Abruzzo: aumentano i reati ambientali, ma 'non c'è emergenza'

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Catrame sulle coste di S. Vito Marina - da WWF

Il 31 luglio un vasto incendio ha interessato Chieti Scalo, a pochi passi da un centro commerciale e da una zona residenziale. L'incendio ha evidenziato una discarica abusiva lungo il fiume Pescara. Le fiamme hanno colpito materiale plastico che ha sprigionato una densa nube tossica. La denuncia è del WWF Abruzzo, che ha convocato un'assemblea pubblica a Chieti Scalo per stasera, 7 agosto. Le analisi dell'Agenzia Regionale per la Tutela dell'Ambiente (ARTA) evidenziano una concentrazione di benzene (ritenuto dall'OMS "cancerogeno certo") 276 volte superiore al limite di legge. Dante Caserta, presidente del WWF Abruzzo ha sottolineato, inoltre, la reticenza del Comune di Chieti ad informare i cittadini, chiedendo addirittura alla stessa associazione di "non comunicare con i media". E' solo l'ultima emergenza ambientale emersa nelle ultime settimane in Abruzzo.

Il 30 luglio è giunta, infatti, in Abruzzo la Goletta Verde di Legambiente. Nella prima giornata, a Vasto, è stato presentato il rapporto 'Ecomafie in Abruzzo' (in .pdf). Il documento evidenzia come i reati ambientali sono in netto aumento: "Si passa da 633 illeciti riscontrati nel 2006 a 1003 del 2007, con un incremento pari al 58,5 %"- E solo l'abusivismo edilizio sul demanio marittimo aumenta del 70%.

Il 1 agosto, con un blitz ad Ortona, la Goletta è tornata sulla scelta dell'amministrazione abruzzese di puntare sul petrolio e sulle attività di estrazione e raffineria. "E' evidente che siamo di fronte ad una preoccupante strategia petrolifera nella nostra regione" - denuncia il presidente di Legambiente Abruzzo Angelo Di Matteo - aggiungendo che "le richieste delle compagnie petrolifere vengono sempre soddisfatte in maniera unilaterale, senza un tavolo di confronto con le amministrazioni locali e soprattutto con le comunità. Non solo, in alcuni casi, nemmeno vincoli e leggi approvate per la tutela del territorio riescono a frenare la spinta petrolifera".

Il 4 agosto, ultimo giorno in Abruzzo, è stato presentato il rapporto sulle analisi delle acque. Le analisi evidenziano uno stato di salute 'buono' per il mare, ma una pessima situazione delle foci dei fiumi. Tutti e 5 le foci analizzate (Sangro, Tronto, Saline, Moro e Feltrino) sono risultate fortemente inquinate. Il fiume Saline è protagonista di uno scontro aperto tra il Sindaco di Montesilvano e gli albergatori. A seguito dei dati il Sindaco aveva emesso una ordinanza che vietava la balneazione. Gli albergatori della costa hanno promosso un ricorso al Tar, che ha annullato la delibera. Le analisi di Goletta Verde confermano che le acque "sono fortemente inquinate da reflui fognari" affermando che "Fare il bagno in quelle acque è da incoscienti e suggerirlo è criminale"

Sulla situazione dei fiumi abruzzesi è tornato nelle scorse settimane il WWF. Secondo l'associazione ambientalista, che ha raccolto e analizzato i dati dell'ARTA (Agenzia Regionale per la Tutela dell'Ambiente), i fiumi abruzzesi "sono al collasso". Il 57% delle stazioni di campionamento evidenzia una situazione lontana dai parametri minimi previsti dall'Unione Europea, con un dimezzamento delle stazioni "in regola" passate da 6 nel 2006 a 3 nel 2007.

