Simone Cristicchi, tra musica, arte e impegno

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Simone Cristicchi – Foto: musicalnews.com

Simone Cristicchi ha tutte le carte in regola per diventare un grande artista. Romano, classe 1977, nel corso della sua ancor breve carriera ha mostrato di che pasta è fatto, spaziando dalla musica d’autore, al teatro fino alla scrittura. Non tragga in inganno il tormentone che gli ha dato il successo: in tanti ricorderanno l’allegro motivetto “Vorrei cantare come Biagio” che nell’estate del 2005 ha spopolato in radio inneggiando alle gesta di Biagio Antonacci. In realtà il testo di quella canzone denotava già una sferzante ironia nei confronti dello star system, messo alla berlina dal riccioluto cantautore.

Nel secondo singolo “Studentessa universitaria” si può riscontrare tutta la poesia e l’umanità di cui Cristicchi riveste le sue creature sonore: un delizioso bozzetto di una laureanda dei nostri tempi, che si trova a fare i conti con gli esami, l’affitto e gli amici che vivono di espedienti fino a un’inattesa maternità. Il disco d’esordio “Fabbricante di canzoni” si conferma un’opera attuale e già matura con brani di grande forza poetica come “Angelo custode” e “Questo è amore”, cantata in duetto con il grande Sergio Endrigo, mentre i suoi ben più famosi colleghi lo relegavano nell’oblio. Il suo modo di cantare è particolare, spesso e volentieri vira verso il rap, ma riesce a dare voce e credibilità a personaggi come la Morlacca dell’omonima filastrocca, all’insolente e politicamente scorretto alter-ego Rufus e a un immaginario “brasiliano-romano de Roma” nella travolgente “A Samba”.

Il successo dell’opera prima, che viene premiata con la prestigiosa targa Tenco, apre a Cristicchi nel 2006 le porte del festival di Sanremo, dove propone “Che bella gente”, un’invettiva contro tutte le malignità e le ipocrisie di cui la gente è capace. La canzone ha un testo forte e naturalmente il palco paludato dell’Ariston gli preferisce il ben più rassicurante Povia di “Vorrei avere il becco”. La rivincita al festival dei fiori avviene l’anno successivo grazie a “Ti regalerò una rosa”, brano che descrive in modo lieve e toccante la malattia mentale. Argomento che Cristicchi ben conosce per averlo vissuto sul campo attraverso svariate esperienze di volontariato nei manicomi, strutture legalmente dismesse ma che rimangono tali nella sostanza.

“Centro di igiene mentale” è il titolo del suo primo libro e anche del tour che segue la vittoria sanremese, mentre “Dall’altra parte del cancello” (2007) è il nome del secondo album cui è allegato un dvd documentario sul mondo dei manicomi. Il riferimento a un grande artista come Giorgio Gaber è evidente nel repertorio di Cristicchi che, soprattutto dal vivo, mette in evidenza una capacità affabulatoria che si avvicina al teatro-canzone partorito dal genio dell’accoppiata Gaber-Luporini. La recente partecipazione ai Suoni delle Dolomiti, festival musicale in alta quota sulle montagne del Trentino, ha messo in evidenza la sua doppia anima musicale e teatrale.

Le canzoni dei suoi tre album, compreso il più recente “Grand Hotel Cristicchi” (2010) si sono intrecciate ai racconti del secondo libro “Mio nonno è morto in guerra” in una performance davvero ricca di pathos, capace di emozionare e far pensare. Dall’ultimo album spicca una canzone ecologista come “Il pesce amareggiato” di cui Simone racconta: “Mi sono messo nei panni di un pesce, l’essere muto per eccellenza, che trovandosi travolto nel suo mare da una valanga di detriti e melma esprime la propria amarezza lanciando un grido d’aiuto. La canzone è stata adottata da Greenpeace e la cosa naturalmente mi ha fatto un grande piacere”.

 

Dello stesso disco fa parte “Genova brucia”, canzone rimasta nel cassetto per quasi dieci anni prima di venire pubblicata: “Ho scritto “Genova brucia” all’indomani dei fatti del G8 di Genova nel 2001. In questo caso, dopo aver letto diversi libri sull’argomento, mi sono messo nei panni scomodi di un poliziotto violento che inneggia a Pinochet e non si fa scrupoli nel menare le mani trascendendo spesso e volentieri gli ordini. Nella canzone traspare il mio personale smarrimento, dato che ho sempre considerato le forze dell’ordine qualcosa di amico. La canzone non è mai passata in radio e sono riuscito a pubblicarla solo nel 2010”.

Nel suo repertorio brani di forte denuncia si alternano a ballate dolci e intimiste e a questo proposito Cristicchi rivela: “Questa mia caratteristica ha confuso un po’ il pubblico, è per questo che nei concerti mi prendo il lusso di spiegarmi, presentandomi per quello che sono: non sempre gioioso e felice ma nemmeno triste e rassegnato”. Parallelamente alla sua carriera di cantautore, Cristicchi dal 2010 porta avanti anche quella di attore teatrale tout court, come ha dimostrato con le svariate repliche di “Li Romani in Russia”, monologo di un’ora e mezza tratto dall’opera di Elia Marcelli. E anche in questo caso dimostra di cavarsela assai bene, dando voce e corpo a tanti giovani che a casa non sono più tornati. E non si tratta di un episodio isolato perché il versatile artista romano sta preparando un monologo teatrale tratto dal libro “Mio nonno è morto in guerra”.

Fabio Nappi

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