Aiuti umanitari: risorse in aumento, ma le ong sono preoccupate

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Mai come nell’ultimo periodo il ruolo delle organizzazioni umanitarie è stato messo in discussione: complici le strumentalizzazioni politiche, in primis quelle che hanno portato a definire le navi che salvano i migranti come “taxi del mare”, le “accuse” di buonismo e terzomondismo scagliate come mantra denigratori, fino agli scandali (questa volta reali) portati alla ribalta nei giorni scorsi che hanno coinvolto la ong Oxfam, sono tutti eventi e situazioni che rischiano di vanificare l’enorme sforzo di migliaia di operatori e volontari che ogni giorno lavorano senza sosta nelle aree di crisi di tutto il mondo, per portare sollievo e aiuto alle popolazioni colpite da guerre, carestie, catastrofi naturali ed emergenze umanitarie di vario tipo. Un danno di immagine che inevitabilmente finisce per colpire tutto il comparto, anche se la fotografia fornita dall’ultimo rapporto di AGIRE sullo stato dell’assistenza umanitaria a livello globale e nazionale non ne riporta ancora gli effetti a livello di donazioni. Ma la preoccupazione è forte, e le ong non lo nascondono. “Secondo una ricerca condotta da AGIRE, nel 2016 le ong hanno destinato a interventi di assistenza umanitaria circa 79,52 milioni di euro di donazioni raccolte esclusivamente da privati – dice Giangi Milesi, Vice Presidente AGIRE – Una cifra di poco più bassa rispetto all’anno precedente, un trend sui bilanci che ancora non risente delle campagne di delegittimazione e attacco alle ong umanitarie, ma che lancia un campanello d’allarme. Diminuire gli aiuti alle ong significa solo che dove imperversano guerre e carestia, fame e siccità ci saranno ancora più vittime lasciate sole. I dati relativi al 2017, anche se non ancora consolidati, confermano purtroppo queste preoccupazioni”.

Non solo: sebbene, sempre secondo il report, le risorse globali per gli aiuti umanitari siano cresciute, comunque non bastano. Intitolato “Il Valore dell’Aiuto. Risorse per la risposta alle emergenze umanitarie” il rapporto di AGIRE – network di nove tra le più autorevoli ong umanitarie – contribuisce a fornire un’informazione sulle risorse mobilitate, sia in Italia che nel mondo, per l’assistenza alle popolazioni colpite dalle emergenze umanitarie. Giunto alla sua ottava edizione, è stato presentato il 19 febbraio alla Camera dei deputati e offre infatti un’immagine in chiaroscuro della situazione. “La cifra record di 27,2 miliardi di dollari per gli aiuti umanitari globali (+6% rispetto all’anno precedente), a prima vista di grande impatto, è in realtà largamente insufficiente a coprire l’enormità dei bisogni delle popolazioni colpite da conflitti e catastrofi naturali, che restano per oltre il 40% senza risposta – si legge – La somma è ben lontana dalla spesa militare mondiale, che ha raggiunto i 1.686 miliardi di dollari annui, oltre 60 volte il valore dell’assistenza umanitaria. Gli aiuti globali sono destinati però a calare di fronte alla decisione di Trump di tagliare gli stanziamenti USA, primo donatore al mondo, per i prossimi anni”.

Il report segnala Siria, Yemen, Iraq e Sud Sudan come le aree di crisi che hanno causato le maggiori sofferenze su larga scala, creando crisi regionali di profughi in fuga dalla violenza che hanno portato il numero degli sfollati a 65,6 milioni. Mentre da un capo all’altro del globo i fenomeni naturali estremi legati al passaggio di El Nino e di La Nina hanno provocato siccità e inondazioni, portando a 411 milioni il numero delle persone colpite da catastrofi naturali, con 24 milioni di sfollati ambientali. Contesto che ha contribuito a una crescita dell’aiuto pubblico allo sviluppo, con una cifra raggiunta di 124 miliardi, a cui si aggiungono 20,3 miliardi di assistenza umanitaria stanziata dai Governi (13% del totale degli aiuti). “Il 97% dell’assistenza umanitaria nel 2016 proviene dai governi di 20 stati” si legge, con gli Stati Uniti dell’era pre Trump, da soli, a coprire il 31% dell’assistenza umanitaria totale (dato, come abbiamo visto, destinato a crollare). Tra i donatori più generosi dopo gli Stati Uniti, troviamo la Turchia, il Regno Unito, l’Unione Europea e la Germania. E se l’Italia figura al 15° posto nella classifica dei donatori globali, il Rapporto di AGIRE giudica ancora insufficienti, anche se in aumento rispetto al passato, i 420 milioni di dollari complessivi stanziati per l’assistenza umanitaria nel 2016. Tuttavia, per la prima volta i fondi pubblici per la risposta alle emergenze hanno superato quelli privati messi a disposizione dalle ong e questa è stata segnalata come un’importante inversione di tendenza.

