Rimesse dei migranti

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“Le rimesse non costituiscono solo un importantissimo apporto finanziario per le famiglie e per gli Stati di provenienza degli espatriati ma anche uno strumento di crescita e progresso ideale e sostenibile”. (Dalla ricerca del Centro Studi Sintesi)

 

Introduzione

Sebbene le migrazioni costituiscano oggi un fenomeno complesso e spesso tragico, le rimesse dei migranti non solo costituiscono un importantissimo apporto finanziario per le famiglie di provenienza degli espatriati, ma stanno diventando per i Sud del mondo una fonte primaria per la crescita delle economie locali. Nel 2008, infatti, le rimesse verso paesi poveri sono ammontate a 305 miliardi di dollari che superano ampiamente i fondi devoluti dagli stati per gli aiuti allo sviluppo (APS). Si tratta di un mezzo in grado di generare uno sviluppo autonomo, possibile grazie all’impegno degli stessi cittadini dei Sud del mondo, la maggior parte dei quali con reddito basso.

Gli studiosi del fenomeno spiegano che a livello macroeconomico, l’afflusso delle rimesse rafforza la bilancia nazionale dei pagamenti dei paesi più poveri riducendo il loro debito nei confronti dei paesi più ricchi. La mancanza di dati completi però, fa sì che il tema sia sottovalutato e non venga quasi mai affrontato quando si parla di stranieri e di migrazioni. La crisi finanziaria mondiale ha però diminuito anche il volume delle rimesse, pesando fortemente sulle vulnerabili economie informali.

Istituzioni, società civile e gli stessi migranti hanno però cominciato a capire l'importanza di questo fenomeno e a lavorare insieme per fare in modo che anche questi soldi siano utili per la creazione di progetti nei paesi d'origine.

 

Il volume delle rimesse nel mondo

Nel 2008 le rimesse a livello mondiale sono ammontate a 337 miliardi di dollari di cui 305 verso Paesi dei Sud del mondo. Per un decennio si è avuta una crescita in tutto il mondo mentre dallo scorso anno si è avuta una prima battuta d'arresto. Nel 2008 i paesi che hanno ricevuto più denaro in rimesse sono stati nell'ordine: India, Cina, Messico, Filippine e Polonia. Per il 2009 la Banca Mondiale prevede un’ulteriore flessione (.pdf).

I flussi, secondo le previsioni dell'istituzione finanziaria internazionale, risaliranno a partire dal 2010. Un dato interessante e forse poco analizzato è che, le rimesse complessive risultano superiori all’aps e spesso persino dagli investimenti diretti. Le rimesse stimolano una microeconomia che si irrobustisce. Non sempre favorisce lo “sviluppo locale” per il prevalere di un immaginario che ormai uniforma i territori più disparati.

 

In Italia

Nell'ultimo rapporto Caritas Migrantes del 2008, in Italia si contano tra i 3,8 e i 4 milioni di immigrati regolari, con un tasso di attività del 73%, 12 punti più elevato degli italiani. Sono indubbiamente creatori di ricchezza. Secondo la Fondazione Ismu il 9,7% del Pil del nostro paese viene dal loro lavoro, vale a dire un decimo dell'intera ricchezza prodotta dalla nostra nazione. Il dato sale se si considerano anche i lavoratori irregolari. Le rimesse inviate ufficialmente dall’Italia per il 2007 ammontano a circa 6 miliardi di euro.

Una ricerca del Centro Studi Sintesi di Venezia sulle rimesse degli immigrati in Italia, dice che oltre un quarto del denaro è partito dal Lazio, seguito dalla Lombardia, quindi Toscana e Veneto. Il Lazio è in testa anche per la consistenza delle rimesse rapportate al Pil prodotto dalla regione, e per la somma complessiva portata fuori da ciascun residente nella regione. Valori al di sopra della media nazionale, si registrano tra le rimesse pro capite delle regioni Toscana, Sardegna e Campania. Per quanto riguarda le destinazioni il paese che nel 2007 ha ricevuto più denaro proveniente dal nostro paese è la Cina con un ammontare complessivo di 1,6 miliardi di euro. Al secondo posto si colloca la Romania che assorbe il 13,1% delle rimesse complessive. Seguono, con incidenze inferiori, le Filippine e il Marocco, mentre tra i paesi che hanno risalito la classifica ci sono Senegal, Brasile e Albania.

