine morale, rispondendo, non alla Chiesa o al Partito ma alla propria coscienza, ampiamente formata. Persone che in percentuale non avevano ampi consensi, ma per la forza delle loro idee riuscivano a far passare le loro proposte.

L’esempio più conosciuto per il contagio delle idee riguarda Aldo Moro.

In merito alle prospettive ha ricordato che, in Italia, il bipartitismo all’americana è impossibile, mentre il bipolarismo ha bisogno di nuove iniziative, negli spazi intermedi, per recuperare quei dieci milioni di italiani che non votano più, perché delusi o perché non hanno ancora maturato l’idea che il sistema democratico si alimenta attraverso la partecipazione popolare.

Concludo. V’è la necessità che la Chiesa continui ad illuminare le coscienze e non dia mai indicazioni in merito alle alleanze politiche. Certo, ha rimarcato, ci vuole un laicato cattolico maturo. E’ una illusione pensare alla difesa del crocifisso contro i mussulmani. Gesù vuole diffondere l’Amore, non essere piantato al muro! Il Magistero della Chiesa dica chiaro ciò che si deve fare in coscienza, la quale è trascendenza, secondo una celebre frase di Sandro Pertini.

In merito ai mezzi di informazione, richiamo al pericolo della manipolazione ed auspico che le notizie abbiano a circolare maggiormente e liberamente, incominciando da ciò che è utile per una crescita culturale, sociale e di relazione, perché tutte le persone siano poste nella condizione di conoscere, quindi di pensare e di riflettere, sapendo che il futuro dell’Italia e del mondo sarà ciò che noi oggi decidiamo che sia.

Giuseppe Delfrate

(Relazione raccolta al cinema “Agotà” di Ospitaletto. Sintesi non rivista dal relatore)

 

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