Calcio: ecco come la FIGC ha sdoganato l’Arabia Saudita

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La nazionale italiana di calcio - Foto: FIGC

Un progetto cullato da tempo prima da Renzi e poi da Gentiloni. Sponsorizzato dalle multinazionali governative del settore militare Leonardo (ex Finmeccanica) e Fincantieri e dalla loro damigella, la ministra Roberta Pinotti. Special supporters i Ministeri della Difesa e dello Sviluppo economico del ministro Calenda. Promoter, deciso da Renzi, il raccattapalle ministro dello Sport, Luca Lotti. E’ così che l’idea nata nei conciliaboli del “sistema paese” – quello che si mobilita in pompa magna ad ogni visita ufficiale del capo di Governo e di qualche ministro ai monarchi assoluti del Golfo e agli autocrati delle ex repubbliche socialiste sovietiche ricche di petrolio e di gas – è diventata realtà. Accolta con i più calorosi auspici dalla controparte araba che mai si sarebbe aspettata un siffatto riconoscimento per la sua modestissima nazionale di calcio, 70sima nel ranking della Fifa, lontanissima non solo dall’Italia (20sima), ma anche dagli odiati cugini sciiti dell’Iran (36sima).

Il vacuum istituzionale

Troppo rischioso, però, metterla in campo con un governo in carica. Troppo forte il pericolo di essere presi a pallonate non solo dai media che in ogni occasione ricordano a Renzi e alla ministra Pinotti i preziosi Rolex impacchettati a Riad, ma anche da qualche giornalista con la schiena diritta (qualcuno ancora c’è) in cerca di notizie negli spogliatoi. Quale occasione migliore, allora, del periodo in cui, in mancanza di un nuovo esecutivo, il governo precedente – cioè quello di Gentiloni – è in carica “per gli affari correnti”? Ne avrebbe tutto il riconoscimento dai festanti sauditi con cui per anni ha intessuto "fruttuosi rapporti" e chi se ne frega degli eventuali strali di qualche giornale, lasciamoli starnazzare! E poi, ma guarda che botta di c…, la FIGC adesso è commissariata, e vuoi che un commissario pro-tempore si frapponga, magari per onore del tricolore pedatorio, ad un siffatto progetto che, non c’è bisogno di dirlo, tocca da vicino gli interessi strategici nazionali? E che fortuna che quell’utopista di Damiano Tommasi non è stato eletto a capo della FIGC, che magari quello era capace di metterci i bastoni tra le ruote! Malagò, è noto, di politica ne capisce e questa, anche per lui, potrebbe essere un’occasione da mettere a frutto per i suoi ambiziosi progetti. Una cosa è certa: la riserva Fabbricini non si opporrà al progetto. E, dulcis in fundo – doppia botta di c….! – adesso manco c’è il CT della nazionale, per cui un’altra rogna in meno.

La location d’eccezione

Sì tutto vero. Ma c’è un però. Chi se la fila, in Italia, una partita di calcio tra la nostra nazionale e gli intunicati sauditi? Mica vorrai farli giocare in uno stadio mezzo vuoto? Sarebbe un affronto per i nostri eccezionali ospiti! E per di più col rischio che qualche scalmanato nel bel mezzo della festa tiri fuori uno striscione con le mani sporche di sangue dei regnanti Saud per la carneficina che da tre anni stanno commettendo in Yemen? O che qualche assatanata attivista delle Femen si piazzi davanti ad una telecamera in mondovisione e si denudi il seno come hanno fatto di recente con Berlusconi? Se l’hanno fatto con Strauss-Kahn, con Draghi e finanche con Putin e la Merkel vuoi che non ci provino con il principe ereditario saudita? No qui occorre uno stadio pieno e un servizio di sorveglianza preciso, discreto ed efficiente…. Svizzero! Ecco appunto, svizzero! E’ noto che gli svizzeri non ci vanno giù morbidi con i manifestanti e poi, si sa, come li controllano loro i confini non li controlla nessuno!

Una “prima storica” 

Ed è così che ieri la FIGC ha potuto annunciare festante che “lunedì 28 maggio (ore 20.45) l’Italia affronterà in amichevole l’Arabia Saudita allo stadio ‘Kybunpark’ di San Gallo. Sarà la prima sfida nella storia tra le nazionali dei due Paesi e per la prima volta gli Azzurri saranno di scena nella città svizzera”. C’è da scommettere che i vari promoters faranno di tutto per regalare ai monarchi assoluti sauditi – con i quali continuano a fare affari d’oro soprattutto per esportazioni di armi – uno spettacolo indimenticabile. Con i nostri “valorosi” (si fa per dire) calciatori mandati sul campo a dimostrare, magari con qualche lauta mancetta per l’occasione, che quattro titoli mondiali non sono stati conquistati a sbafo. Che se poi vinciamo, buttalo via di questi tempi!

