I 18 anni di Emergency. Più o meno

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Quale direzione prenderà Emergency? – Foto: Unicitta.it

La redazione di Unimondo augura ogni bene ad Emergency nell’anno della maggiore età. Vogliamo sottolineare alcuni aspetti positivi che hanno reso grande l’Associazione e non mancare al nostro dovere di rilevare anche alcuni “un po’ meno positivi” certi che quest’ultimi sono sottodimensionati rispetto ai primi. Lunga vita ad E.

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Efficiente. Ogni 2 minuti curano una persona. Trattasi della più grande Associazione italiana d'intervento umanitario d'emergenza. In meno di 20 anni ha superato in (termini di risorse umane e finanziarie) tutte le altre ONG italiane.

Efficace. Ha curato circa 5 milioni di persone in 16 paesi. Raccoglie 35 milioni di euro di cui l'80% da privati.

Comunicativa. Ripetute apparizioni nelle reti Tv nazionali e 750.000 fan su facebook dimostra nei fatti che sa catturare l'attenzione non solo degli italiani ma delle giovani generazioni. È inspiegabile la chiusura sia del mensile E guidato egregiamente da Gianni Mura che di peacereporter che contava tonnellate di accessi giorno. Il tutto giustificato per tenere aperti gli ospedali. Un linguaggio un po' troppo simile a quello di Tremonti: “di cultura non si mangia”.

Radicata. Ha gruppi di appoggio e di supporto in moltissime province e città italiane. Trattasi, in rare eccezioni, più di venditori di gadget (magliette, felpe, portachiavi, capellini, bomboniere) che laboratori di pensiero ma sono la forza di E.

Trasparente. Bilancio sociale e bilancio economico scaricabile on line. In quest'ultimo il costo del personale influisce circa il 6%. Più limpido di così non si può.

Italiana. I poliambulatori aperti in Italia dimostrano che non v'è più differenza tra nord e Sud del mondo. L'emergenza sta ovunque. E. l'ha capito per prima.

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Governance. Un'associazione che vede prima la moglie e poi la figlia del fondatore come Presidente non dà una grande parvenza di democrazia. Con tutto il rispetto per le due grandi donne che hanno dato / sta dando moltissimo.

Gratis. Emergency offre cure gratuite. Sono le prime parole della mission. Ciò è in controtendenza alle culture dei sud del mondo che tendono a far pagare, anche simbolicamente, le cure mediche per garantire una sostenibilità delle strutture ospedaliere locali. Bisognerebbe discernere l'emergenza di guerra dalle strutture che operano in situazioni non più emergenziali applicando differenti modalità di contribuzione da parte dei beneficiari. Una volta che gli ospedali passeranno in mano ai locali su quali risorse finanziarie possono contare?

Autoreferenziale. Il manifesto per una medicina basata sui diritti umani non contiene riferimenti alle conferenze internazionali promosse dalle Nazioni Unite come la Dichiarazione di Alma Ata o altre importanti dichiarazioni continentali. Trattasi di un approccio tipicamente italiano. Tutto nasce e finisce con la nostra organizzazione.

Genius Loci. Tutte le strutture di Emergency sono progettate, costruite e gestite da staff internazionale specializzato, impegnato anche nella formazione del personale locale. Gli internazionali insegnano ai locali. Già visto, grazie.

Banche armate. Tra gli Istituti di credito di riferimento v'è sia Banca Popolare Etica che Banca Popolare dell'Emilia Romagna che, ad onor del vero, ha svolto operazioni relative all’esportazione di armamenti con ditte come Simmel Difesa che fino a qualche anno fa pubblicizzava nel suo catalogo – ormai inaccessibile al pubblico – sistemi di “munizioni a grappolo”. Chiudere il conto, no?

Mission? In Sri-Lanka ha distribuito barche a motore, canoe e reti da pesca ai pescatori del villaggio di Punochchimunai. Nello stesso villaggio ha ricostruito 91 abitazioni in muratura destinate alle famiglie del villaggio. Dopo lo tsunami in Sri-Lanka v'erano centinaia di organizzazioni internazionali. Non è forse meglio che ognuno faccia il suo specifico? I chirurghi facciano i chirurghi, i pescatori i pescatori ed i muratori i muratori altrimenti si rischia il geometra in sala operatoria ed il medico in cantiere.

Pace. "pace=emergency" implica che l'unica alternativa pensabile, e dunque possibile, alla guerra sia l'intervento umanitario di pochi professionisti specializzati (compreso il medico chirurgo, bianco, con la maglietta col logo), mentre tutti gli altri restano a casa a fare il tifo e un pò di carità. Si cancella, come afferma Mauro Cereghini, così da un lato l'idea di pace come pratica politica diffusa e come mettersi in mezzo, che il pensiero nonviolento o lo stesso Alexander Langer hanno tentato di elaborare e praticare, e dall'altro le esperienze di cooperazione dal basso e di diplomazia popolare che cercano di costruire relazioni dirette di lungo periodo tra comunità e territori, volte al co-cambiamento attivo e reciproco, anziché al trasferimento “passivo ed unilaterale” di aiuti e donazioni.

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Il nome. Un fortissimo brand marketing oriented che va diritto al cuore del donatore. Però rafforza la cultura dell'emergenza. In assenza di altre informazioni viola l'immaginario, per dirla con Aminata Traoré. E tutto diventa emergenza. Sull'emergenza – relazione a breve termine - la gente dona. Sulle relazioni a lungo termine promosse dalla cooperazione internazionale e dalla diplomazia popolare che non hanno nulla di sensazionale la gente non dona.

Cardiochirurgia pediatrica. E' uno degli ambiti d'intervento di Emergency. Bene. Forse un centro a Khartoum in Sudan con un'architettura che potrebbe andar bene anche ad Oslo è un tantino avveniristico per un paese ove il 45% della popolazione è malnutrita. La regione Trentino Alto Adige che è al top per la Sanità in Italia non ne ha uno. I pazienti vanno a Verona. Proviamo con un'analisi comparata costi benefici?

Contro. Gino Strada è un leader contro la guerra. La sua parola buca lo schermo ed ha un effetto maggiore della sommatoria di tutte le altre associazioni e/o Istituzioni pacifiste e nonviolente italiane. Spesso l'attacco frontale da parte del chirurgo politologo contro tutti gli interventi armati dell'occidente, anche di peacekeeping sotto l'egida dell'Onu, tendono a semplificare un pò troppo il quadro.

Fabio Pipinato

ps. il lettore avrà certamente notato un po' di amarezza tra le righe. Il pezzo è stato scritto da un redattore già fisioterapista e poi giornalista. I tagli affatto chirurgici alle due redazioni decisi unilateralmente da Emergency ci riguardano tutti; eccome. L'Associazione preferisce far camminare la gente anziché farla ragionare? Legittimo. Ne prendiamo atto... con un po' di amarezza. Noi non usiamo il bisturi ma la penna. Ed è nostro dovere intervenire. Anche se questo può dispiacere i più. Detto ciò... lunga vita ad E.

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