Italia: “LasciateCiEntrare” chiede l’accesso alla stampa ai CIE e CARA

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Militari in un CIE - Foto da perlapace.it

Decine e decine di giornalisti italiani e stranieri, rappresentanti di associazioni, movimenti, semplici cittadini hanno partecipato ieri alle manifestazioni “LasciateCIEntrare” promosse davanti ad alcun CIE e CARA italiani per reclamare il diritto di accesso ai giornalisti. “La circolare del ministro Maroni vieta categoricamente l'entrata in questi centri ai giornalisti. Una decisione assolutamente incomprensibile che rende questi centri luoghi privi di fondamentali diritti democratici per chi coattivamente è presente” - denunciano i presidenti dell'Ordine dei giornalisti, Enzo Iacopino, e della Fnsi, Roberto Natale che ieri erano davanti al Cie di Roma a Ponte Galeria.

“CIE (Centri di Identificazione) e CARA (Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo), sono da tempo Off-Limits per l’informazione, cioè luoghi interdetti alla società civile e in cui soltanto alcune organizzazioni umanitarie arbitrariamente scelte riescono ad entrare. Ma – segnala l’appello della manifestazione - la circolare del Ministro dell’interno, la n. 1305 emanata il 1 aprile 2011, ha reso ancora più inaccessibili tali luoghi, fino a data da destinarsi, in nome dell’emergenza nordafricana. Giornalisti, sindacati, esponenti di associazionismo antirazzista umanitario nazionale e internazionale, presenti nel territorio in cui sono ubicati, sono considerati secondo detta circolare ‘un intralcio’ all’operato degli enti gestori e per questo tenuti fuori”.

Tutto questo “si traduce di fatto in una sospensione del diritto-dovere di informazione che si va ad aggiungere alle tante violazioni già riscontrate in questi centri. Non potendo entrare diviene legittimo pensare che in essi si determinino condizioni di vita inaccettabili e ripetute violazione dei diritti. Le poche fonti reperibili di notizie diventano i video registrati da cellulari, dagli immigrati trattenuti nei centri, le lettere che riescono a partire dall’interno, le telefonate e le testimonianze rese da chi esce o fugge, e quanto arriva non è certo dimostrazione di trattamento rispettoso dei diritti umani”.

Proprio nei giorni scorsi Fortress Europe ha reso note le foto delle violenze subite da giovane tunisina reclusa nel CIE di Roma, a Ponte Galeria, che mostra gli evidenti segni di percosse e manganellate sulla schiena e sul braccio. I fatti risalgono agli inizi di giugno e Fortress Europe – che ha ricevuto le foto da una fonte anonima – le pubblica soltanto adesso perché nel frattempo la ragazza è stata rimessa in libertà e non rischia ritorsioni: per motivi di sicurezza e di privacy non viene riferita l'identità della vittima dell'aggressione.

L’agenzia Redattore Sociale segnala anche altri episodi di violenza che ogni giorno si verificano nei vari centri in tutta Italia. Stando alle testimonianze dirette, i reclusi in diversi CIE verrebbero legati con lo scotch “come polli” e alle ragazze verrebbero fatte iniezioni di tranquillizzanti, mentre diversi reclusi, nel tentativo di non essere rimpatriati, usano lamette da rasoio per procurarsi tagli e ferite e essere così ricoverati al Pronto soccorso.

Le associazioni promotrici della manifestazione di ieri evidenziano inoltre come “il prolungamento votato nei giorni scorsi dal parlamento, che consente di trattenere le persone non identificate nei Cie fino a 18 mesi, aumenta il disagio e la sofferenza in cui si ritrovano persone che non hanno commesso alcun reato. Gravi lacune si registrano poi nell’esercizio del diritto alla difesa”.

“Le Acli non possono condividere questa politica ‘punitiva’ adottata dal Governo nei confronti degli stranieri giunti nel nostro Paese a seguito della situazione nordafricana” - ha commentato Antonio Russo, responsabile dell’immigrazione delle ACLI. «L’effetto combinato dei due provvedimenti (cioè della circolare Maroni e del prolungamento del periodo di detenzione – ndr) è quello di trasformare i Centri per immigrati in moderni campi di detenzione, di fatto ‘incarcerando’ per 18 mesi persone che non si sono macchiate di alcun reato e impedendo agli operatori dell’informazione di raccontare e documentare la realtà”.

“Ancora una volta – ha aggiunto Russo – piuttosto che attivare le forme consentite dalla direttiva europea sui rimpatri assistiti, che potrebbero agevolare il ritorno dei migranti nei Paesi d’origine con minore aggravio di risorse economiche, si sceglie la soluzione ad effetto, che risponde meglio alla logica propagandistica di confinare gli immigrati fuori dai territori, anche a costo di violare il diritto internazionale e le leggi italiane”. Le Acli “auspicano che la pressione dell’opinione pubblica e della società civile organizzata induca il Governo a rivedere al più presto le sue posizioni, adottando misure più ragionevoli e più rispettose dei diritti civili”.

Terre des Hommes ha posto l’attenzione sulle condizioni dei bambini detenuti in questi centri e sulle violazioni dei loro diritti. “Da tempo denunciamo le condizioni di degrado umano in cui sono lasciati i minori migranti” – ha dichiarato Federica Giannotta, responsabile diritti dei bambini di Terre des Hommes. “Oltre a permanere per tempi lunghissimi in centri non adeguati dal punto di vista igienico, questi bambini sono sospesi in un limbo giuridico, in totale violazione di quelle che dovrebbero essere le procedure di accoglienza e protezione previste dal nostro Paese”.

Attraverso il progetto FARO, Terre des Hommes offre assistenza giuridica e legale ai detenuti. “Ogni giorno raccogliamo testimonianze drammatiche. Ma Il fatto che occhi esterni di giornalisti e fotografi della stampa nazionale e internazionale non possano registrare quanto ogni giorno le organizzazioni umanitarie presenti sul territorio, invece, loro malgrado vedono, è una violazione evidente di un principio – quello della libertà di stampa – che dovrebbe essere indiscutibile e inviolabile, in un Paese democratico come l’Italia. Questo fatto, già di per sé molto grave, lo è ancora di più quando, come in questo caso, a pagare le conseguenze di un ‘dietro le quinte’ silenzioso, vi sono bambini, che stanno vivendo un vero e proprio dramma”. [GB]

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