L’incognita Mancini

Tutto a posto dunque? Non proprio. C’è, infatti, l’incognita del CT. Stando alle voci che circolano, potrebbe essere Roberto Mancini e il suo esordio potrebbe essere proprio con la nazionale saudita. Ma c’è un però. Mancini è uno capace di colpi di scena, non solo da calciatore, e non è certo uno che si fa mettere i piedi sulla testa su questioni che riguardano i diritti e gli orientamenti sessuali. E’ quindi tutta da vedere se Mancini accetterà di esordire sulla panchina azzurra contro la nazionale di una monarchia assoluta come quella Saud che applica alla lettera le norme della legge coranica della sharia sia per le questioni private sia nelle procedure penali. Per la sharia l’omosessualità è illegale e viene punita con la reclusione, con punizioni corporali giudiziarie eseguite in pubblico fino a giungere, nei casi considerati più gravi, alla pena di morte. Non certo un bel biglietto da visita per uno come Mancini, che se l’è presa (e ha fatto bene) con Sarri per avergli dato del “frocio”. Per di più non si tratta di una partita di un campionato (c’è capitata in sorte, che possiamo farci?) ma, appunto, di un’amichevole decisa dalla nostra Federazione: un match che ci siamo confezionati da noi.

La società civile italiana

Finora, ma l’annuncio è di ieri, non sono state molte le voci che si sono alzate a far notare che l’aver messo in campo la partita con la nazionale saudita è una decisione che risponde ad interessi che non c’entrano niente col mondo del calcio e men che meno con la riscossa della nostra nazionale. E’ invece chiaro quanto  ha detto il portavoce di Amnesty International Italia, Riccardo Noury: “Per cementare i già ottimi rapporti con un paese cui forniamo bombe per colpire in Yemen, in cui i blogger vengono frustati, gli attivisti imprigionati e ogni due giorni un condannato a morte viene decapitato, che c'è di meglio di una partita di calcio?”. Ecco appunto, che c’è di meglio per sdoganare, agli occhi dell’opinione pubblica in cui il calcio (e gli Azzurri) sono un patrimonio nazional-popolare, i regnanti sauditi a cominciare dal principe ereditario Mohammed bin Salman con il quale la ministra Pinotti – ma ovvio non solo lei  – si è tanto prodigata per promuovere “new naval deals” in campo militare, cioè affari per navi da guerra? Proprio l’altro ieri le associazioni della società civile che fanno capo alla Rete italiana per il disarmo hanno presentato alla Procura di Roma una denuncia penale per le esportazioni di armamenti, ed in particolare di bombe, destinate all’Arabia Saudita che da tre anni sta bombardando lo Yemen.

Un consiglio al prossimo CT

Ancora una volta l’ipocrisia italiana e i suoi giannizzeri hanno fatto capolino. E anzi alzano la cresta e la posta in gioco sicuri di trovare nel consenso, o anche nel silenzio generale, un modo per far passare affari che interessano non certo il calcio ma le principali aziende del settore militare italiano. Visto che in Italia siamo tutti dei CT, mi permetto un consiglio anch’io al prossimo CT (e al prossimo presidente della FIGC): se davvero vuol fare un po' di rinnovamento, la prossima amichevole della nazionale la faccia col Costa Rica. E’ una nazionale ben quotata (è 25ma nel ranking Fifa solo di poco sotto l’Italia) e si è qualificata ai mondiali di calcio in Russia (e noi no!).

Ma soprattutto il Costa Rica è, tra le piccole nazioni del mondo, un paese prestigioso: ha uno dei tassi di alfabetizzazione più alti dell’America Latina, un bassissimo tasso di mortalità infantile, la sua nazionale di calcio eguaglia il ranking che il paese detiene per sanità pubblica ed inoltre è al 12mo posto al mondo nell’indice di felicità. Ma c’è un punto molto, molto importante. Il Costa Rica non ha un esercito. Ed inoltre in Costa Rica ha sede la Corte interamericana dei diritti umani, un tribunale internazionale competente per i 25 stati centroamericani e sudamericani che hanno aderito alla Convenzione americana del diritti umani. E il Costa Rica è anche sede dell’Università per la Pace delle Nazioni Unite. Vedremo se il prossimo CT – ma è meglio dire il prossimo governo – saprà regalarci uno scatto di dignità e di vero orgoglio nazionale. Anche per i nostri Azzurri!

Giorgio Beretta
giorgio.beretta@unimondo.org

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