Dante Caserta, presidente del WWF Abruzzo, ricorda come sono anni che l'associazione denuncia lo "stato di forte criticità dei fiumi" identificandone tre cause: il malfunzionamento della rete dei sistemi di depurazione, grandi e piccoli; la captazione incontrollata delle acque per scopi produttivi (agricoli ed industriali); il degrado delle aree golenali sia da un punto di vista dell'assenza di vegetazione sia dal punto di vista dello scarico illegale. A fronte di tutto ciò, "il Consiglio Regionale a fine 2007 ha approvato la cosiddetta "Legge Fogna", che consentirebbe, se applicata, di scaricare i reflui nei fiumi con parametri peggiori".

Il 2 agosto è stato presentato un dossier e un manuale sulla depurazione delle acque. Il 25% dei depuratori in Abruzzo non rispetta i parametri di legge. Per contribuire alla risoluzione di queste problematiche è stato presentato un manuale sulla fitodepurazione, curato da Francesco Avolio e Giorgio Pineschi.

Nei mesi scorsi l'associazione si è ritrovata spesso a scontrarsi con le amministrazioni locali per aver denunciato queste gravi emergenze. Nel mese di maggio sono state chiuse le indagini, con relative notifiche di avvisi di garanzia, sulla vicenda dei pozzi inquinati della Val Pescara, nella quale era già intervenuto anche l'Istituto Superiore di Sanità. Negli stessi giorni gli attivisti dell'associazione si sono ritrovati, dopo aver denunciato la presenza di idrocarburi a San Vito Chetino, minacciati dal sindaco di querela per procurato allarme. Ma il 15 maggio l'ARTA ha confermato la sussistenza della denuncia del WWF.

PeaceLink, inoltre, riporta la denuncia dei giorni scorsi da parte del Corpo Forestale dello Stato. Il comandante provinciale di Pescara afferma che l'Abruzzo, entro l'anno prossimo, raggiungerà una situazione simile a quella campana. "Il rischio emergenza è dovuto al fatto che a fronte delle 750 mila tonnellate di rifiuti prodotti annualmente in Abruzzo, le discariche hanno una disponibilità pari 500 o 600 mila metri cubi" mentre la raccolta differenziata è ferma ad una media del 18%. Questo potrebbe portare ad "una saturazione degli impianti esistenti già entro giugno-settembre 2009".

PeaceLink ricorda che Legambiente e WWF nei mesi scorsi avevano già denunciato il rischio esistente. Sul finire del 2007 il Consiglio Regionale aveva approvato un piano regionale dei rifiuti che faceva ben sperare per una rapida ed efficiente gestione. Ma già alcune settimane dopo alcune dichiarazioni del presidente Del Turco facevano presagire la mancata applicazione del piano stesso.

L'8 maggio Legambiente esprimeva l'auspicio che il "Presidente Del Turco per evitare di arrivare ad una crisi come quella di Napoli" attui il piano regionale. Toni simili dal WWF che due giorni prima chiedeva allo stesso Del Turco, "se vuole evitare il rischio Campania" di "portare la raccolta differenziata ai livelli di una legge che viene disattesa dal 2003" e dotare la regione di "seri impianti di compostaggio cui destinare la parte umida, consentendo così di ridurre i rifiuti del 40% senza inquinare ulteriormente l'aria che respiriamo", al contrario degli inceneritori promossi dallo stesso presidente regionale.

L'11 giugno scorso Legambiente denunciava che "il progetto di realizzazione di un impianto trattamento rifiuti con annessa discarica per rifiuti non pericolosi è inadeguato ai rifiuti da trattare e fortemente carente da un punto di vista tecnico progettuale". Carenze, aggiunge il presidente regionale dell'Associazione, "che la stessa Ditta riscontra nei suoi elaborati ritenendo la tecnologia adottata inadeguata per tutti i rifiuti che si prefigge di trattare". Insomma i reati e i problemi ambientali continuano in Abruzzo anche se per le istituzioni "non c'è emergenza": forse perchè non siamo in Campania?

Alessio Di Florio

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