Dossier/ Cosa succede al mercato di materie prime e terre rare

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Il mercato delle materie prime è in continuo mutamento e risente di continui sbalzi. La pandemia di Covid-19 e l’acuirsi del conflitto russo-ucraino hanno provocato, così come per le suplly chains che abbiamo analizzato nel precedente dossier, repentini cambiamenti nella domanda, nell’offerta e nei prezzi. Subito dopo la prima fase della pandemia le quotazioni delle materie prime avevano subìto una brusca impennata, a causa dalla ripresa economica, ma il conflitto tra Mosca e Kiev ha poi complicato le cose. I mercati finanziari, infatti, come è noto vengono ‘condizionati’ dagli eventi esterni.

Il mercato delle materie prime e in particolare delle terre rare (vedi chi fa cosa) è quindi in continuo mutamento, non solo a causa della situazione legata al conflitto ucraino. Secondo le previsioni, entro trent’anni ci sarà un aumento massiccio nella richiesta da parte del settore industriale di minerali, metalli e terre rare. Per questo Europa e Stati Uniti si stanno organizzando per dipendere sempre meno dal fornitore principale, la Cina.

Il piano europeo sulle materie prime

L’Unione Europea, come dichiarato da Ursula Von Der Leyen, presidente della Commissione europea, il 14 settembre 2022, presenterà una legge sulle materie prime “critiche”. La direttiva dovrebbe, per prima cosa, fornire una comprensione condivisa di quali materie prime possono essere considerate particolarmente strategiche. “Ciò – ha detto – richiede la definizione di criteri per l’identificazione di materie prime di particolare rilevanza strategica per le nostre doppie esigenze di transizione e difesa, compresa l’importanza economica, la concentrazione dell’offerta, le applicazioni strategiche e le previsioni di carenza di approvvigionamento”.

Secondo Von Der Leyen c’è poi la necessità di “un’azione a livello europeo” e di “creare una vera rete europea di agenzie per le materie prime, per anticipare i rischi”. Un altro punto è quello di “costruire una catena di approvvigionamento più resiliente, sostenendo progetti e attirando più investimenti privati ​​dall’estrazione mineraria alla raffinazione, alla lavorazione e al riciclaggio”. Per mobilitare gli investimenti necessari, inoltre, l’Ue prevede di aumentare la partecipazione finanziaria “a importanti progetti di comune interesse europeo” di creare “un nuovo Fondo di sovranità europeo”. Due esempi, proposti dalla Presidente, potrebbe essere quelli di fissare un obiettivo per cui almeno il 30% della domanda dell’Ue di litio raffinato dovrebbe provenire proprio dall’Unione entro il 2030 o di recuperare almeno il 20% degli elementi delle terre rare presenti nei flussi nei rifiuti...

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