Il dato di sei miliardi riguarda il solo denaro passato per i canali ufficiali (banche, poste, agenzie ecc.), per avere una visione d’insieme bisognerebbe considerare anche la consistente fetta di risparmi affidati a familiari, conoscenti e corrieri che tornavano in patria, o spediti attraverso intermediari non registrati. Secondo i dati dell'Abi in Italia ci sono circa 165 mila imprenditori stranieri che danno lavoro a 500 mila persone con una crescita delle rimesse dovuta anche all’incremento di popolazione immigrata che cresce ogni anno del 10%”.

L’Italia è anche il terzo paese per volume di rimesse ma - secondo Alessandro Zollo responsabile del settore Sistemi e Servizi di Pagamento Retail dell'Abi - vive il problema di una reale analfabetizzazione finanziaria dei migranti, che si rivolgono ai servizi finanziari informali non conoscendo i circuiti bancari. Secondo la Banca d'Italia considerando anche il circuito informale si arriverebbe a circa 10 miliardi di euro.

Altro dato rilevante e che fa riflettere è quello pubblicato sempre nel rapporto Caritas Migrantes frutto si una ricerca elaborata dell’Istat che ha coinvolto tutti i Comuni italiani, dove emerge che, per tutti gli interventi rivolti esclusivamente agli immigrati nell’anno 2006, sono stati spesi 136,7 milioni di euro. Dall’altra parte invece, il gettito fiscale provenuto dagli immigrati per lo stesso anno, è stato di 3 miliardi e 749 milioni di euro.

L’Italia, peraltro, è cresciuta con le rimesse dei propri migranti La comunità degli italiani - la più numerosa in Svizzera con 293mila persone - è stata tra le più attive sul fronte delle rimesse. Nelle regioni tradizionalmente d’immigrazione, interi paesi sono sopravvissuti esclusivamente grazie alle rimesse. Fino agli anni Ottanta i soldi erano canalizzati principalmente nella costruzione della casa o nell'avviamento di un'attività autonoma. Oggi, invece, nessuno sogna di rientrare in patria, se non per situazioni particolari, e le rimesse rappresentano soltanto il 10% di quello che erano 30 anni fa.

 

Rimesse e Aiuto pubblico allo sviluppo

La Banca Mondiale calcola che per il 2009 le rimesse globali subiranno una flessione calcolabile tra il 5% e l'8% rispetto all'anno precedente, complice la crisi e le politiche anti-immigrazione. Tuttavia si tratta sempre di una somma superiore all'Aiuto pubblico allo sviluppo. Una cifra importante e proprio per questo, per iniziativa della stessa Banca mondiale, è nato un gruppo di lavoro che studia come valorizzare le rimesse.

Se ne è discusso anche in sede G8, in particolare su quattro macrotemi che riguardano l'armonizzazione legislativa fra i paesi membri, la microfinanza per lo sviluppo, l'evoluzione dei sistemi di pagamento e la trasparenza. Tra gli obiettivi anche quello di creare un sito di informazione sui servizi di trasferimento di denaro. Un progetto che vede coinvolta anche l'Abi, l'Associazione bancaria italiana. In Paesi come la Francia e la Germania esistono già siti che comparano i costi delle transazioni.

Ora la Banca mondiale intende istituire un modello globale, e per questo sta promuovendo un sito in ogni nazione che consenta all'immigrato di verificare l'offerta migliore sul territorio. In quest'ottica il ministero degli Affari esteri ha finanziato un'iniziativa del terzo settore che comprende la creazione di un sito per rimesse trasparenti, Migranti per lo sviluppo (in.pdf), promosso da Ucodep, Acli, Arci, Etimos e WWF con la consulenza di Cespi che sta preparando uno studio di fattibilità da presentare al G8.

Una buona pratica è stata promossa dal governo regionale di Zacatecas in Messico: per ogni dollaro investito dai migranti in iniziative per migliorare scuole, sanità o infrastrutture, il governo regionale ne avrebbe messo un altro.

 

La bancarizzazione dei migranti e i costi dei trasferimenti

Al netto delle rimesse, in Italia - e con piccole variazioni anche per gli altri paesi - resta più dell' 80% di quello che gli immigrati guadagnano. Ripartito tra spese personali, e quindi di sostegno alla domanda, in una misura che si aggira sul 60%, e risparmio, che assorbe all'incirca il 20% dei guadagni. Nonostante questa percentuale di tutto riguardo, esiste il grave problema dell’esclusione finanziaria degli stranieri ma esiste, parallelamente, anche un rapporto inedito e diretto tra i migranti in Italia e il nostro sistema di credito.

