F-35: chi vota no, chi sì, chi straparla e chi ha il mal di pancia

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Volti per il "No F-35" - Foto: Taglia le ali alle armi

Le notizie, le dichiarazioni e le smentite si ricorrono nelle agenzie, nei media e sui sociali network. Ed è quindi opportuno, in vista del voto che dovrebbe tenersi oggi alla Camera sulla mozione conosciuta come “No F-35” fare il punto della situazione. La mozione, come abbiamo riportato, è stata promossa dalla campagna “Taglia le ali alle armi” ed è firmata da 158 parlamentari di SEL, M5S e 19 del PD ma anche da due parlamentari di Scelta Civica (Gigli e Sberna) e chiede la cancellazione della partecipazione italiana al programma di sviluppo e acquisto dei cacciabombardieri F-35.

 

Innanzitutto la mozione “No F-35”

Si tratta della mozione n. 1/00051 “Concernente la partecipazione italiana al programma di realizzazione dell’aereo Joint Strike Fighter-F35” che vede come primi firmatari Marcon (SEL), Spadoni (M5S), Beni (PD) e Sberna (SCPI). Questa mozione porta la firma di tutti i deputati del M5S e di SEL, di 19 deputati del PD (Beni, Mattiello, Gadda, Amoddio, Bossa, Capone, Civati, Coccia, Fossati, Incerti, Mognato, Raciti, Scuvera, Zanin, Zappulla, Gasbarra, Decaro, Marzano e Pastorino).

Mancano all’appello, nomi conosciuti dal mondo dell’associazionismo oggi parlamentari del PD come Luigi Bobba (già presidente delle Acli), Ermete Realacci (presidente onorario di Legambiente), Edoardo Patriarca (già presidente del Centro Nazionale per il Volontariato) e Alfredo Bazoli (presidente di Mine Action onlus), giusto per ricordarne alcuni. Per non parlare dei “renziani” e dei “giovani turchi” o dei rappresentanti di altre correnti del PD che non hanno sottoscritto la mozione: a tutti questi e agli altri parlamentari è ancora possibile inviare una mail per invitarli a votare la mozione “No F-35”.

L’hanno invece già firmata due deputati di Scelta Civica per l’Italia: Mario Sberna e Gian Luigi Gigli. E va ricordata la lettera aperta ai deputati del PD scritta giorni fa da Chiara Ingrao e i numerosi interventi del professor Umberto Veronesi (già senatore del PD) che anche ieri ha ribadito che quella degli F-35 “è una scelta assurda, antistorica, antieuropeista e direi anticostituzionale”.

La mozione chiede al governo Letta non solo di “cancellare la partecipazione italiana al programma di realizzazione dell'aereo Joint Strike Fighter-F35”, ma anche di “procedere in tempi rapidi ad un’attenta ridefinizione del modello di difesa italiano sulla base del dettato costituzionale e della politica estera italiana, affermando un ruolo centrale per la politica europea e sostenendo il ruolo di peacekeeping per le Forze armate” e a “subordinare qualsiasi decisione sui sistemi d’arma da acquisire alla definizione del modello di difesa”. La mozione chiede inoltre di “attivare meccanismi che favoriscano la riconversione dell’industria legata alla produzione delle armi, al fine di salvaguardare i posti di lavoro che verrebbero a mancare per la sospensione di alcuni programmi di nuovi sistemi d’arma”; di “attivarsi presso la Nato e gli Stati Uniti per chiedere un’immediata rimozione di qualsiasi ordigno nucleare presente sul territorio italiano” e a “destinare le somme così risparmiate ad un programma straordinario di investimenti pubblici riguardanti piccole opere e finalizzato, ad esempio, alla messa in sicurezza degli edifici scolastici, alla tutela del territorio nazionale dal rischio idro-geologico e alla realizzazione di un piano pluriennale per l’apertura di asili nido”.

La discussione su questa mozione si è tenuta lunedì scorso e sono intervenuti i deputati Giorgio Airaudo (SEL), Emanuela Corda (M5S), Carlo Galli (PD), Donatella Duranti (SEL), Salvatore Cicu (PdL), Rossi Domenico (SCpI), Toni Matarrelli (SEL), Antonello Giacomelli (PD), Luca Frusone (M5S), Simona Flavia Malpezzi (PD), Guido Guidesi (LNA), Giorgio Zanin (PD), Giuseppe Brescia (M5S), Grassi Gero (PD) e Beni Paolo (PD): qui il resoconto stenografico degli interventi.

