L’evoluzione della mobilità italiana? Noleggio e car sharing!

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Nei primi mesi del 2017 quasi 1 auto su 4 è stata immatricolata per diventare “a noleggio”. Ogni giorno in Italia per ragioni di business e turismo circa 674.000 persone utilizzano i servizi del noleggio a lungo termine, 89.000 quelli del noleggio a breve termine e oltre 17.000 sono quelli che si affidano a servizi di car sharing. Sono questi alcuni dei dati diffusi lo scorso 26 maggio dall’Associazione nazionale industria dell’autonoleggio e servizi automobilistici (Aniasa) che ha presentato il rapporto “Il Car Sharing in Italia: soluzione tattica o alternativa strategica?” dal quale emerge che “L’ininterrotta crescita dei servizi di noleggio veicoli e car sharing conferma l’evoluzione della mobilità italiana dalla proprietà alla formula on demand”.  È la conferma dello stato di buona salute del comparto, che sta contribuendo al rinnovo del parco auto nazionale, immettendo sulle strade veicoli più sicuri e meno inquinanti e che per l’Aniasa “potrebbero aumentare con una configurazione strutturale del super-ammortamento e con un’estensione dell’iper-ammortamento ai veicoli a basse emissioni e alle infrastrutture di ricarica elettrica”. Un occasione per avviare un circolo virtuoso e più sostenibile del parco auto circolante simile a quello già in corso in altri Paesi Europei.

L’Aniasa ha sottolineato che le attività di noleggio veicoli, reduci da un biennio di aumenti a doppia cifra (+18% nel 2014 e +22% nel 2015), “hanno registrato anche nel 2016 una forte crescita delle immatricolazioni: quasi 375 mila nuove targhe tra auto e veicoli commerciali. Il giro d’affari del settore ha superato la cifra record di 6 miliardi di euro, in espansione del 10% rispetto al 2015, con una flotta complessiva che ha sfiorato le 800.000 unità, pari a 100.000 veicoli in più sull’anno precedente”. Tutto ciò ha portato il settore ad incidere come mai prima d’ora sul mercato dell’auto tanto che lo scorso anno, in Italia, più di un’auto su cinque è stata immatricolata ad uso noleggio. Questi risultati sono per l’Aniasa frutto di varie dinamiche convergenti: “la crescente domanda di mobilità turistica e di business, il rinnovo e l’ampliamento delle flotte aziendali, la spinta dei veicoli commerciali trainati dal boom dell’e-commerce, la nuova clientela nell’area delle micro-imprese, dei professionisti e dei consumatori privati, cui si è aggiunto il noleggio mid-term (la disponibilità dei veicoli da un mese a un anno) e i benefici effetti determinati dalla misura del super-ammortamento”.

Secondo il presidente Aniasa Andrea Cardinali, l’accelerazione dello sviluppo anche del car sharing, “da un lato conferma la centralità delle quattro ruote nel sistema di trasporto nazionale, e dall’altro evidenzia il passaggio graduale da un modello di mobilità individuale fondato sulla proprietà del bene ad uno basato sulla condivisione”.  I dati registrati a fine 2016 danno conto di un fenomeno in grande sviluppo in diverse città d’Italia con un aumento del 70% rispetto al 2015 nella distribuzione di tessere per i servizi di car sharing arrivate a 1.080.000 per una flotta di 6.000 veicoli, un più 33% rispetto all’anno prima. Il rapporto spiega che “L’utente tipo, maschio, 38 anni, è pendolare e lo utilizza per raggiungere il lavoro; possiede in media 2,8 tessere per servizi di car sharing e se ne serve senza preferenze per particolari operatori o modelli, verificando la disponibilità del veicolo più vicino”. Così in Italia grazie all’auto condivisa, quasi 2 utenti su 10 hanno già rinunciato all’auto di proprietà, che presenta costi di gestione più onerosi rispetto al car sharing e viaggiano in compagnia di una o più persone, abbattendo ulteriormente i costi della mobilità e quelli ambientali. 

