Bambini di piombo

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Non esistono solo i soldatini di piombo, ma anche i bambini di piombo, peccato non siano giochi. I livelli di piombo nel sangue pari o superiori a 5 microgrammi per decilitro (µg / dL) sono il limite passato il quale, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Who), potrebbero verificarsi nella prima infanzia una riduzione dell’intelligenza, problemi comportamentali e difficoltà di apprendimento. Il piombo è particolarmente distruttivo per neonati e i bambini di età inferiore ai 5 anni in quanto danneggia il loro cervello prima che abbiano avuto l’opportunità di svilupparsi completamente, causando loro danni neurologici, cognitivi e fisici permanenti. Per questo ha suscitato non poche preoccupazioni l’allarme lanciato a luglio del 2020 il rapporto “The Toxic Truth: Children’s Exposure to Lead Pollution Undermines a Generation of Future Potential”, realizzato dall’Institute of Health Metrics Evaluation (IHME) per Unicef e Pure Earth, secondo il quale “L’avvelenamento da piombo sta colpendo i bambini a un livello enorme e precedentemente sconosciuto” visto che “Circa 1 bambino su 3, ha livelli di piombo nel sangue preoccupanti”. Per l’allora direttrice esecutiva dell’Unicef, Henrietta Fore, “Con pochi sintomi precoci, il piombo provoca silenziosamente danni per la salute e lo sviluppo dei bambini, con conseguenze potenzialmente fatali soprattutto a Kathgora in Bangladesh, Tbilisi in Georgia, Agbogbloshie in Ghana, Pesarean in Indonesia e nello Stato di Morelos in Messico. Sapere quanto sia diffuso l’inquinamento da piombo e comprendere la distruzione che provoca alle vite e alle comunità, deve ispirare azioni urgenti per proteggere i bambini una volta per tutte”. Ma si tratta di un problema limitato ai tanti “Sud” del Mondo?

Per anni si è pensato che nella maggior parte dei Paesi ad alto reddito i livelli di piombo nel sangue dei più giovani fossero tenuti sotto controllo da norme ad hoc, capaci di tutelare la salute dai rifiuti mal differenziati, dell’acqua contaminata dalle tubazioni, dai cibi e da altri prodotti di consumo, dalle attività industriali e minerarie, dalle vernici e dai pigmenti e dalla benzina al piombo, che è stata una delle principali fonti storiche di questo inquinamento. In realtà secondo l’ultimo Report Card “Luoghi e Spazi – Ambiente e benessere dei bambini”, pubblicato a fine maggio dal Centro di Ricerca Unicef Innocenti anche “La maggior parte dei Paesi ricchi sta creando condizioni malsane, pericolose e nocive per i bambini di tutto il mondo”. Lo studio, che mette a confronto i risultati ottenuti da 39 Paesi dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) e dell’Unione europea nel fornire ambienti sani ai bambini, dimostra che la ricchezza di una nazione non garantisce un ambiente sano, visto che "Oltre 20 milioni di bambini in questo gruppo di Paesi hanno livelli elevati di piombo nel loro sangue".  

Il piombo non è però l’unico pericolo al quale è esposta l’infanzia dei paesi “sviluppati”. In Islanda, Lettonia, Portogallo e Regno Unito, 1 bambino su 5 è esposto a umidità o muffa in casa, mentre a Cipro, in Ungheria e Turchia più di 1 bambino su 4 respira aria tossica sia fuori che dentro casa.  In Belgio, Repubblica Ceca, Israele, Paesi Bassi, Polonia e Svizzera oltre 1 bambino su 12 è esposto a un elevato inquinamento da pesticidi, inquinamento che è stato collegato al cancro, compresa la leucemia infantile, e può danneggiarne i sistemi nervoso, cardiovascolare, digestivo, riproduttivo, endocrino, sanguigno e immunitario. L’Italia è sesta su 39 Paesi nella classifica generale delle condizioni ambientali che influenzano il benessere dei bambini nei Paesi industrializzati, in particolare l’Italia risulta in una posizione buona (7°) per quanto riguarda “inquinamento dell’aria e dell’acqua e avvelenamento da piombo” e in posizioni appena sufficienti (16° e 14°) per “sovraffollamento, spazi verdi urbani e sicurezza stradale” e per “produzione di rifiuti elettronici ed emissioni di CO2 basate sui consumi”. Le maggiori criticità sono legate alla situazione abitativa: in particolare, la percentuale di famiglie con bambini che hanno difficoltà a riscaldare la propria abitazione (10%), le famiglie che vivono in un’abitazione sovraffollata (18,9%) e la percentuale di bambini sotto i 6 anni che vivono in condizioni di disagio abitativo grave (5,9%).