Secondo un recente studio dell'Associazione bancaria italiana (Abi) e il Cespi (.pdf), la grande maggioranza degli immigrati presenti nel nostro paese non ha un rapporto con le banche che si può considerare consolidato. Rispetto a qualche anno fa sono stati fatti molti passi avanti in termini di inclusione finanziaria degli stranieri ma molto rimane da fare. Sono ancora molti quelli che mandano le rimesse nei paesi di origine quasi esclusivamente attraverso canali familiari e informali o attraverso le agenzie specializzate di money transfer che stanno fuori dal sistema creditizio.

Il costo per mandare denaro all'estero è ancora alto, e le tariffe applicate dalle varie agenzie di trasferimento denaro sono particolarmente costose se questi costi si ripercuotono sui migranti, una popolazione già molto fragile. Secondo i promotori dello studio, la bancarizzazione degli immigrati non solo consentirebbe un’analisi quantitativa e qualitativa delle rimesse sul piano della capacità di risparmio e su quello dei trasferimenti, ma consentirebbe anche la creazione di progetti di microfinanziamento nei paesi d’origine.

Una importante novità arriva dall'ultimo vertice dei G8 che si è tenuto all'Aquila. I grandi si sono impegnati formalmente a migliorare la trasparenza e la concorrenza tra gli intermediari al fine di dimezzare i costi di transazione delle rimesse degli emigranti e a ridur­re i costi medi dei trasferimenti dall’attuale 10 per cento al 5 in cinque anni. L'Organizzazione Mondiale per le Migrazioni ha accolto con favore la proposta che può portare beneficio ai migranti, e che può dare un contributo allo sviluppo dei loro paesi di origine. Allo stesso tempo però, esprime anche la sua preoccupazione per le possibili conseguenze di quanto stabilito sull’argomento dal disegno di legge sulla sicurezza recentemente approvato dal Senato italiano.

Secondo il capo missione OIM, la nuova norma - che prevede l’obbligo di presentare il permesso di soggiorno per poter effettuare trasferimenti di denaro all’estero - rischia di rendere più difficile l’invio di rimesse nei paesi di origine per tutti quei migranti che sono irregolari ma che comunque lavorano in Italia. Il rischio è quello di favorire così la creazione di canali di trasferimento, difficilmente controllabili, a rischio di frode e talvolta anche illegali.

 

Le iniziative per valorizzare le rimesse dai migranti nei paesi d'origine

La Food and Agriculture Organization FAO e l’ Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) hanno siglato un accordo per promuovere e favorire gli investimenti dei migranti nello sviluppo agricolo dei loro Paesi di origine.

La partnership tra i due organismi mira a favorire la nascita di progetti agricoli direttamente avviati da comunità di migranti residenti in Europa e in altre regioni dell’area OCSE verso Africa, Asia, America Latina e Medio Oriente. L’intento è quello di avviare collaborazioni con governi e autorità locali di nord e sud del mondo, e di riuscire a mobilitare risorse umane, finanziarie e professionali di enti governativi, associazioni di migranti, Ong e settore privato.

Oltre a incoraggiare investimenti produttivi in attività agricole, FAO e OIM si sono accordate per fornire assistenza tecnica ai migranti che intendono formulare progetti imprenditoriali nel settore agricolo e della trasformazione dei prodotti agricoli, attraverso i quali poter generare reddito e creare posti di lavori presso le loro comunità di origine. Si parla di co-sviluppo, un percorso a due direzioni mediante il quale i migranti possono utilizzare le loro competenze professionali e risorse finanziarie per promuovere lo sviluppo dei paesi di origine, facilitando al contempo il loro stesso processo di integrazione nei paesi di accoglienza.

La FAO, attraverso il Programma di Cooperazione Decentralizzata (DCP) lanciato nel 2002, ha già promosso e avviato negoziati per 28 accordi con Regioni e altre autorità locali in Italia, Francia Spagna e Belgio orientati a favorire lo sviluppo di progetti rivolti ad alcuni paesi target. Dal 2001 l’OIM ha invece lanciato il Programma MIDA - Migration for Development in Africa - che ha promosso e sostenuto migranti africani residenti in Italia e le loro comunità di accoglienza nella realizzazione di investimenti produttivi nei paesi di origine.

