Conferenza mondiale Aids: più accesso alle cure, eliminare le discriminazioni

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"La maggior parte dei paesi deve ancora fare molta strada per garantire l'accesso alla prevenzione e alle cure dell'Hiv": lo ha affermato il Segretario Generale dell'Onu, Ban Ki-moon all'apertura, domenica scorsa, della 'XVII Conferenza mondiale sull'Aids' a Città del Messico (3-8 agosto), meeting biennale che si tiene quest'anno per la prima volta in America Latina e a cui partecipano 22mila delegati tra ricercatori, politici e operatori del settore. "In molti paesi - ha aggiunto Ban ki-moon nel suo messaggio - lo stigma verso i sieropositivi resta una difficile sfida: in un terzo dei paesi interessati non esistono strumenti di legge per proteggere coloro che vivono con il virus e nella maggior parte dei paesi del mondo sono ancora legali forme di discriminazione contro donne, omosessuali, prostituzione, tossicodipendenza e minoranze etniche. "Questa situazione deve cambiare: negare protezione a questi soggetti non solo non è etico, ma è privo di senso per la tutela della salute di tutti, con conseguenze dannose per l'intera società" - ha sottolineato il Segretario Generale dell'Onu.

Secondo il rapporto dell'agenzia Onu Unaids dalla prima diagnosi della malattia, l'Aids avrebbe fatto 25 milioni di vittime e oggi sarebbero 33 milioni le persone sieropositive a causa del virus dell'immunodeficienza umana (Hiv). "L'epidemia si sta stabilizzando, ma a livelli inaccettabili" - affermano gli esperti del programma dell'Onu per la lotta all'Aids (Unaids). L'epidemia regredisce infatti in modo lentissimo, tanto che i nuovi casi dal 2001 al 2007 si sono ridotti appena da tre a 2,7 milioni. Ventidue milioni di persone che hanno contratto la malattia vivono nell'Africa sub-sahariana, 4,2 milioni nel Sud-Est asiatico e nell'Asia meridionale, 1,7 milioni in America Latina e 1,5 milioni nell'Europa dell'Est e in Asia centrale. Seguono il Nord America, con 1,2 milioni di persone colpite dal virus Hiv, seguito a distanza da Asia orientale (740mila), Europa occidentale e centrale (730mila), Medio Oriente e Nord Africa (380mila), Caraibi (230mila) e Oceania (74mila). E l'epidemia continua a diffondersi soprattutto tra i più giovani: i bambini e gli adolescenti al di sotto dei 15 anni che vivono con il virus Hiv sono aumentati da 1,6 milioni nel 2001 a due milioni nel 2007, il 90% dei quali vive nell'Africa sub-sahariana.

Sebbene i dati del rapporto dell'Unaids evidenzino che la mortalità per Hiv/Aids nel 2007 è calata rispetto all'anno precedente - la prima inversione di tendenza rispetto agli ultimi vent'anni in cui il numero dei decessi è sempre aumentato - il numero dei nuovi contagi è invece aumentato rispetto al 2006, arrivando a quota 2,7 milioni. "La pandemia rimane ancora ben lontana dall'essere sconfitta e non possiamo permetterci di abbassare la guardia: è un'epidemia che non perdona⅀ dovremo occuparcene per molto tempo" - ha affermato nel suo discorso introduttivo Margaret Chan, direttore generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms/Who).

"Ora più che mai la comunità internazionale deve aumentare i fondi da investire nella lotta contro l'Hiv/Aids, nei programmi di prevenzione e cura e nel miglioramento dei sistemi sanitari nei paesi in via di sviluppo, dove l'Aids rimane una piaga sociale oltre che sanitaria. Il 2010, termine fissato dalle Nazioni Unite per l'accesso universale alle cure, è sempre più vicino ed è chiaro che l'obiettivo non potrà essere raggiunto se manca una forte azione e volontà politica" - sottolinea un comunicato di Action Aid.

Tra le cause del mancato raggiungimento degli obiettivi, Oxfam sottolinea oltre all'inadeguatezza dei fondi le "tattiche aggressive delle multinazionali farmaceutiche". "Le compagnie multinazionali farmaceutiche hanno dispiegato eserciti di avvocati per fermare la diffusione dei medicinali generici particolarmente per i trattamenti di seconda fascia. E i governi dei Paesi più ricchi si sono uniti a loro per punire i Paesi in via di sviluppo che cercano di rendere a prezzi accessibili le medicine per le cure" - afferma una nota di Oxfam International. Alla Conferenza, il presidente messicano, Felipe Calderon, ha annunciato che il suo paese aprirà gradualmente le porte ai farmaci anti-retrovirali generici.

Medici senza Frontiere - Msf ha lanciato l'allarme sull'impatto mortale che la penuria di operatori sanitari ha sulla cura dell'Aids nell'Africa sub-sahariana. "Personale già sovraccaricato, sotto pagato e sottovalutato, è sempre più raro nell'Africa sub-sahariana, mentre il numero dei pazienti non fa che aumentare" - denuncia Msf. "I farmaci antiretrovirali sono forse più disponibili nelle farmacie degli ospedali e delle cliniche, ma senza il personale per somministrarli, il problema dell'accesso alle cure per i malati non verrà risolto". La recente decisione del 'Fondo Mondiale per la lotta contro l'Aids, la tubercolosi e la malaria' (GFATM) di autorizzare i finanziamenti per il rafforzamento dei sistemi di salute è - secondo Msf "un passo nella giusta direzione". "I paesi dovrebbero utilizzare questi fondi supplementari per trattenere e rinforzare il personale medico direttamente coinvolto nelle cure ai pazienti" - sostiene Msf ma "le restrizioni imposte dalle istituzioni finanziarie nazionali e internazionali sulle spese legate alle risorse umane e ai salari devono essere eliminate altrimenti il reclutamento di nuovo personale sanitario e l'aumento dei salari continueranno a essere limitati nonostante i nuovi fondi internazionali". [GB]

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