La crisi climatica e le nuove generazioni

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L’ondata di caldo che ha investito l’Italia e l’Europa, già a corto di risorse idriche da mesi, sta favorendo il diffondersi di centinaia di incendi (anche quelli dolosi, che hanno trovato il terreno ideale per diffondersi) e sta producendo danni incalcolabili alla salute umana, oltre che all’ecositema Terra. I più a rischio? L’allarme inascoltato era arrivato già nel 2021 con lo studio “Born into the Climate Crisis: Why we must act now to secure children’s rights”, pubblicato da Save the Children e della Vrije Universiteit Brussel (VUB), secondo il quale “In media, in base agli impegni iniziali di riduzione dell’Accordo di Parigi, i bambini nati nel 2020 dovranno affrontare un numero di ondate di caldo torrido quasi sette volte superiore a quello dei loro nonni, nonché un numero di incendi devastanti doppio” e questo perché la crisi climatica sta rendendo questo tipo di eventi meteorologici estremi più frequenti e più gravi. Per Save the Children oggi “Milioni di bambini in tutta Europa rischiano di contrarre malattie respiratorie, renali e sono esposti ad altri rischi per la salute a causa delle temperature record che stanno attraversando il continente” una valutazione che per l’ong “Dovrebbe essere un monito per i leader mondiali ad agire con urgenza sulla crisi climatica, al fine di ridurre l’esposizione dei minori a pericolose ondate di calore e proteggere le generazioni future”. 

Secondo i climatologi lo scorso mese di luglio le popolazioni di Francia, Spagna e Portogallo hanno dovuto affrontare ondate di calore estreme e incendi che hanno costretto decine di migliaia di persone ad abbandonare le proprie case. Centinaia sono stati i decessi per le temperature che hanno raggiunto i 47 gradi mentre nel Regno Unito, per la prima volta nella storia, il Met Office ha emesso un allarme “rosso” per il caldo eccezionale che in alcune parti del Paese ha toccato temperature di 40 gradi. Le ripercussioni della crisi climatica e ambientale si fanno sentire anche in Italia dove un anno fa l’Atlante infanzia (a rischio) 2021 di Save the Children avvertiva che i bambini rischiavano di subire in modo pesante i disagi climatici: “Il Sud Italia, in particolare, i comuni con bassa resilienza a fenomeni di questo tipo e le aree più urbanizzate, subiranno forti impatti negativi dal cambiamento del clima, soprattutto in riferimento a fenomeni estremi come le ondate di calore o le precipitazioni intense. Già oggi i centri urbani sperimentano temperature più elevate anche di 5 – 10°C rispetto alle aree rurali circostanti. Un dato importante se si considera che i centri urbani occupano più del 2% della superficie terrestre e in città viene consumato circa il 90% delle risorse prodotte nel mondo”.

Le conseguenze per i più piccoli non si limitano alle magliette sudate. Secondo i medici che hanno contribuito alla ricerca “Più i bambini sono esposti al caldo estremo e maggiore è il rischio di malattie respiratorie e renali, febbre e squilibrio elettrolitico che possono alterare una serie di funzioni critiche, comprese quelle cardiache e neurologiche, e causare grave disidratazione, esaurimento e il colpo di calore, che se non trattato può danneggiare rapidamente il cervello, il cuore, i reni e i muscoli, risultando in alcuni casi fatale”. Come sempre mantenersi idratati, stare al fresco e al riparo dal sole può ridurre le probabilità di ammalarsi, ma per Yolande Wright, direttrice dell’area povertà infantile e clima di Save the Children, “Purtroppo, la realtà di queste ondate di calore non limita solo il tempo libero nel parco o sulla spiaggia. Queste temperature elevate sono pericolose per la nostra salute e per le nostre vite, in particolare per i bambini, che sono quotidianamente più vulnerabili a causa del loro continuo sviluppo fisico e della minore capacità di regolare la temperatura corporea”. Secondo la Wright “Mentre il mondo si riscalda, e non ci sono segnali di azioni sufficienti per limitare il riscaldamento, sono i bambini, con tutta la vita davanti a loro, a sopportare il peso maggiore. La crisi climatica colpisce in modo sproporzionato soprattutto i bambini dei Paesi a basso e medio reddito e delle comunità svantaggiate”.

Come era facile immaginare, anche Save The Children ricorda che i bambini più esposti al clima e alle sue drammatiche conseguenze sono quelli colpiti da disuguaglianze e discriminazioni, “Come quelli provenienti da famiglie a basso reddito o da comunità di rifugiati, sono più a rischio perché è più probabile che non abbiano accesso ad un’assistenza sanitaria di qualità e che abbiano patologie di base o che siano malnutriti. Le famiglie a basso reddito hanno meno possibilità di accedere ad abitazioni più fresche e spaziose, che le aiutano a mettersi al riparo dal caldo torrido, così come difficilmente possono permettersi si avere condizionatori o ventilatori". Oggi l’aumento vertiginoso dei costi dell’energia e più in generale della vita, costringono le famiglie a prendere decisioni critiche tra l’uso dell’elettricità per alimentare ventilatori, frigoriferi e congelatori, quando li posseggono, e l’alimentazione dei propri figli. 

Che fare? Per la Wright occorre svegliarsi: “Abbiamo bisogno che i leader facciano tutto ciò che è in loro potere per limitare il riscaldamento delle temperature a 1,5 gradi al di sopra dei livelli preindustriali e per definire piani adeguati ad aiutare le comunità ad adattarsi alla nostra nuova normalità. Sappiamo che sono necessari cambiamenti fondamentali per affrontare sia le crescenti disuguaglianze che il caos climatico. Altrimenti, staremmo deludendo [oltre che mettendo in pericolo] i nostri figli”.

Alessandro Graziadei

Sono Alessandro, dal 1975 "sto" e "vado" come molti, ma attualmente "sto". Pubblicista, iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2009 e caporedattore per il portale Unimondo.org dal 2010, per anni andavo da Trento a Bologna, pendolare universitario, fino ad una laurea in storia contemporanea e da Trento a Rovereto, sempre a/r, dove imparavo la teoria della cooperazione allo sviluppo e della comunicazione con i corsi dell'Università della Pace e dei Popoli. Recidivo replicavo con un diploma in comunicazione e sviluppo del VIS tra Trento e Roma. In mezzo qualche esperienza di cooperazione internazionale e numerosi voli in America Latina. Ora a malincuore stanziale faccio viaggiare la mente aspettando le ferie per far muovere il resto di me. Sempre in lotta con la mia impronta ecologica, se posso vado a piedi (preferibilmente di corsa), vesto Patagonia, ”non mangio niente che abbia dei genitori", leggo e scrivo come molti soprattutto di ambiente, animali, diritti, doveri e “presunte sostenibilità”. Una mattina di maggio del 2015 mi hanno consegnato il premio giornalistico nazionale della Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue “Isabella Sturvi” finalizzato alla promozione del giornalismo sociale.

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