Se la festa della mamma iniziasse dalla lotta alla mortalità infantile?

Stampa

Il giorno della festa della mamma torniamo a parlare di Obiettivi del millennio ed in particolare dell’obiettivo quest’anno al centro dell’attenzione anche della World Social Agenda: “ridurre la mortalità infantile”. Secondo il rapporto “Born Too Soon: The Global Action Report on Preterm Birth”, presentato il 2 maggio da Save the Children insieme alla March of Dimes Foundation, alla Partnership Globale per la Salute Materno Infantile e all’Organizzazione Mondiale della Sanità, sono circa 15 milioni ogni anno i bambini nati da parti prematuri nel mondo, più di 1 su 10. Di questi più di un milione non riesce a sopravvivere. Ma circa trequarti dei bambini prematuri che oggi non sopravvivono potrebbero essere salvati, se solo si rendessero disponibili alcuni rimedi, anche preventivi, semplici, poco costosi e ampiamente sperimentati.

Proprio per questo quello delle nascite pre-termine costituisce, secondo i leader mondiali della sanità, un problema di vaste proporzioni fino ad oggi sottovalutato. “Tutti i neonati sono vulnerabili, ma i bimbi prematuri lo sono molto di più” ha dichiarato Ban Ki-moon, Segretario Generale dell’Onu, autore della prefazione del rapporto e convinto sostenitore della riduzione dei parti pre-termine e delle morti conseguenti come parte integrante della Strategia Globale per la Salute Materno-Infantile. “La nascita prematura è un killer misconosciuto - ha aggiunto Joy Lawn, co-autore del rapporto e Direttore Global Evidence e Policy di Save the Children - visto che ormai i parti pre-termine sono la causa di metà circa dei decessi neonatali e sono ormai diventati la seconda causa principale delle morti sotto i 5 anni, dopo la polmonite”. “Inoltre - ha precisato Lawn - il numero delle nascite premature sta aumentando, ed è cresciuto negli ultimi 20 anni in tutti i Paesi ad eccezione di 3”.

Nel dettaglio i Paesi con il numero maggiore di parti pre-termine sono, nell’ordine: “India (3.519.100), Cina (1.172.300), Nigeria (773.600), Pakistan (748.100), Indonesia (675.700), Stati Uniti (517.400), Bangladesh (424.100), Filippine (348.900), Repubblica Democratica del Congo (341.400) e Brasile (279.300)”. I 10 paesi che registrano invece il tasso più elevato di parti pre-termine ogni 100 nascite sono: “Malawi (18,1), Comore e Congo (16,7), Zimbabwe (16,6), Guinea Equatoriale (16,5), Mozambico (16,4), Gabon (16,3), Pakistan (15,8), Indonesia (15,5) e Mauritania (15,4)”. L’Italia si colloca al 166° posto con un tasso di parti prematuri del 6,5% nel 2010 e un aumento dello 0,6% rispetto al 1990. In termini assoluti invece, il nostro paese si colloca al 65° posto con 36.300 nascite premature su un totale di 558.500 nel 2010, e un numero di decessi neonatali dovuti alle conseguenze da nascita pre-termine pari a 500.

La mole di dati presentati nel rapporto rispecchia sia l’estensione del fenomeno che, come era facile intuire, le disparità economiche e sociali esistenti tra i diversi paesi. Ben 9 degli 11 paesi con un tasso di parti prematuri superiore al 15% si trovano, infatti, nell’Africa sub-sahariana. Inoltre le nascite pre-termine rappresentano l’11,1% del totale delle nascite nel mondo, ma il 60% di esse si concentra in Asia meridionale e nell’Africa sub-sahariana. “Azzardando una proporzione - ha spiegato Save the Children presentando il rapporto - potremmo dire che il 12% dei bambini che nascono nei paesi più poveri vengono alla luce con un parto prematuro, contro il 9% di quelli nei paesi ad elevato reddito”.

