Crbm: la Bei finanzia miniere contestate in Laos

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da www.crbm.org

La Banca europea per gli investimenti (BEI) ha approvato nel tardo pomeriggio di ieri un finanziamento di 60 milioni di euro per il contestato progetto della miniera di rame di Sepon, in Laos, di proprietà della compagnia australiana Oxiana. La notizia è stata accolta con estremo sfavore da parte delle Ong internazionali, tra cui la Campagna per la riforma della Banca mondiale, che nel dicembre scorso erano riuscite a far rinviare la decisione e che oggi denunciano la mancanza di una valutazione di impatto ambientale.

Il progetto si svilupperebbe nei pressi di un'altra miniera, in questo caso d'oro, già causa di pesanti impatti socio-ambientali, prontamente denunciati dalle Ong internazionali. La miniera di Sepon metterebbe a rischio gli ecosistemi di importanti affluenti del vicino fiume Mekong, vista l'alta probabilità di fuoriuscite di cianuro e di un disboscamento illegale in tutta la zona. Il Laos ha gravi problemi legati al rispetto dei diritti umani, come denunciato dal Comitato delle Nazioni Unite sulle discriminazioni razziali nel suo ultimo rapporto dell'agosto 2003, in cui si parla di "serie e ripetute violazioni dei diritti umani⅀ in particolare riguardo al diritto alla vita, all'integrità fisica ed alla sicurezza, alla libertà d'espressione, d'associazione e di religione⅀" In base a questi dati è alquanto improbabile che ci sia stato un reale rocesso di consultazione con le comunità impattate dalla miniera.

E' poi paradossale che la decisione della BEI arrivi proprio nello stesso giorno in cui viene presentato alla Banca Mondiale il rapporto sull'industria estrattiva. Dopo due anni di consultazioni il rapporto conclude che i progetti estrattivi come le miniere hanno contribuito ad accrescere la povertà in paesi con situazioni di governance così precaria come il Laos e raccomanda che vengano messe in atto misure di salvaguardia tra cui piani di chiusura delle miniere e sistemi di monitoraggio.
"La BEI, istituzione dell'Unione Europea con un enorme portfolio di investimenti, dimostra ancora una volta di essere la banca più retrograda al mondo dal punto di vista degli standard ambientali e sociali" ha affermato Jaroslava Colajacomo della Campagna per la riforma della Banca mondiale. "E' infatti significativo che l'Oxiana si sia rivolta alla BEI dopo che gli era stato rifiutato un prestito della Banca mondiale, le cui direttive interne avrebbero sottoposto il progetto a controlli più stringenti, e costi più alti, per la compagnia. La BEI non ha mai approvato politiche di salvaguardia per i progetti e non rispetta le direttive in merito della stessa Commissione Europea, ignorandone regolarmente le sue raccomandazioni" ha proseguito la Colajacomo. "La Direzione Generale dell'ambiente nel novembre scorso aveva infatti criticato la decisione della BEI di procedere al finanziamento della miniera per la mancanza di una valutazione di impatto ambientale. Sebbene il presidente della BEI Philip Maystadt, pressato dalle Ong, nel dicembre scorso per la prima volta nella storia dell'istituzione avesse rinviato la decisione, sembra sia ancora impossibile per la BEI allontanarsi da una mentalità in cui le questioni finanziarie hanno la priorità. Non ci può quindi permettere di allungare i tempi di approvazione di un prestito per verificare che vi siano tutte le condizioni affinché non si compia un altro disastro umano e ambientale" ha concluso la Colajacomo.

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