Rolly Marchi. Il decatleta della vita

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Rolly Marchi – Foto: montagna.tv

Rolly Marchi. Scrittore ed autore di una decina di romanzi, cronista e giornalista per la Gazzetta dello Sport, Il Giornale e il Giorno, tenente dell’esercito - ferito, dichiarato disperso e decorato in guerra nel 1945- ciclista, in sella fin da giovane, poi ideatore della squadra che nel 1955 vinse il Giro d’Italia con Gastone Nencini, sciatore, inventore della disciplina del “Chilometro lanciato”, alpinista (compagno di cordata di molti Big, tra cui anche Cesare Maestri), fotografo (ha pubblicato libri per Olivetti e Parmalat), inventore di idee e organizzatore di eventi (suo il sodalizio che fece nascere il Foro della Sat nel dopoguerra, suo il Trofeo Topolino insieme a Mike Buongiorno). Testimonial per il Film Festival della montagna.

Ha 91 anni e non li dimostra. Perché la definiscono decatleta?

Fu nel 2002. Quando ricevetti la “prestigiosa insegna di San Bernardo” - patrono delle genti di montagna che si da ad un grande della montagna come Messner o Cassin. Uno all’anno. Ebbene nella motivazione vi fu questa definizione che racchiude le molte attività della mia vita.

Ve ne sono altre?

Forse aggiungerei che ho fatto anche atletica leggera, sono stato designato presidente onorario della scuola di alpinismo e scialpinismo Giorgio Graffer, ho fondato anche una squadra di basket che pochi ricordano ma che arrivò terza in serie A. Mi sono qualificato “campione del mondo di sci” categoria giornalisti. E per 3 volte arrivai secondo.

Ricordo che mi facevano partire per primo in quanto dopo dovevo raccontare la gara in qualità di speaker. V’immaginate la scena?

Poi vi sono attività che non si possono raccontare. Si narra che lei sia un seduttore non da poco.

Ammetto che ho sempre amato l’alpinismo, gli alpinisti …..ma anche le alpiniste.

Ma lei ha scritto molto. Un Pezzo d’ Uomo, Le Mani Dure, Ride la Luna (che ha vinto il premio Campiello), Il Silenzio delle Cicale, E ancora la Neve, e tre libri di racconti: Il tram della Vita, Neve per Dimenticare e ...Se non ci fosse l’amore. È vero che Buzzati definì Le Mani Dure il più bel libro di montagna in Europa.

Si. È vero. Buzzati lesse, qualche mese prima di morire, il manoscritto. Fu a Cortina. Anno 1971, il 2 e 3 settembre. Mi scrisse un biglietto con una dedica: “il più bel libro di montagna in Europa” (…perché non ho mai letto quelli americani).

Ma lei vanta un sacco di conoscenze. Walt Disney, Ermanno Olmi, Renato Guttuso, Cesare Maestri, Walter Bonatti, Riccardo Muti, Umberto Veronesi che, peraltro , ci sta aiutando molto per la campagna NO F35.

A proposito di Veronesi ho fatto di tutto affinché visitasse il mio amico Dino Buzzati ma non volle che nessuno gli mettesse le mani addosso. Si, ho avuto la fortuna di conoscere tanta gente che, nel momento di bisogno mi aiutò.

E come?

Mentre accompagnai Reinhold Messner a scalare il suo 13° e 14° 8000 senza ossigeno e senza tornare in patria tra le due ascensioni mi dissero che da lì a pochi chilometri v’era il confine con il Tibet. Andai. Al confine attraversai una valle ove abitavano 13.000 persone che vivono tutt’oggi in tenda a quota 4.850 metri s.l.m. Devo ammettere che i cinesi sono stati impeccabili con me. Parlai con la gente, le autorità e decidemmo di fare un piccolo dispensario medico in muratura.

Dove ha trovato i soldi?

Scrissi 150 lettere a 150 conoscenti. Chiesi a tutti un milione di lire. Tutti mi risposero positivamente eccetto uno impegnato in un altro progetto. Evidentemente la lettera era ben fatta. Taluni mi diedero molto più di ciò che chiesi. Recentemente, vista l’altezza, abbiamo anche fatto un impianto di riscaldamento a pannelli solari.

Ma senta, visto che lei ha amicizie altolocate, sia in montagna che nei colli di Roma, perché non ci aiuta a liberare il nostro conterraneo Chico Forti detenuto in Florida? Toh, ho casualmente un dossier in borsa.

Me lo dia. Vedrò cosa posso fare. Teniamoci in contatto.

Fabio Pipinato

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