“Il rapporto non poteva non evidenziare il drammatico divario nella sopravvivenza dei bambini nati prima della 28° settimana tra i paesi a basso ed alto reddito,” ha aggiunto Christopher Howson, epidemiologo, anch’egli co-autore del rapporto e responsabile dei Programmi Globali di March of Dimes. “Nei paesi a basso reddito più del 90% dei bambini nati prima della 28° settimana muoiono nei primissimi giorni di vita, contro il 10% di quelli nei paesi ad alto reddito.” In ogni caso ha continuato Howson, “si tratta di un problema potenzialmente risolvibile, visto che un buon numero di paesi come Ecuador, Botswana, Turchia, Oman e Sri Lanka hanno dimezzato le morti neonatali a seguito di parti prematuri grazie a migliori cure delle complicazioni più gravi come le infezioni e le crisi respiratorie. Questi facili interventi sono particolarmente efficaci nella prevenzione dei casi più lievi di nascita prematura che sono l’80% del totale dei parti pre-termine”.

Fare luce e trovare delle adeguate contromisure alle nascite premature come propone il rapporto di Save the Children può quindi aiutare molti paesi a basso reddito, soprattutto nell’Africa sub-sahariana, a raggiungere il Obiettivo di Sviluppo del Millenio dell’Onu, la riduzione di 2/3 delle morti infantili, e il Obiettivo, il miglioramento della salute materna, entro il 2015. Questi obiettivi, come ricorda la World Social Agenda, sono stati stabiliti dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2000, e quasi tutti i paesi ad alto reddito li hanno già raggiunti.

Tuttavia non occorre leggere tra le righe del rapporto per capire che il problema delle nascite premature non riguarda solo i paesi con il reddito più basso, come dimostrano Brasile e Sati Uniti, entrambi nel novero dei 10 paesi con il maggior numero di parti pre-termine e con il Paese a stelle e strisce che registra il 12% delle nascite, più di una su nove, premature. “Nei paesi ad elevato reddito, l’aumento delle nascite pre-termine è collegato al numero di donne che affrontano il parto in età avanzata e all’utilizzo crescente di farmaci per la fertilità con le relative gravidanze multiple - ha spiegato Save the Children -. In alcuni paesi sviluppati, anche le induzioni del parto non necessarie e i parti cesarei prima del compimento della gravidanza contribuiscono all’aumento. In molti paesi a basso reddito, le principali cause delle nascite premature sono invece le infezioni, la malaria, l’Hiv e l’elevata frequenza di partorienti adolescenti”.

Ma il rapporto “Nati troppo presto” non rimane solo uno stato dell’arte, ma ha assicurato Save the Children va di pari passo con il rilancio della Campagna Every One “per dire basta alla mortalità infantile con un approccio informativo e a 360°”. Per questo sarà diffuso attraverso una serie di appuntamenti di informazione e sensibilizzazione in occasione della Festa della mamma, con la pubblicazione del rapporto annuale sullo Stato delle Madri nel Mondo e attraverso altre iniziative che coinvolgeranno un ampio pubblico attraverso i canali dei social media e i mezzi di informazione. Perché ogni sforzo per aumentare la consapevolezza del problema delle nascite precoci può essere fondamentale, sia a Nord che a Sud dell’Equatore.

Alessandro Graziadei

Ultime su questo tema

Comunità in lotta contro i matrimoni infantili

28 Gennaio 2020
In Malaysia il Governo si mobilita contro le leggi islamiche e civili che consentono ai minorenni di sposarsi. In Pakistan è quasi fatta. (Alessandro Graziadei)

Migrazioni: da dove iniziano i viaggi della morte

25 Gennaio 2020
Illusioni, sogni, speranze e disinformazione. Queste le forze trainanti di un fenomeno apparentemente inarrestabile. (Lucia Michelini)

Afghanistan 2019: annus horribilis

18 Gennaio 2020
Indiscrezioni danno per imminente una tregua ma l’anno appena finito si chiude con un bilancio nefasto per i civili. 

Tra il dire e il fare c’è di mezzo il viaggiare…

16 Gennaio 2020
Tra il 2016 e il 2030 le emissioni di CO2 del turismo legate ai trasporti dovrebbero aumentare del 25%. (Alessandro Graziadei)

Direzione Caucaso

15 Gennaio 2020
Allungo i documenti attraverso il pallido vetro del botteghino. Rapide domande, timbro sul passaporto e via verso Tbilisi. (Matthias Canapini)

Video

Health Heroes - Flash mob