In crescita, infine, il ruolo dei donatori privati (individui, fondazioni e aziende), il cui impegno economico è aumentato del 5% rispetto al 2015, raggiungendo i 6,9 miliardi di dollari. In Italia il loro contributo è stato fondamentale: le ong nel 2016 hanno ricavato in media il 56,4% dei fondi complessivi a loro disposizione dal settore privato (individui, 5×1000, aziende e fondazioni). Ma è qui che il settore rischia di risentire maggiormente delle campagne denigratorie cominciate quest’estate e degli scandali degli ultimi giorni. Non a caso, la presentazione del report è stata seguita da una tavola rotonda in cui esponenti dei media e delle ong hanno riflettuto sulla dimensione dei fenomeni migratori, il ruolo delle ong e la loro percezione nell’opinione pubblica. Grande è infatti la responsabilità dei media nel raccontare e analizzare tali questioni in modo corretto e non strumentale. “I mezzi d’informazione possono avere una funzione di giusta denuncia degli scandali e spingere verso una doverosa trasparenza. Più ancora possono far conoscere tempestivamente situazioni di difficoltà e di vera e propria emergenza umanitaria” ha commentato ad esempio Antonio Rizzolo, Direttore di Famiglia Cristiana, mentre Roberto Zuccolini, portavoce della Comunità di Sant’Egidio, si è dedicato a smontare i pregiudizi e gli stereotipi sulla cosiddetta “invasione” (smentita in realtà da tutti i dati).

Le ong, infatti, da una parte riconoscono una sorta di vulnerabilità in questo clima politico incentrato tutto sulla battuta, l’insulto e l’esagerazione, dall’altra sottolineano la coerenza rispetto al proprio statuto umanitario, come nel caso dei salvataggi in mare, e la presenza di procedure per la gestione di situazioni in cui, come nel caso di Oxfam, vi è un abuso della fiducia da parte di alcuni operatori. Dopotutto, lo stesso direttore di Oxfam Italia, presente all’incontro, ha ammesso gli errori dell’organizzazione ma ha anche denunciato come le strumentalizzazioni mediatiche siano molto facili e pericolose in contesti del genere. “Non dobbiamo coprire nulla, al contrario, ma contemporaneamente dobbiamo continuare a dimostrare la grande buona volontà della maggioranza sul campo” ha dichiarato il direttore Generale di Medici Senza Frontiere, Gabriele Eminente. Mentre è alla partecipazione che richiama il Segretario Generale di ActionAid Italia e Portavoce di AGIRE Marco De Ponte: “Il progressivo restringimento dello spazio per gli attori civici è un fenomeno preoccupante, ma anche un richiamo a rimetterci in moto, a rilanciare il ruolo delle organizzazioni della società civile per proiettarle verso una partecipazione sempre più attiva alla vita politica per l’affermazione dei diritti – ha detto – Vogliamo innescare il cambiamento insieme, facendo rete e andando oltre la mera sostituzione dello Stato nella fornitura di servizi. È questa la risposta più efficace per continuare a proteggere le persone vulnerabili, assistere le vittime di guerre e disastri, lottare contro la povertà e l’esclusione sociale”.  

Anna Toro

Laureata in filosofia e giornalista professionista dal 2008, divide attualmente le sue attività giornalistiche tra Unimondo (con cui collabora dal 2012) e la redazione di Osservatorio Iraq, dove si occupa di Afghanistan, Golfo, musica e Med Generation. In passato ha lavorato per diverse testate locali nella sua Sardegna, occupandosi di cronaca, con una pausa di un anno a Londra dove ha conseguito un diploma postlaurea, sempre in giornalismo. Nel 2010 si trasferisce definitivamente a Roma, città che adora, pur col suo caos e le sue contraddizioni. Proprio dalla Capitale trae la maggior parte degli spunti per i suoi articoli su Unimondo, principalmente su tematiche sociali, ambientali e di genere. 

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