Aiutiamoli a casa loro? E invece calano le risorse destinate alla cooperazione internazionale

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La retorica dei “porti chiusi” propagandata dal Governo gialloverde e in particolar modo dal suo ministro dell’Interno, Matteo Salvini, si accompagnava – almeno all’inizio – a quella dell’aiutiamoli “a casa loro”: niente sbarchi di migranti dunque, ma sostegno allo sviluppo dei Paesi di provenienza. Ma il passare dei mesi sta scoperchiando la bufala. Il dossier Cooperazione Italia, ritorno al passato, diffuso da Openpolis e Oxfam, mostra infatti che «le stime relative alle risorse che il Governo intendeva destinare all’aiuto pubblico allo sviluppo (aps) e dunque alla cooperazione internazionale sono completamente disattese dalla legge di Bilancio».

Dal 2012 al 2017 l’Italia ha destinato risorse sempre maggiori all’aps, un aumento che però è stato in buona parte trainato dalla crescita della voce “rifugiati nel Paese donatore”, ovvero il nostro. In altre parole si tratta di denaro che non varca i confini dell’Italia e che non viene utilizzato per gli scopi propri dell’aiuto allo sviluppo –  la lotta alla povertà e il raggiungimento degli obbiettivi di sviluppo sostenibile indicati dall’Agenda 2030 –, ma destinato a coprire le spese per l’accoglienza dei rifugiati. Tenuto conto di questo elemento distorsivo, il dossier mostra che l’andamento dell’aps genuino è crollato nel 2012 e ha ripreso a crescere in maniera molto graduale tornando sui valori iniziali solo nel 2015; in compenso, nonostante tra il 2017 e il 2018 lo sbarco di migranti in Italia sia calato di oltre l’80%, la legge di Bilancio mantiene per il triennio 2019-2021 consistenti stanziamenti per la parte della cooperazione internazionale gestita dal ministero dell’interno: al ministero di Salvini infatti continueranno in media «ad essere destinati 1,6 miliardi di euro all’anno».

A calare sono però le risorse destinate ai paesi in via di sviluppo: significa sostanzialmente «meno soldi per cibo e acqua, salute, istruzione di base che sono elementi determinanti per combattere la povertà». Nella nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza (Def) redatta nel settembre scorso «era infatti previsto – spiegano da Oxfam – che il rapporto dell’aiuto pubblico con la ricchezza nazionale (aps/rnl) si sarebbe assestato allo 0,33% nel 2019, per poi crescere allo 0,36% nel 2020 e addirittura allo 0,40% nel 2021, mostrando la volontà di superare l’impegno intermedio dello 0,30% sottoscritto in sede Nazioni Unite e raggiunto nel 2017 con 3 anni di anticipo». Con le nuove cifre in legge di Bilancio, invece, «nel 2020 il rapporto aps/Pil secondo alcune stime potrebbe calare allo 0,26 tornando a livelli inferiori al 2016».

Inoltre, come sottolinea il dossier, non risulta confermato l’impegno preso nei confronti dei Paesi agli ultimi posti nei livelli di sviluppo (Ldc): «L’Italia è tra gli Stati che donano meno (al 20esimo posto si 29, ndr) a tali Paesi, con un misero 0,06% del proprio aiuto pubblico, percentuale lontanissima dallo 0,15% raccomandato dall’Onu ai Paesi donatori».

Da Greenreport.it

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