Con il sostegno della Commissione europea, il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp), in partenariato con altre quattro agenzie Onu (Iom, Ilo, Unhcr e Unfpa), ha lanciato un’iniziativa congiunta per consentire alla società civile, ai migranti e alle Autorità locali (regioni, comuni) di diventare protagonisti efficienti nella lotta contro la povertà nei paesi dei Sud del mondo. In Italia esistono alcuni progetti basati sulle rimesse dei migranti.

Il progetto Migranti per lo sviluppo (in .pdf) nasce dal tavolo di coordinamento creato tra Cespi, Banca Etica, Arci e Acli e Consorzio Etimos, e l'obiettivo è sviluppare un percorso comune, lo stesso consorzio promuoverà in sette regioni italiane laboratori di progettazione di co-sviluppo, formando gli immigrati e coinvolgendo le amministrazioni locali e metterà on line il sito rimesse trasparenti, che confronterà i costi dei servizi bancari di trasferimento di denaro all'estero.

Anche l'iniziativa dell'IOM in collaborazione con il Ministero affari esteri e il governo marocchino Mig-Resourses, o le iniziative regionali specifiche, spesso finanziate anche da programmi comunitari. E' il caso del Veneto ed Emilia-Romagna, impegnate nel progetto Migravalue (.pdf) nell'ambito del programma comunitario Interreg, destinato a Polonia, Slovacchia, Ungheria, Romania, Bulgaria e Albania, paesi di origine di flussi di migrazione e di destinazione di investimenti. Ma anche da regioni del sud Italia come Puglia e Sicilia (.pdf) nascono progetti interessanti.

 

L'importanza delle rimesse nelle economie dei paesi dei Sud del mondo

La crisi finanziaria mondiale ha ripercussioni negative anche il popolo dei migranti. Le rimesse sono la seconda fonte di finanziamento estero dopo gli afflussi di investimenti diretti esteri (a parte alcune eccezioni come il caso rumeno, dove nel 2007 le rimesse hanno superato anche gli investimenti diretti). Un paese emergente che può contare su un afflusso consistente di rimesse superiore al 3-4% del prodotto interno lordo, limita in maniera significativa la probabilità di crisi dovuta alla perdita di riserve ufficiali e all’aggravarsi dell’esposizione debitoria all’estero.

Un paese con un disavanzo elevato, spesso necessario in una fase arretrata di sviluppo, è in grado proprio grazie all’afflusso di rimesse di contenere interventi pesanti sulla crescita e il livello di benessere. Inoltre, la stabilità delle rimesse ha permesso ad alcuni paesi emergenti di utilizzarle come garanzia per ottenere prestiti all’estero. L’iniziativa Ue-Onu, prima citata, nasce anche perché con la recessione economica alle porte, molti paesi europei saranno costretti a tagliare drasticamente i fondi destinati agli aiuti pubblici allo sviluppo (Aps), allontanandosi sempre di più agli impegni presi nel 2000 per il raggiungimento gli Obiettivi del Millennio.

Visto che le rimesse dei migranti hanno raggiunto quasi il doppio rispetto agli Aps e che il know-how dei migranti rispetto ai loro paesi di origine è una risorsa preziosissima per sconfiggere la povertà la volontà è quella di partire dal basso. Attraverso la serie di progetti che mirano ad individuare le pratiche migliori che consentiranno di definire strategie globali in grado di rafforzare il ruolo dei migranti, delle autorità locali, ma anche della società civile, nelle politiche di sviluppo.

 

Tabelle e dati

Dati della Banca Mondiale sul volume delle rimesse nel mondo a partire dal 1970 divisi per paese di destinazione

Prospettive della Banca Mondiale per il triennio 2009/2011

Dati sulle rimesse verso i paesi dei Sud del mondo

Tabella sui costi medi delle rimesse da un paese a un altro

Siti nazionali che pubblicano dati sulle rimesse

Sintesi del rapporto Caritas e Migrantes 2008

 

Bibliografia

Niccolò Borracchini Banche e immigrati. Credito, rimesse e finanza islamica Pacini Editore, 2007

Collana Finanza e sviluppo Il mercato delle rimesse e la microfinanza. Analisi della realtà italiana Giuffrè, 2007

Collana ISMU. Iniziative e studio sulla multietnicità Dagli Appennini alle Ande. Le rimesse dei latinoamericani in Italia Franco Angeli, 2008

Collana Politiche migratorie Rimesse e cooperazione allo sviluppo Franco Angeli, 2004

(Scheda realizzata con il contributo di Elvira Corona)

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