Tavola della Pace: se Vicenza chiama

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Manifestazione contro il raddoppio della Base Usa a Vicenza - da Rainews24

Alla vigilia della manifestazione di Vicenza del 17 febbraio, la Tavola della pace ha diffuso una nota che sollecita un dibattito aperto senza pregiudizi e ideologismi. Ecco il testo.

La decisione del governo degli Stati Uniti di costruire una nuova base militare a Vicenza pone all'Italia alcune importanti domande. Perché gli Stati Uniti hanno bisogno di questa nuova base? A cosa dovrà servire? A quali fini è destinata? In quali strategie militari sarà inserita? Quali missioni militari partiranno da Vicenza? Chi le autorizzerà? Il Pentagono o l'Onu? Quale coerenza c'è tra gli obiettivi di questa base e gli obiettivi delle Nazioni Unite e dell'Unione Europea? A quale progetto di sicurezza è destinata? Servirà a far rispettare la legalità internazionale o a violarla com'è successo in Iraq e in Somalia?

Sono domande legittime, motivate da altrettante preoccupazioni che attraversano il mondo intero: mai forse come in questi anni la politica militare degli Stati Uniti è stata messa sotto accusa in modo così diffuso. E' possibile accettare la costruzione di una nuova base militare sul nostro territorio senza rispondere a queste domande?

Si dice che la base americana di Vicenza non contiene nessun deposito di armi e non ha finalità guerresche offensive né difensive ma soltanto logistiche. Eppure tutti sanno che ogni macchina da guerra è risultato dell'assemblaggio di numerose componenti singolarmente innocue. La domanda sulla destinazione d'uso di Vicenza è dunque politicamente e moralmente pertinente e inevitabile. La cessione di una nuova parte del nostro territorio ad un paese straniero, seppur alleato, che assuma comportamenti lesivi del diritto e della legalità internazionale e della stessa Costituzione Italiana ci rende corresponsabili di tali violazioni? Alcuni sostengono che si tratta di un atto dovuto che discende dagli impegni sottoscritti dal nostro paese con l'alleato americano. Quali sono questi impegni? Quando e da chi sono stati sottoscritti? Perché il Parlamento non ancora ha potuto visionarli? Fino a quando sono validi? Non è forse il caso di cominciare a rivederli?

Si dice che gli impegni internazionali debbono essere sempre rispettati. Ma allora⅀ perché l'Italia non rispetta ancora gli impegni contro la povertà che il governo si è assunto con l'Onu e tutti gli altri paesi del mondo, come gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio?

Si dice anche che un eventuale diniego italiano metterebbe in discussione uno dei tre pilastri delle nostre alleanze internazionali: la Nato. Ma la base di Vicenza non è una base della Nato: è una base americana. Il problema che si pone oggi è dunque con l'alleato americano e non con l'alleanza atlantica. Senza aprire ora una pur necessaria riflessione sulla Nato, ci domandiamo: che bisogno c'è oggi, anno 2007, molti anni dopo la fine della guerra fredda, di mantenere ancora delle basi americane in Italia e in Europa al di fuori del quadro della Nato e dell'Onu? A quali esigenze strategiche di sicurezza risponde questa differenziazione? E' mai possibile che gli importanti rapporti di amicizia con un alleato possano essere messi in discussione dalla mancata concessione di una nuova base militare nel nostro paese? Non è anche questa un'alleanza basata su rapporti di uguaglianza e autonomia? I rapporti tra gli Stati Uniti e l'Europa (non si tratta solo dell'Italia) sono stati sottoposti, negli ultimi anni, ad una lunga e complessa serie di tensioni sviluppatesi attorno all'Iraq e a numerosi altri problemi internazionali come quelli dell'ambiente.

Quella di Vicenza non è né la prima né la più importante delle questioni aperte. E' possibile porsi queste domande senza essere ideologicamente accusati di antiamericanismo? Molti esponenti del Partito Democratico così come il movimento per la pace degli Stati Uniti si stanno battendo contro la costruzione di nuove base americane nel mondo e per la riduzione di quelle già esistenti chiedendo una riduzione del bilancio militare americano che, da solo, oggi rappresenta oltre la metà dell'intera spesa militare mondiale. Essi chiedono che queste risorse vengano al contrario utilizzate per assicurare a tutti gli americani il diritto alla salute, all'istruzione e a un lavoro dignitoso. Possiamo essere insensibili alle loro domande?

E ancora⅀ fino a quando possiamo serenamente accettare che così tante risorse continuino ad essere distrutte per fare la guerra mentre oltre due miliardi di bambine e bambini, donne, uomini e anziani sono costretti a combattere ogni giorno la dura guerra per la sopravvivenza? Possiamo cogliere questa occasione per rivedere le politiche di sicurezza in cui il nostro paese è inserito? Qual è la loro efficacia? Siamo sicuri che non ci sono altri modi per rispondere al bisogno di sicurezza delle donne, degli uomini e dei popoli del nostro tempo?

Altrettanta considerazione deve essere dedicata alle legittime domande poste dalle popolazioni locali. Visto e considerato che saranno loro a pagare il prezzo più alto in termini ambientali, sociali e di sicurezza, perché negare loro il diritto di esprimersi democraticamente? Come si concilia la costruzione della nuova base con il secondo articolo dello Statuto del Comune di Vicenza e con il primo articolo della legge (n.55) con cui la Regione Veneto "riconosce la pace e lo sviluppo quali diritti fondamentali della persona e dei popoli"?

Un paese moderno e un governo consapevole delle sfide che deve affrontare, deciso ad impegnarsi per la pace secondo il diritto internazionale dei diritti umani, la carta dell'Onu e la propria Costituzione deve rispondere a queste domande in modo franco, senza pregiudizi e anacronistici ideologismi. Di tutto questo crediamo si debba discutere apertamente, senza strumentalizzazioni di parte o di partito, nella società come nella politica, nelle organizzazioni della società civile, nei movimenti come negli enti locali e in Parlamento, con la sincera attenzione alla costruzione della pace che si fa sempre più urgente ed esigente.

La Tavola della pace

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