I “muretti a secco”, patrimonio mondiale dell'umanità

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Secondo corso di muretti a secco, Brentonico - Foto: Scontent-mxp

A fine novembre l'UNESCO ha inserito “L'arte della costruzione dei muri in pietra a secco” nella lista del patrimonio mondiale dell'umanità, nella categoria immateriale. Queste costruzioni sono tra i primi esempi di realizzazioni edilizie dell'opera umana; hanno scopi sia agricoli che abitativi e vengono realizzate in completa armonia con la natura – senza utilizzare cioè nessun tipo di legante o di malta, solo materiale reperito nell'ambiente circostante. I muretti a secco sono costruzioni che esistono in tutto il mondo, tanto che la candidatura per l'UNESCO è stata portata avanti da 7 Paesi oltre all'Italia: Croazia, Cipro, Francia, Grecia, Slovenia, Spagna, e Svizzera. A livello nazionale italiano queste costruzioni caratterizzano in maniera importante il nostro paesaggio, tanto che possiamo trovarle praticamente ovunque; certo, il fatto stesso di poterle vedere così frequentemente ci porta quasi a non notarle più, a darle per scontate. Esistono, è normale che ci siano, e noi non ci facciamo caso più di tanto.

Ed in effetti nonostante tutte le loro qualità per un lungo periodo i muretti a secco sono stati abbandonati a loro stessi; almeno fino a qualche anno fa. Ci si è resi conto – anche banalmente, se vogliamo - che più si lasciavano andare queste costruzioni, più il territorio ne risentiva; allo stesso tempo sparivano anche i mestieri ad alta specializzazione ad esse collegati, come i costruttori di muretti a secco. Purtroppo una volta sparita una professionalità, è difficile ricrearla da zero.

Come accennato negli ultimi anni siamo testimoni di una rinnovata attenzione al paesaggio, e con lei è rinato anche l'interesse verso questo tipo di costruzioni.Presenti ovunque in maniera certosina e capillare, i muretti a secco hanno molteplici scopi: riuscire a ricavare terreni coltivabili anche nelle zone più difficili o impervie, migliorandone la biodiversità; prevenire o contenere frane, alluvioni, valanghe; combattere fenomeni come l'erosione e la desertificazione delle terre. 

Per il recupero di una professionalità che andava perdendosi e un patrimonio che racconta la storia, la vita, la fatica, l’economia ma anche il rispetto della montagnanel 2013 nasce “La scuola trentina della pietra a secco”grazie all'operato dell'Accademia della Montagna; include un gruppo di lavoro variegato, dove sono presenti diverse figure professionali - dal maestro artigiano al geometra, dall'architetto all'ingegnere.

Nel 2013 si viveva un momento di crisi, con un tasso di disoccupazione elevato; recuperare queste professionalità in parte serviva anche per aiutare chi aveva perso il lavoro a reinventarsi. Chiunque poteva – e può anche oggi – iscriversi ai corsi di formazione organizzati da Accademia in collaborazione con le Amministrazioni comunali, per imparare a costruire i muretti a secco.  Per ottenere però la qualifica di “costruttore esperto di muri a secco” è necessario avere almeno due anni di esperienza lavorativa nel settore lapideo; frequentare i corsi di primo e secondo livello di Accademia con l’acquisizione della tecnica specifica ma anche del valore culturale, storico, ambientale ed economico dei muri a secco.

La Scuola mira a conservare, diffondere, e trasmettere alle nuove generazioni questi saperi tradizionali, valorizzando il patrimonio culturale ma non solo; vuole inoltre educare ai paesaggi della pietra a secco, diffondendo conoscenza, sensibilità e consapevolezza. Negli anni si sono succedute varie edizioni (ne abbiamo parlato anche quindr), tutte radicate in un preciso territorio del Trentino dove sono presenti questi straordinari manufatti che caratterizzano una provincia che vanta una decina di valli principali, una settantina di valli secondarie, una decina di altopiani, una quarantina di gruppi montuosi, un centinaio di ghiacciai e circa 350 laghi. Per ovvi motivi, anche le differenze climatiche e paesaggistiche sono di una certa rilevanza e presentano un quadro estremamente variegato. Non stupisce quindi che sia proprio qui che la spinta verso la valorizzazione dei muretti a secco abbia avuto una certa forza: tanto che solo due anni dopo la creazione della scuola, nel 2015, grazie al lavoro di Accademia della Montagna, Associazione Artigiani e le scuole professionali ENAIP il titolo di “Costruttore esperto nella realizzazione e nel recupero dei muri in pietra a secco” è stato riconosciuto. 

Dalla Scuola trentina alla “Scuola italiana della pietra a secco” poi, il passo è stato breve: la Scuola, il Comune di Terragnolo (TN) sede anche del Festival “Sassi e Non Solo”, e le realtà presenti al Festival come il Comitato “Adotta un terrazzamento in Canale di Brenta (Veneto); il “Collettivo Milarepa” (Liguria); la Cooperativa agricola “La Carboncella” (Lazio); la “Società Cooperativa La Mediterranea” (Puglia); l’Artisans Bâtisseurs en Pierres Sèches » (ABPS) (Francia); gli Artigiani della Catalogna e le Isole Baleari (Comunità Autonome – Spagna) nel 2017 hanno firmato il documento preliminare per l’istituzione della Scuola italiana della pietra a secco in modo da dare il via alla sua creazioneL'idea è di aumentare in Italia l'interesse per queste costruzioni, così come la valorizzazione delle competenze che ci vogliono per riuscire a costruirle.

Novella Benedetti

Classe 1980 - in Italia ha vissuto tra Trento e Trieste, all'estero si è divisa tra Americhe (Stati Uniti, Colombia, Argentina, Cile, Costa Rica) ed Europa (Scozia, Irlanda, Paesi Baschi, Kosovo, Germania). La sua passione sono le lingue come strumento per entrare in contatto con l'altro; di mestiere è coach e formatrice, lavora a vario titolo nel terzo settore e dal 2014 è giornalista pubblicista. Ha realizzato anche vari lavori video, tra cui "Non si può vivere senza una giacchetta lilla", proiettato al Trento Film Festival.

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