Italia: Ong chiedono lo stop alla diga etiope Gibe III, la ditta Salini replica

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Lavori di perforazione a Gibe II - Foto: stopgibe3

La rete di ong europee Counter Balance, Friends of Lake Turkana, Survival International, International Rivers e la campagna italiana CRBM hanno lanciato ieri una campagna internazionale e una petizione online per chiedere lo stop ai finanziamenti per la costruzione della diga di Gibe III, in Etiopia.

"La diga - sostengono le Ong - metterebbe in pericolo i terreni abitati da 500mila indigeni tribali dell’Etiopia del Sud e della parte settentrionale del Kenya, la cui sicurezza alimentare dipende strettamente dalle risorse naturali e dal delicato equilibrio dell’ecosistema locale. Facendo cessare il flusso naturale delle acque del fiume, lo sbarramento distruggerebbe i raccolti, impedirebbe il pascolo nei pressi delle rive e eliminerebbe le riserve ittiche presenti nel Lago Turkana, il più grande invaso desertico del mondo. L’ecosistema e le tradizioni culturali della Bassa Valle dell’Omo e dello stesso lago Turkana, entrambi riconosciuti come Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, andrebbero persi per sempre".

I lavori, in carico all’impresa di costruzione italiana Salini, sono iniziati nel 2006, ma il governo di Addis Abeba ha bisogno di circa un miliardo di euro per il completamento dell’opera. "A dispetto di una lunga serie di violazioni, il nostro esecutivo e quello keniano, la Banca europea per gli investimenti, la Banca mondiale e la Banca africana per lo sviluppo stanno attualmente valutando un possibile finanziamento" - afferma Caterina Amicucci della CRBM.

La società Salini è la stessa azienda costruttrice dell’impianto idroelettrico Gilgel Gibe II parzialmente collassato pochi giorni dopo la sua inaugurazione, avvenuta il 25 gennaio scorso alla presenza del Ministro degli Esteri Frattini. Secondo la ditta Salini il crollo sarebbe stato causato da "un problema tecnico in fase di prova" dovuto ad "un imprevisto geologico" in quanto l'opera è realizzata nella Rift Valley, "una della faglie del Continente africano".

Secondo la ditta Salini Costruttori "il progetto Gibe è una grande occasione di sviluppo per l’Africa". Con un comunicato emesso ieri la ditta Salini accusa le Ong di fare una "azione irresponsabile e priva di fondamento tecnico e scientifico contro il progetto Gibe". Secondo la ditta "tutte le affermazioni critiche contenute nell’appello di Survival, infatti, per quanto possano apparire suggestive ai non addetti ai lavori, o sono false o sono frutto di elementari errori aritmetici e tecnici se non addirittura di macroscopici errori di fatto". La Salini Costruttori annuncia infine che "si difenderà in ogni sede da ulteriori attacchi immotivati e diffamatori che recano un danno gravissimo non solo all’Azienda ed alla dignità dei propri tecnici e lavoratori, ma anche e soprattutto allo sviluppo dell’intero Corno d’Africa".

La diga - secondo le Ong promotrici della campagna - non rispetterebbe la costituzione etiope, alcune convenzioni internazionali, le politiche di salvaguardia ambientale delle istituzioni finanziarie internazionali e le priorità strategiche della World Commission on Dams. "La maggior parte della popolazione impattata ha ricevuto pochissime informazioni sul progetto e le sue conseguenze negative, senza poter peraltro esprimere il loro eventuale dissenso al riguardo, vista la forte repressione messa in atto dall’esecutivo guidato da Meles Zenawi" - spiega Amicucci.

“La diga si rivelerà un disastro causato dall’uomo e inoltre viola legislazioni nazionali e internazionali” - sostiene l'attivista della CRBM. “Per queste ragioni il progetto non deve essere finanziato dalle istituzioni finanziarie internazionali e dalle agenzie di sviluppo, che, a partire dalla cooperazione italiana, devono subito evitare qualsiasi coinvolgimento” - conclude Amicucci.

Lo scorso anno la Amicucci ha trascorso tre settimane in Etiopia per monitorare raccogliere informazioni sugli impatti dei progetti Gibe II e Gibe III, i cui lavori sono iniziati da alcuni mesi e ha redatto un dettagliato rapporto in inglese (in .pdf) e italiano (in .pdf). Nel marzo scorso la CRBM insieme alle altre Ong che compongono la coalizione europea 'Counter Balance', ha chiesto alla Banca europea per gli investimenti (BEI) di non fornire prestiti per la costruzione della diga di Gilgel Gibe III in Etiopia. "Nonostante la Banca mondiale abbia deciso di non sostenere né Gibe II né Gibe III, la BEI nel 2004 ha garantito un prestito di 50 milioni per la realizzazione della diga di Gibe II ed al momento sta valutando se entrare nel progetto di Gibe III, i cui impatti socio-ambientali, come evidenzia il rapporto della nostra missione, sono devastanti" - riportava un comunicato della Crbm.

"Nella Valle dell’Omo, il governo etiope progetta anche di affittare vaste aree di terra indigena a compagnie e governi stranieri per coltivazioni agricole su larga scala, biocarburanti inclusi. Per l’irrigazione verrà attinta acqua dalla diga" - sottolinea Survival International. "La maggior parte dei popoli colpiti non sa nulla del progetto e il governo etiope si sta avventando contro le organizzazioni tribali". L’anno scorso, nella parte meridionale del paese le autorità hanno sciolto almeno 41 associazioni locali rendendo impossibile il dialogo e lo scambio di informazioni sulla diga tra le varie comunità.

Il fiume Omo è il principale affluente del famoso Lago Turkana del Kenia. Modificando la portata del fiume, la costruzione della diga minaccia anche la sopravvivenza di circa 300mila persone che pescano e pascolano le loro mandrie sulle sponde del lago. La valle dell’Omo e il Lago Turkana sono ambienti di straordinaria importanza archeologica e ambientale, dichiarati entrambi Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.

“Per le tribù della valle dell’Omo” - ha dichiarato Stephen Corry, direttore generale di Survival, “la diga Gibe III sarà un cataclisma di ciclopiche proporzioni. Perderanno le loro terre e tutti i loro mezzi di sussistenza ma, ciò nonostante, ben pochi sanno cosa sta per accadere. Nell’assegnazione dei lavori, il governo etiope ha violato la sua costituzione e la legge internazionale. Nessuno ente degno di rispetto dovrebbe finanziare questo atroce progetto". [GB]

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