Per Gunilla Olsson, direttrice del Centro di Ricerca Unicef Innocenti, oggi “La maggior parte dei Paesi ricchi non solo non riesce a fornire ambienti sani ai bambini all’interno dei propri confini, ma contribuisce anche alla distruzione degli ambienti in cui vivono i bambini in altre parti del mondoIn alcuni casi, vediamo che i Paesi che forniscono ambienti relativamente sani per i bambini nel proprio Paese sono tra i maggiori responsabili dell’inquinamento che distrugge gli ambienti dei bambini all’estero”. Per la Olsson “Dobbiamo a noi stessi e alle generazioni future la creazione di luoghi e spazi migliori per la crescita dei bambini. L’accumulo di rifiuti, le sostanze inquinanti nocive e l’esaurimento delle risorse naturali stanno compromettendo la salute fisica e mentale dei nostri bambini e minacciano la sostenibilità del nostro pianeta. Dobbiamo perseguire politiche e pratiche che salvaguardino l’ambiente naturale da cui i bambini e i giovani dipendono maggiormente”. Impossibile? Secondo il presidente di Pure Earth Richard Fuller almeno il piombo non è sempre una condanna, neanche nei Paesi in via di sviluppo dove “Il piombo può essere riciclato in modo sicuro e senza ripercussioni per i lavoratori. I siti contaminati da piombo possono essere bonificati e ripristinati. Le persone possono essere educate sui pericoli del piombo e preparate per proteggere se stesse e i propri figli.  Il ritorno sull’investimento è enorme: miglioramento della salute, aumento della produttività, QI più elevati e futuri più luminosi per milioni di bambini in tutto il pianeta”. Per Fuller un approccio coordinato al problema dei Governi dei Paesi nei quali l’inquinamento da piombo e da altri rifiuti tossici di metalli pesanti hanno colpito soprattutto i bambini “potrebbe far rientrare l’allarme e salvare almeno le prossime generazioni”. Non è impossibile e non farlo potrebbe avere conseguenze sociali e sanitarie inimmaginabili.

Alessandro Graziadei

Sono Alessandro, dal 1975 "sto" e "vado" come molti, ma attualmente "sto". Pubblicista, iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2009 e caporedattore per il portale Unimondo.org dal 2010, per anni andavo da Trento a Bologna, pendolare universitario, fino ad una laurea in storia contemporanea e da Trento a Rovereto, sempre a/r, dove imparavo la teoria della cooperazione allo sviluppo e della comunicazione con i corsi dell'Università della Pace e dei Popoli. Recidivo replicavo con un diploma in comunicazione e sviluppo del VIS tra Trento e Roma. In mezzo qualche esperienza di cooperazione internazionale e numerosi voli in America Latina. Ora a malincuore stanziale faccio viaggiare la mente aspettando le ferie per far muovere il resto di me. Sempre in lotta con la mia impronta ecologica, se posso vado a piedi (preferibilmente di corsa), vesto Patagonia, ”non mangio niente che abbia dei genitori", leggo e scrivo come molti soprattutto di ambiente, animali, diritti, doveri e “presunte sostenibilità”. Una mattina di maggio del 2015 mi hanno consegnato il premio giornalistico nazionale della Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue “Isabella Sturvi” finalizzato alla promozione del giornalismo sociale.

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