MSF: stop al linguaggio “bellico” sull’immigrazione

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In soccorso di migranti – Foto: laperfettaletizia.com

Dal rapporto di Medici senza frontiere “Le crisi umanitarie dimenticate dai media 2011” (Marsilio Editori), realizzato per l’ottavo anno in collaborazione con l’Osservatorio di Pavia e con il contributo di importanti rappresentanti del mondo giornalistico e accademico (di cui si può leggere in pdf un breve estratto), parla di Costa d’Avorio, Sudan, Somalia ma soprattutto parla di noi, della nostra percezione di queste crisi e soprattutto delle ondate migratorie derivanti da esse.

“Per il 2011 – si legge in un comunicato stampa dell’organizzazione - MSF ha deciso di porre l’attenzione su come i telegiornali italiani hanno trattato il tema della migrazione a seguito delle rivolte esplose in Tunisia, Egitto e Libia e su due fronti di crisi: le “crisi sanitarie”, malnutrizione in Somalia, HIV/AIDS e le malattie tropicali dimenticate; e le “crisi umanitarie” su cui i riflettori dei media italiani si sono accesi solo parzialmente Costa d’Avorio, Sudan e Sud Sudan, Bahrein Repubblica Democratica del Congo).

Per la prima volta, MSF ha deciso di far monitorare come e quanto i TG italiani hanno raccontato l’arrivo in Italia dei migranti in fuga da Libia, Tunisia ed Egitto. Nel 2011, sono state dedicate 1.391 notizie al tema e seppur non si tratti di una crisi dimenticata, preoccupa il modo in cui è stata rappresentata. Dall’analisi degli sbarchi in alcune settimane campione, spicca come il termine emergenza sia il più diffuso per comunicare il contenuto della notizia, mentre le condizioni medico-sanitarie dei migranti non sono quasi mai il focus centrale della narrazione. «Il dato più sconcertante – dichiara Kostas Moschochoritis, Direttore generale MSF Italia – è che in questi servizi è praticamente assente la voce dei migranti. I protagonisti a cui è data voce sono nel 65% dei casi i politici, fra Governo e amministrazioni locali. Alle testimonianze dei migranti è stato riservato solo il 14% dello spazio; il 12% alle comunità locali e il 10% alle realtà impegnate nella gestione del fenomeno - forze dell’ordine, esponenti religiosi, società civile, organizzazioni». Nelle immagini utilizzate, inoltre, i bambini che approdano sulle coste italiane sono mostrati in video senza nasconderne il volto”.

Molto interessante come al solito l’utilizzo delle parole che in questi casi diventano pesanti come pietre. Così si legge nel rapporto: “Termini più adoperati per i protagonisti degli sbarchi: «migranti/immigrati» (45% dei casi), «qualificatori di nazionalità», come ad esempio tunisini, libici, eritrei (21%), «profughi» (15%), «clandestini» (12%). Il termine «emergenza» è il più diffuso: «emergenza immigrazione», «emergenza mondiale», «emergenza sbarchi», «emergenza Lampedusa», «emergenza igienico-sanitaria», «emergenza umanitaria». Il ricorso al lessico bellico [si ritrova in] Alcuni dei termini più usati: invasione in riferimento ai numerosi sbarchi (l'inizio di quella invasione di cui parla da settimane il ministro | Lampedusa aspetta che tutto torni come prima, prima dell'invasione); occupazione (Lampedusa, ormai interamente occupata dagli immigrati tunisini); tregua (dopo una tregua durata una decina di giorni, l'isola ripiomba nell'emergenza | In meno di 24 ore, dopo 10 giorni di tregua, sono sbarcati in 1.700); bombe, polveriere, micce, esplosioni (bomba immigrati | questione sanitaria bomba innescata | Lampedusa è una bomba e può scoppiare | situazione esplosiva | questo molo è una polveriera che da un momento all'altro potrebbe esplodere | la miccia che fa esplodere la rabbia | la scintilla che ha fatto esplodere le proteste)”.

Un discorso simile, cioè di una informazione carente che si trasforma volentieri in disinformazione, si può fare per le malattie dimenticate. Il rapporto descrive così la situazione: “In tempi di informazione globale, nel 2011 sono stati solo 5 i servizi dedicati al Congo (RDC), 10 alla Costa d’Avorio, 14 quelli sull’HIV/AIDS, zero quelli sulle malattie tropicali neglette (leishmaniosi viscerale/ kala-azar, malattia del sonno, Chagas e ulcera di Buruli) che falcidiano la popolazione dei Paesi in via di sviluppo. Resta in ombra anche il Bahrein con solo 24 notizie. All’emergenza nutrizionale nel Corno d’Africa dedicate 41 notizie e 44 al Sudan. Il totale dello spazio dato a tutte queste crisi insieme resta comunque lontano dalle 413 notizie dedicate invece alle nozze reali di William e Kate. Il matrimonio di Alberto di Monaco si è invece guadagnato “solo” 91 servizi.

Il Congo in realtà è totalmente scomparso, se si considera che le uniche 5 notizie dedicate, si occupano di incidenti aerei e di altri eventi e non delle violenze in corso o dell’AIDS che flagella il paese con un milione di contagiati. L’analisi mostra che di AIDS, in generale, si è parlato soprattutto in relazione ai viaggi del Pontefice e, a differenza di altri anni, nessuno dei TG dedica una notizia alla pandemia in occasione della Giornata Mondiale (1 dicembre). L’AIDS è ormai invisibile. E, altrettanto drammaticamente, si ignora la crisi finanziaria in cui versa il Fondo Globale per la Lotta contro Aids, Tubercolosi e Malaria, che, se non affrontata, avrà effetti devastanti per i pazienti affetti da HIV/AIDS e tubercolosi multiresistente ai farmaci. La “nostra” influenza stagionale è stata invece abbondantemente coperta dai TG con 92 servizi.

“Non siamo sicuri che le parole siano in grado di salvare vite, ma sappiamo con certezza che il silenzio può uccidere. Per questa ragione continuiamo a stimolare i media a parlare delle crisi umanitarie. In questo nuovo rapporto, fra le varie crisi che hanno determinato la Primavera araba, abbiamo voluto accendere un riflettore sul Bahrein, crisi pressoché ignorata dai media, ma gravissima ed esemplare dal punto di vista della manipolazione dell’assistenza medica come strumento di identificazione e arresto dei dimostranti”, dichiara ancora Kostas Moschochoritis.

Il direttore di MSF Italia accende i riflettori anche su un’altra crisi dimenticata: “Il Burkina Faso è, dopo la Mauritania, il paese con il più alto numero di rifugiati in fuga dal Mali dove fornire assistenza medica è estremamente difficile e i rifugiati continuano ad arrivare di giorno in giorno mentre l’aiuto internazionale è lento e insufficiente. Chiediamo ai media italiani di accendere un riflettore su quest’area del tutto dimenticata, colpita pesantemente dalla siccità e dall’insicurezza alimentare”. [PGC]

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