Come un dopoguerra

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"Attesa" - Scultura di ©Zizi Smail

Per anni. Anzi. Scusate. Per decenni la TV di Stato e le Tv private hanno violato l’immaginario di un’intera generazione facendo passare il messaggio: “se non appari non esisti”. Punto.

Uno degli artefici di questa intera programmazione ne è rimasto, suo malgrado, intrappolato. Succede anche agli spacciatori di divenire dipendenti. Dal testare al provare la droga sino alla dipendenza e la conseguente schiavitù. Pietà.

Ma altrettanta pietà va nei confronti dei genitori che inducono le giovani figlie ad infilarsi tra le lenzuola dei potenti. Per questi poveri cristi, secondo Lorella Zanardo, la tv è l’unica “maestra” in una società dove la scuola è in grave difficoltà, ove esiste un grave problema di analfabetismo di ritorno che coinvolge anche i sentimenti e le emozioni. Che colpa ne hanno madri, padri e figlie se sono coerenti con ciò che gli è stato detto per decenni? Milioni di persone ogni giorno vengono travolte da Tir e treni di spazzatura. Una korogocho che ogni giorno viene riversata sulle menti delle nostre adolescenti.

Prendetevi 2 minuti. Dico 2 per vedervi questo filmato. Immaginatevelo pubblicizzato per 50, 60,70,80,90, 100 volte durante la fascia protetta ad orari fruibili normalmente da ragazze. Cosa ne ricaviamo?

Ha ragione Concita De Gregorio e le prime firmatarie dell’appello Dove siete donne? Dobbiamo dire a queste ragazze che esistono anche altre donne. Esiste San Suu Kyi, che dice: «Un’esistenza significativa va al di là della mera gratificazione di necessità materiali. Non tutto si può comprare col denaro, non tutti sono disposti ad essere comprati. Quando penso a un paese più ricco non penso alla ricchezza in denaro, penso alle minori sofferenze per le persone, al rispetto delle leggi, alla sicurezza di ciascuno, all’istruzione incoraggiata e capace di ampliare gli orizzonti. Questo è il sollievo di un popolo». Esiste Emma Marcegaglia e Susanna Camusso: due emblemi dell’alternativa come ebbi a scrivere tempo fa in “speriamo che sia femmina” e che Luciana Littizzetto ha oggi ripreso.

Attenzione però. Non è solo questione di subcultura ma anche di welfare. Maurella Carbone ci avverte che la propensione a vendersi delle giovani - o diciamo eufemisticamente a "sacrificarsi all’altare del consumismo"- con la carenza di cultura, di istruzione, chiodo fisso di Concita De Gregorio, è solo una parte del problema. La controprova è che “la maggior parte delle veline e figure simili dall’Italia (non da paesi extra-o europei) non ha deficit da questo punto di vista, nel senso che a loro manchi un’istruzione e quindi una solida base culturale. Quasi tutte le veline sono "laureate"- con laurea triennale al minimo- e nonostante ciò si prestano ad "operazioni culturali " che più che alla loro intelligenza puntano sulle doti fisiche”. Il perché è chiaro: un posto di lavoro molto remunerativo, anche se provvisorio.

Personalmente credo che abbiano ragione entrambi. Sia Di Gregorio che Carbone. In Italia ogni anno vengono stampate in media 3,6 copie libri per ogni abitante, ma nell’arco di un anno meno del 47 per cento degli italiani legge almeno un libro nel tempo libero. E’ quanto emerge dal rapporto ‘Noi Italia’ 2011 dell’Istat. Quindi, in quanto a cultura, siamo in ripida salita.

Inoltre quasi una donna su due non ha un’occupazione e neppure la cerca. Il tasso di inattività femminile italiano nel 2009 (48,9%) è così il secondo più alto dell’Ue a 27, inferiore solo a quello di Malta. La fatica va scansata. Hanno lavorato i nostri genitori? Allora permettiamoci lo sbraco totale con file interminabili agli happy hour, ai privè ed ai provini di Grande Fratello e Miss Italia. Mamma e papà sganciano.

Nel rapporto si legge anche che nel nostro paese un giovane su cinque né studia né lavora: i ragazzi “non più inseriti in un percorso scolastico-formativo, ma neppure impegnati in un’attività lavorativa, sono poco più di due milioni, il 21,2% tra i 15-29enni (anno 2009), la quota più elevata a livello europeo”.

Come uscirne? Mandare via Berlusconi non sarà né facile e né sufficiente. Il paese andrà ricostruito come nel dopoguerra. Tra le macerie di una moralità perduta.

Fabio Pipinato
[email protected]

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