Il Cile femminista si mobilita a partire dall’università

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La grande ondata femminista che si sta verificando a livello mondiale per i diritti delle donne e contro la violenza di genere ha raggiunto anche il Cile. Mentre nella vicina Argentina la grande mobilitazione delle donne ha finalmente reso possibile l’approvazione alla camera dei deputati della legge che depenalizza l’aborto, é a partire dalle università che le donne cilene hanno cominciato a muoversi. Tutto é cominciato quando le studentesse dell’Università Australe di Valdivia, nel sud del paese, hanno deciso, il 17 aprile scorso, di occupare la facoltà di lettere e filosofia, data l’indifferenza dell’istituzione e del personale accademico di fronte alle denunce di abusi sessuali che erano avvenuti recentemente all’interno della stessa università. Da qui l’occupazione si é poi estesa alla facoltà di legge della capitale Santiago, teatro di un abuso sessuale e di discriminazione sul lavoro perpetrato da parte di un conosciuto professore ed ex membro della Corte Costituzionale ai danni di una studentessa: la facoltà é stata dunque occupata con la richiesta della destituzione del professore. Da qui le occupazioni si sono estese ad altre università della capitale e delle altre principali città del paese. 

Forte impatto sulle occupazioni e manifestazioni ha avuto anche la sentenza per un caso di violenza sessuale di gruppo ai danni di una ragazza di 18 anni da parte di cinque uomini durante le feste di San Firmín a Pamplona, in Spagna. Il caso, conosciuto come “la manada” (il branco, da come si auto-definivano gli stupratori in un gruppo di whatsapp dove diffusero video e foto della violenza) ha suscitato scalpore in Spagna e in altri paesi, a causa della sentenza giudicata troppo lieve e di una certa colpevolizzazione della vittima, tanto dentro come fuori dal tribunale. Questo fatto ha scatenato numerose reazioni a livello dello stato spagnolo, con prese di posizione emassicce manifestazioni in tutte le città del paese, fino ad arrivare a coinvolgere numerose organizzazioni femministe a livello internazionale, soprattutto in America Latina. 

Sicuramente il contesto globale di rivendicazione femminista ha favorito le mobilitazioni cilene, ma qui altri casi di atroce violenza contro le donne hanno avuto un forte impatto sull’opinione pubblica: la morte per stupro di due bambine di meno di due anni, un’altra violenza di gruppo ai danni di una donna di 28 anni, e il venire alla luce delle condotte sessiste da parte di un conosciuto personaggio televisivo. Decine di facoltà restano ad oggi totalmente bloccate a causa di queste occupazioni femministe, fenomeno del tutto nuovo e importante per attirare l’attenzione sulle condotte aberranti di tanti uomini, dentro e fuori l’università, e sulla cultura maschilista dominante che in qualche maniera giustifica o tende a minimizzare determinati comportamenti. 

Gli obiettivi delle occupazioni sono principalmente quelli di dare visibilità al fenomeno del sessismo in ambito educativo, nonché di rendere più efficaci le sanzioni verso i colpevoli di abusi e molestie. L’obiettivo a più ampio raggio é quello di rendere visibile il problema che sta alla radice di tutto ció: la violenza contro le donne in tutte le sue dimensioni. La protesta é dilagata dalle università ai licei e agli altri istituti secondari, ha raggiunto strade e piazze con manifestazioni di massa, colorate, cantate e danzate, con slogan come: “No, no, no éno. Quale parte non capisci: la N o la O?”. il 16 maggio si é realizzata la prima manifestazione convocata dalla Coordinadora Feminista Universitaria, solo cinque giorni dopo un’altra grande marcia convocata da “Ni una menos” (non una di meno), il grande movimento contro la violenza sulle donne che é nato in Argentina e che sta dilagando in tutto il mondo. Anche il 6 giugno scorso Santiago é stata invasa da decine di migliaia di donne (e qualche centinaia di uomini) all’insegna dello slogan “viviamotuttela precarietà: studentesse, migranti, madri e lavoratrici in piazza”. 

Durante le occupazioni femministe delle università si stanno realizzando varie attività, come dibattiti sull’educazione pubblica in chiave femminista, lezioni di autodifesa personale, assemblee e varie altre attività culturali. Le assemblee in ogni facoltà decidono quale é il grado di partecipazione che gli studenti maschi possono avere: ci sono facoltà dove la mobilitazione é mista, ma con spazi di dibattito riservati alle donne, e altre in cui é separatista. Gli uomini partecipano alle mobilitazioni anche con attività di auto formazione e auto-apprendimento sul femminismo, lotta al patriarcato e mascolinità. E´ sempre lungo il processo che porta al cambiamento culturale, ma sicuramente l’attuale momento di mobilitazione femminista, in Cile e nel resto del mondo pur con diverse intensità, sottolinea un momento di estrema importanza in questa presa di coscienza collettiva da parte della società. 

Michela Giovannini

Dottoressa di ricerca in sviluppo locale, è appassionata di America Latina, popoli indigeni, autogestione, lotte e resistenze politiche e sociali. Ha trascorso periodi di studio e ricerca sul campo in vari paesi. Messico e Cile sono i principali contesti in cui si sono svolte le sue ricerche, dedicate principalmente a varie tipologie di organizzazioni dell'economia sociale e solidale.

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