Italia: premio 'Cuore amico' a tre missionari in Africa

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Il dott. Gianfranco Morino in un momento di pausa

Il Premio "Cuore amico" 2006 viene assegnato oggi a Brescia a p. Giovanni Querzani, missionario saveriano che opera nella Repubblica Democratica del Congo, a suor Domitilla Mosella attiva in Costa D'Avorio e al dott. Gianfranco Morino, un medico che presta la sua opera in Kenya. "Scegliere tre missionari per il Premio non è stato facile, dato che le segnalazioni che ci sono pervenute sono degne della massima attenzione e nessuno dei missionari ha qualche intenzione o attesa di essere sotto lo sguardo dell'opinione pubblica. Ovviamente i prescelti non possono che essere un'indicazione tra tante, lungi da noi formulare una classifica meritocratica" - sottolineano i promotori del Premio giunto alla XVma edizione. L'obiettivo del Premio Cuore Amico, "Nobel missionario", è segnalare, attraverso figure esemplari di missionari, l'opera promossa dalla Chiesa attraverso l'evangelizzazione e a favore dei poveri del Sud del mondo.

La motivazione del riconoscimento attribuito padre Giovanni Querzani, missionario in Congo, è fornita direttamente dal Vescovo di Faenza: "Un attestato come il Premio Cuore Amico, oltre che essere un segno di attenzione a questo missionario veramente generoso, sarebbe anche un gesto di grande sensibilità verso una popolazione particolarmente provata e quasi dimenticata dal nostro mondo". Questo é il ritratto fornito da un suo confratello, padre Rino Benzoni, superiore generale dei Missionari Saveriani: "㉀ veramente un uomo con il cuore grande, che di fronte alle sofferenze non vede altro che i fratelli, dimenticando qualsiasi altra considerazione".

Trentasei anni di vita missionaria, p. Querzani è arrivato a Kinshasa nel 1970 e ha poi lavorato a Kitutu e al lebbrosario di Kagelagela e in diverse parti del Congo. Soprattutto l'attività svolta in questi ultimi dieci anni di guerra è impressionante: assistenza sanitaria gratuita a migliaia di bambini poveri; assistenza nutrizionale ai bambini malnutriti; apertura della scuola elementare Matendo e della scuola di recupero "Elimu ka wote", che significa istruzione per tutti; costruzione di sale polivalenti, di un terreno di gioco nel quartiere di Kadutu e di una grande chiesa a Buholo. "I numeri non sono tutto ma, se dietro i numeri ci sono e restano le persone, allora stiamo parlando di significativi cammini di speranza per chi soffre" - nota l'associazione di volontariato "La tua mano per la pace", che negli anni ha sostenuto le opere di padre Giovanni.

Suor Domitilla Mosella opera dal 1995 nel centro della Costa d'Avorio, nella città di Bouaké che è considerata la "capitale della savana". "È un ambiente straordinario, non solo dal punto di vista naturalistico ma anche da quello culturale. L'ambiente è predesertico, mentre più a sud prevale una florida foresta. La città è luogo di incontro tra le etnie del Sud, in maggioranza di religione cristiana, e quelle del Nord, a maggioranza islamica, anche se la etnia predominante del Paese - i Baulè - è animista. Purtroppo tutto ciò è fonte di tensioni ed ha causato la guerra civile scoppiata nel 1997" - nota la missionaria.

"Il Paese si è diviso in due e proprio Bouaké, la città in cui mi trovavo, era il centro della ribellione degli abitanti del Nord nei confronti del governo di Abidjan. In pochi mesi abbiamo visto bombardamenti e continui assalti; la città, passata da 600mila a 100mila abitanti, è entrata nel caos. Tutte le istituzioni sono scomparse, le scuole sono state chiuse e solo i missionari e le suore sono rimasti sul posto per condividere con la popolazione indifesa questa tragica situazione. Come suore abbiamo dovuto affrontare una realtà molto buia, insieme la nostra comunità ha scelto di offrire alla popolazione un riferimento e una speranza. La violenza è la regola del quotidiano; tra i giovani circola molta droga. Ora le nostre opere sono principalmente rivolte al recupero delle bambine costrette a prostituirsi e sono stati aperti due "Centri Provvidenza" nelle località di Nimbo e di Sokoura. Insieme ai bambini soldato, di cui si occupano i missionari del Pime e di San Vincenzo de' Paoli, queste ragazze sono tra le vittime più deboli della guerra" - conclude la missionaria.

Il dott. Gianfranco Morino, vive dal 1986 a Nairobi con la moglie Marcella e quattro figli ed è l'unico medico italiano a lavorare in un ospedale pubblico kenyano. La sua è una carriera molto singolare: laureatosi in medicina a Pavia, ha svolto un'esperienza di servizio civile in Kenya, ha poi operato in aree rurali al confine con l'Etiopia ed ora, oltre che in ospedale, é presente in due baraccopoli di Nairobi (Mathare e Korogocho). La sua attività si svolge principalmente sul versante della lotta all'Aids con un approccio integrato: educazione nelle scuole, individuazione dei pazienti attraverso ambulatori gratuiti e cura negli ospedali pubblici, formazione del personale sanitari. Nell'ospedale dei poveri di Mbgadi la sua piccola associazione World Friends assicura chirurgie e farmaci antiretrovirali a malati piccoli e grandi.

"Vivo in Africa e da questo mio osservatorio privilegiato sono stato e sono testimone di tragedie e di emergenze umanitarie ormai diventate croniche. Gli aiuti d'emergenza sono sicuramente necessari per alleviare le sofferenze delle popolazioni - nota il dott. Morino - ma deve essere ben certo che sono sintomo di un fallimento". Pacatamente il dottore denuncia che "l'Africa si sta disintegrando sotto i nostri occhi, depredata del sottosuolo e delle foreste, distrutta dall'Aids, strangolata dal debito e dai banditi ai governi, ulteriormente impoverita dalla fuga dei suoi cervelli migliori".

E pone una domanda: "Noi piccoli e grandi lavoratori della cooperazione dovremmo farci onestamente una domanda: siamo parte del problema o parte della soluzione? Dobbiamo capovolgere la prospettiva con la nostra testa al Sud! E tra cinismo e rassegnazione credere che sia possibile trovare una via di mezzo, una speranza che riassuma professionalità e motivazione, obiettività e rispetto, cultura ed esperienza. Mi viene alla mente il concetto di generosità così originalmente espresso dal grande sociologo svizzero J. Ziegler: La generosità é contemporaneamente l'emozione generata dal sentimento di rivolta davanti all'oppressione e il desiderio di un mondo migliore" - conclude il medico. [GB]

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