Da segnalare, invece, per incompetenza (o malafede?) non solo la gaffe dell'onorevole Francesco Boccia (PD) per il quale gli F-35 sarebbero degli elicotteri, ma soprattutto in quanto presidente della commissione Bilancio alla Camera l'affermazione che “Sugli F35 in bilancio c'è 0 di 0, è un dibattito astratto”. Affermazione prontamente smentita (mostrandogli i documenti che come presidente di quella Commissione avrebbe dovuto leggere) da Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Italiana per il Disarmo.

 

E spunta la mozione “Sì agli F-35”

Ovviamente non poteva mancare una mozione “Pro F-35” (Mozione n. 1/00118). L’ha presentata “just in time” (il 24 giugno) Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia ed è firmata da Edmondo Cirielli, Gaetano Nastri e Ignazio La Russa. Secondo i firmatari, il programma Joint Strike Fighter offrirebbe “all’industria italiana un ritorno tecnologico e occupazionale di significativo valore” (una frottola ripetutamente smentita dalla campagna No F-35) e chiede al governo di “rispettare gli impegni internazionali assunti in ordine alla realizzazione del programma Joint Strike Fighter, al fine di tutelare sia l’impegno finanziario sin qui sostenuto, sia l’aumento della produzione industriale nazionale ad esso connesso ed i conseguenti effetti sui livelli occupazionali”. Chiede inoltre di “proseguire, anche attraverso il costante raccordo con i competenti organi parlamentari, nella valutazione delle modalità di attuazione del programma, nonché, in un quadro più generale, nella scelta degli investimenti che si ritiene debbano essere realizzati, nel breve e nel medio periodo, per assicurare una più efficiente integrazione dello strumento militare italiano nel sistema di difesa euro-atlantica”. Ed infine di “continuare a sostenere il ruolo dell’Italia, in sede internazionale, in qualità di protagonista e in qualità di partner strategico nella ricerca, individuazione e messa a punto di innovazioni tecnologiche”.

 

Intanto la maggioranza di governo

La mozione per la cancellazione della partecipazione italiana al programma F-35 ha creato più di una fibrillazione tra gli stessi ministri del governo. Soprattutto tra il ministro agli degli Affari regionali, Graziano Delrio, che in un videoforum su Repubblica.it ha mantenuto aperta la possibilità di non acquistare questi cacciabombardieri: «Non si può dire che sia semplicissimo, ma dobbiamo fare di tutto per recuperare risorse per l’emergenza vera che non è quella della difesa, ma del lavoro per i giovani. Non ha senso spendere risorse nel comparto militare. Secondo me bisogna fare un’ulteriore istruttoria, si può rimodulare questa spesa, ma ci sono diverse implicazioni di lavoro, industria, accordi internazionali. Ma credo che una revisione andrebbe fatta. Mi sono riferito al contesto più ampio che guarda all’Europa… e alla prospettiva auspicabile degli Stati Uniti d’Europa, dove ha senso una difesa comune, rispetto a una forza nazionale».

Gli ha risposto il ministro della Difesa, Mario Mauro: “Non ho partecipato a nessun Consiglio dei ministri in cui il governo abbia cambiato idea sugli F-35. Pd e Pdl, quando erano separati - ha detto parlando alla Camera con i giornalisti - hanno votato per gli F35. Mi sembrerebbe strano che adesso che sono uniti non li votino più. Se il Parlamento vuole possiamo rinviare l'acquisto. Ma dobbiamo continuare a pagare gli aerei visto che alcuni li abbiamo comprati".

Intanto i partiti che sostengono il governo stanno “cercando una sintesi che porti a una mozione comune” – riportano le agenzie di stampa. Ieri pomeriggio si è tenuto a Montecitorio un incontro fra la maggioranza e il governo. Alla riunione hanno preso parte il presidente del Pdl Renato Brunetta, il capogruppo del Pd Roberto Speranza, Lorenzo Dellai per Scelta Civica ed il ministro Mario Mauro con i due sottosegretari Alfano e Pinotti. “C’è un testo della Commissione, condiviso dal governo e da noi, aspettiamo la condivisione da parte di Pd e Scelta Civica” – ha dichiarato il capogruppo del Pdl alla Camera, Renato Brunetta. “Noi vogliamo - ha evidenziato Brunetta - solo che non ci siano ambiguità, lo abbiamo detto a Pd e governo”. Il PD propenderebbe per la “sospensione dell’acquisto dei caccia” e una “indagine conoscitiva del Parlamento”: ma l’intesa non sembra ancora raggiunta e il PD ne discuterà stamani. Il voto alla Camera potrebbe addirittura slittare a settimana prossima. Staremo a vedere. Nel frattempo segnaliamo che il senatore Andrea Olivero, seppur indirettamente, ha risposto alla nostra domanda di qualche giorno fa.

Giorgio Beretta
giorgio.beretta@unimondo.org

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