Buon Natale dal Saint Martin

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Ed ecco una donna,

venne con un vasetto di olio profumato,

cominciò a bagnare di lacrime i piedi di Gesù,

poi li asciugava con i suoi capelli,

li baciava e li cospargeva di olio profumato.

Natale 2009

Cari Amici,

pace!

Baci, lacrime, olio profumato... e una donna che dona tutto quello che ha.

Non si poteva proprio scegliere un vangelo più bello per celebrare i 10 anni della nascita del Saint Martin e per ringraziare di cuore tutti voi che ci siete stati vicini in questi anni. Il vostro bene ha lo stesso profumo di questo vangelo e profuma della gioia del Natale perché anche Dio, donandoci suo figlio, ci dona tutto quello che ha.

Tra i tanti doni ricevuti quest’anno, voglio ricordarne uno in particolare: si chiama Jane, ha 15 anni, è cerebro-lesa dalla nascita ed è una delle vittime degli scontri tribali che hanno messo in ginocchio il Kenya lo scorso anno.

Quando l’abbiamo accolta era terribilmente debole e denutrita.

Soprattutto era smarrita e triste: vedersi bruciare la casa ed essere costretti a fuggire è dura per tutti, ma per Jane perdere quei riferimenti familiari di cui aveva bisogno per vivere, significava cadere nell’angoscia e nella disperazione.

Finalmente ha ritrovato casa nella nostra comunità di Effathà ed è felice.

Non sa parlare, ma ha una grazia particolare che esprime nella gioia di accogliere le persone e farle sentire amate.

Jane assomiglia tanto alla donna che ha lavato i piedi a Gesù. Anche questa donna non dice nemmeno una parola, ma ha soltanto piccoli gesti da offrire: baci, lacrime, olio profumato.

E Gesù ha voluto che si facesse memoria di questi suoi gesti:

 

...in tutto il mondo si racconterà

ciò che ella ha fatto,

in memoria di lei.

 

L’amore non ha bisogno d’altro che d’essere amato: Gesù si sente finalmente amato e rimane in silenzio a contemplare quei gesti di tenerezza.

Sono la cosa più bella che gli sia mai capitata e lo confessa:

 

Questa donna ha compiuto

una cosa bella verso di me.

 

Anche Jane ha compiuto una cosa bella verso di me.

Nemmeno una parola, ma solo piccoli gesti, come quello di attendere tutte le sere il mio ritorno a casa.

Quando apro la porta di casa, Jane mi corre incontro con le braccia alzate e mi stringe a sè. Poi fa dei gran giri attorno al tavolo gridando la sua gioia per il mio ritorno e chiama tutti gli altri, li tira per la maglia, li coinvolge a fare festa con lei.

 

Jane è semplicemente felice di me, mi vuole bene e basta.

Non devo fare nulla per meritare il suo amore.

Jane è come Gesù, anche lui ci vuole bene e basta.

 

Anche nella nostra comunità, come capita in molte famiglie ci ritroviamo tutti assieme solo verso sera. Dopo cena e prima della preghiera, si lavano i piatti: ognuno ha un suo ruolo e ne viene un momento comunitario di grande gioia e creatività. Jane è la più scatenata di tutti: urla la sua gioia, ci schizza l’acqua addosso e contagia tutti con le sue risate a crepapelle.

Quando entriamo in cappella, gli ospiti che ci fanno visita per la prima volta si aspettano una preghiera disturbata e senza pace. Invece appena si accendono le candele e si spengono le luci, l’euforia si trasforma. È una sorta di miracolo.

Jane si abbandona tra le braccia di chi le è più vicino e fissa l’eucaristia in un dolce silenzio.

È la più raccolta, la più vicina a Gesù.

 

Chissà come comunicheranno quei due.

Forse come un bimbo con la sua mamma.

Forse come Gesù con Maria a Betlemme.

Nessuna parola, ma solo piccoli gesti. Intensissimi.

 

L’ultimo canto della nostra preghiera serale è sempre il Magnificat.

Mentre gli altri sono ancora seduti sul grande tappeto, Jane riconosce la canzone e scatta in piedi. Sembra voglia danzare il canto di Maria, fa dei giri su se stessa e poi viene ad abbracciarci uno ad uno.

È questo il significato della preghiera: sentirsi amati dal Padre e poi portare il suo abbraccio ai fratelli.

Dopo avere ricevuto l’abbraccio del Padre, Jane ci abbraccia.

È per tutti noi un momento di grande tenerezza.

È il Natale.

 

Nella grotta di Betlemme, Gesù bambino non dice nemmeno una parola, ma ci porta l’abbraccio di Dio proprio come la mia Jane.

Maria lo ha ricevuto per prima e io vorrei sapere da lei come ha vissuto questo privilegio. Anzi no, non ne ho bisogno!

Maria aveva Gesù, io ho Jane.

Non c’è molta differenza.

 

Non c’è bisogno nemmeno di parlare, ma solo di piccoli gesti.

Gesti semplici come l’abbraccio di Jane e come l’abbraccio di Gesù bambino.

 

Buon Natale!

don Gabriele
(Saint Martin - Kenya)

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