Se però il car sharing è sempre più diffuso è ancora utilizzato come strumento di mobilità saltuario e sporadico, in alternativa all’auto di proprietà e al trasporto pubblico. “Per trasformare il car sharing da alternativa tattica a soluzione strategica per la mobilità urbana, le Istituzioni nazionali e locali dovrebbero uniformare la normativa sul settore e rendere omogenee le condizioni di utilizzo nelle cittàha spiegato Aniasa. Anche se i dati testimonino lo sviluppo costante del car sharing in città, per Cardinali “Restano alcune rigidità che rischiano di ingessare un mercato fortemente dinamico, con enormi potenzialità di sviluppo per la mobilità, urbana e non solo. Manca innanzitutto una definizione normativa di vehicle sharing, così come una cornice legislativa unica per gli operatori pubblici e privati, i quali oggi si confrontano con regolamentazioni del servizio disomogenee fra una città e l’altra, che creano anche confusione nell’utente finale specialmente quando è in trasferta”. Come testimonia la ricerca, è necessario quindi, un potenziamento delle infrastrutture, prevedendo, tra l’altro, parcheggi dedicati e di scambio intermodale presso stazioni ferroviarie e della metropolitana, centri commerciali, poli universitari e ospedalieri: “vere e proprie isole della mobilità dove l’utente possa cambiare mezzo di trasporto in modo agevole, e soprattutto garantito”.

Ma potendo contare pienamente sul car sharing, gli italiani sarebbero realmente disposti a rinunciare all’auto? Dall’analisi dell’ Aniasa emerge come in realtà l’auto condivisa al momento rappresenta un’opportunità di mobilità aggiuntiva, eventualmente sostitutiva della seconda auto. “Il 43% degli utilizzatori non è ancora pronto ad abbandonare la propria vettura e il 32% lo farebbe se solo potesse affidarsi pienamente al car sharing, ma l’11% ha rinunciato a comprare un’auto e il 6% ne ha già venduta una, passando al car sharing”. È chiaro che l’auto condivisa sta ormai modificando le abitudini di mobilità degli italiani, frutto di esigenze diverse che trovano nel risparmio, nella flessibilità e nella praticità del servizio una risposta che non sempre il trasporto pubblico riesce a dare anche nelle grandi città come Milano e Roma, che si confermano città d’elezione dell’auto condivisa assorbendo l’80% del business nazionale. Ora perché il car sharing diventi una vera alternativa italiana è però necessario che esso si integri pienamente nel sistema mobilità, grazie a leggi chiare e ad una maggiore sinergia tra pubblico e privato. L'economia familiare e quella ambientale, intanto, ringraziano.

Alessandro Graziadei

Sono Alessandro, dal 1975 "sto" e "vado" come molti, ma attualmente "sto". Pubblicista, iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2009 e caporedattore per il portale Unimondo.org dal 2010, per anni andavo da Trento a Bologna, pendolare universitario, fino ad una laurea in storia contemporanea e da Trento a Rovereto, sempre a/r, dove imparavo la teoria della cooperazione allo sviluppo e della comunicazione con i corsi dell'Università della Pace e dei Popoli. Recidivo replicavo con un diploma in comunicazione e sviluppo del VIS tra Trento e Roma. In mezzo qualche esperienza di cooperazione internazionale e numerosi voli in America Latina. Ora a malincuore stanziale faccio viaggiare la mente aspettando le ferie per far muovere il resto di me. Sempre in lotta con la mia impronta ecologica, se posso vado a piedi (preferibilmente di corsa), vesto Patagonia, ”non mangio niente che abbia dei genitori", leggo e scrivo come molti soprattutto di ambiente, animali, diritti, doveri e “presunte sostenibilità”. Una mattina di maggio del 2015 mi hanno consegnato il premio giornalistico nazionale della Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue “Isabella Sturvi” finalizzato alla promozione del giornalismo sociale.

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