Festival dell’informazione indipendente: quando l’Italia va

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Cambiamento: parola violata da chi in tempi di campagne elettorali si autoproclama portatore di una nuova era, pur rimanendo invischiato in dinamiche che appartengono al passato. Politici, opinionisti e mass media raccontano in maniera del tutto autoreferenziale un’Italia decadente, immobile e volgare. Tutti parlano del cambiamento, tutti lo temono. Con Daniel Tarozzi questa parola ritorna ad essere autentica. E a parlarci di un’Italia diversa.

Sabato 22 giugno, ore 15.30. Avete da fare? Perché se siete dalle parti di Trento, per la precisione ad Arco, vi consigliamo di non perdervi la chiacchierata con Daniel Tarozzi, che sarà ospite al Festival dell’Informazione Indipendente al Parco Rock Master. Perché non si può proprio mancare all’appuntamento con un giornalista che per una volta ci parla di un’Italia virtuosa, che funziona, che applica stili di vita sostenibili. E il Festival è decisamente il palcoscenico ideale per questo intervento: giunto quest’anno alla sua 4^ edizione, orientato fin dall’inizio con impegno e passione a cercare di ridurre al minimo l’impatto ambientale, questo evento è un esempio pratico di riduzione dell’impronta ecologica: non si vedono in giro bottigliette di plastica ma si beve solo acqua gratuita del rubinetto, servita in brocche di vetro; le stoviglie sono biodegradabili e compostabili; viene proposto un servizio di raccolta differenziata; si utilizza energia elettrica da fonti rinnovabili e si chiede ai partecipanti di raggiungere il luogo dell’evento con mezzi non inquinanti.

Il Festival inoltre non si avvale di nessuno sponsor da parte di realtà lavorative di alcun genere e si avvale, come unico contributo, di un finanziamento da parte del Comune di Arco: l’entrata è libera e gratuita per tutti, ma se volete saperne di più sul sito trovate il programma completo per l’edizione di quest’anno che, tra le molte proposte, offre momenti di condivisione delle pratiche di Yoga, laboratori di autoproduzione e occasioni di incontro con i circoli del Movimento per la Decrescita Felice del nord Italia.

Ma torniamo a Daniel. Giornalista dicevamo, ma anche documentarista, laureato nel 2002 in Scienze della Comunicazione e fondatore e direttore della testata Ilcambiamento.it, parola inflazionata e abusata che qui si riprende di diritto il suo significato autentico: sciacquata dalle appartenenze elettorali diventa un progetto originale ispirato e finanziato dall’Associazione Paea. Non solo un progetto a dire il vero, ma soprattutto un luogo, prima virtuale e poi finalmente reale, di incontro e confronto, creato per costruire insieme le alternative necessarie al nostro Paese, al nostro Pianeta, a una vita semplicemente migliore. Al centro l’ecologia, il saper fare, i nuovi stili di vita, la decrescita, la permacultura, l’efficienza energetica, la bioedilizia e molto altro ancora. “Ma soprattutto un diverso modo di concepire il giornalismo, la ricerca di un’informazione autentica, lontana da pregiudizi e da influenze economiche e politiche [la testata non riceve, per scelta, alcun finanziamento pubblico, ndr], con un occhio a quello che succede nel resto del mondo, specie in quello lontano dai riflettori dei media.”

La comunità – anzi, le comunità trovano qui il contesto ideale e più fertile per costruire il cambiamento, e il giornale diventa prima il pretesto e poi lo strumento per farvi confluire proposte pratiche e concorrere a realizzarle, attraverso mezzi e prospettive d’azione individuale e sociale autentiche.

Il 9 settembre 2013 Daniel ha intrapreso, in collaborazione con “Il Fatto Quotidiano” (sul quale ha anche un blog), un lungo viaggio in quest’Italia che cambia. Ha scelto di attraversare la nostra penisola con un chiodo fisso in testa: stanare e raccontare quelle esperienze che raramente vediamo in tv e di cui non leggiamo spesso sui giornali. Perché “stanare”? Perché spesso le storie che meriterebbero di essere protagoniste sono quelle di chi in silenzio e con determinazione ha messo in moto le energie e ha cominciato a raddrizzare, rivoluzionare, correggere e rifare, senza eco né megafoni. Non solo l’Italia dell’associazionismo, ma anche l’Italia degli orti collettivi, delle transition town, dei progetti di co-housing... Quell’Italia che vale davvero la pena raccontare. Il viaggio, che si è concluso pochi giorni fa, lo ha portato a incontrare una penisola “sfaccettata, fatta di manager e di giovani “diversamente occupati”, di uomini e donne, di esperienze radicali e di politiche virtuose, di successi, ma anche di sconfitte, difficoltà, preoccupazioni”. Daniel ha fatto questo viaggio in camper, ma non è il solito tour elettorale, statene certi! Accompagnato dal suo pc e dalla telecamera, il suo è stato un “passaggio da nord a sud” attraverso storie, sguardi ed esperienze che saranno raccolte in un documentario, filo rosso una domanda: “Esiste davvero la possibilità di un mondo diverso o devo arrendermi alla decadenza raccontata quotidianamente dai mass media?”

Tutto ciò che ha visto e sentito Daniel l’ha raccontato anche in un libro che uscirà a luglio edito da Chiarelettere, ma sarà solo l’ultima in ordine di tempo di una serie di inchieste: da gli OGM in Italia, libro allegato al dvd “Il mondo secondo Monsanto“, ai documentari, tra cui “Primavere a Sarajevo” (con Andrea Boretti e Francesca Giomo), “Oltre Mumbai” (con Stefano Zoja e Silvia Tagliabue), “I sentieri della Memoria” (con Francesca Giomo), “Haiti l’isola spezzata”, “Sambiiga, Altro Fratello” (con Andrea Boretti e Michele Dotti).

Senza volerlo viene da canticchiare quella canzone di Francesco De Gregori, con la malinconia e allo stesso tempo la forza dell’ “Italia con le bandiere, l’Italia nuda come sempre / l’Italia con gli occhi aperti nella notte triste, / viva l’Italia, l’Italia che resiste”. E ascoltando Daniel non possiamo non condividere che si tratta di un’Italia “fatta di movimenti, fatta di artigiani, di laureati, di contadini. Un’Italia fatta di giovani e di anziani, di donne e di uomini, di amministrazioni e di gruppi. Di esperienze radicali e di esperienze “integrate”. Di chi cerca di cambiare il mondo e di chi lotta per cambiare se stesso. Di chi ha detto basta al “lavoro” tradizionale, di chi ha detto basta alla politica tradizionale, di chi ha deciso di lasciare la città e di chi ha deciso di entrare in transizione. L’Italia dei “downshifter”, dei decrescenti, dei bioregionalisti, dei comuni virtuosi”.

L’Italia cui possiamo appartenere insomma. Che vive con poco e che cambia, senza miracoli sbandierati, ma spesso sottovoce e poco per volta.

Anna Molinari

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