Abruzzo: ambientalisti denunciano abusi edilizi e ambientali

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Il 22 dicembre scorso in una conferenza stampa a Pescara il Abruzzo ha denunciato la situazione di fortissimo degrado nella quale versa la costa abruzzese. Nell'occasione è stato presentato un dossier fotografico sui diversi scempi documentati. Nella denuncia dell'associazione si legge "oltre il 90% della linea costiera sia cementificata o pesantemente antropizzata, la percentuale più alta fra tutte le regioni italiane". Iniziative da "Economia di rapina" sono state definite le devastazioni operate, tra le quali "Ruspe usate in maniera indiscriminata per la 'pulizia' della spiaggia, strade, parcheggi, motocross, frane causate da interventi dissennati, scarichi a mare, opere di ripascimento dannose e senza senso, occupazione totale da parte di stabilimenti balneari realizzati senza alcuna attenzione paesaggistica e per il territorio". Per questo viene chiesto un "radicale cambio del Piano Demaniale Marittimo Regionale".

Dante Caserta, presidente del WWF Abruzzo, ha definito la situazione di Pescara "la summa degli errori che si stanno compiendo in tutta la regione sulla costa". Secondo Caserta "sequestri a ripetizione evidenziano in maniera incontrovertibile l'esistenza nella Regione di una gestione "di rapina" delle aree costiere, in cui il "tutto e subito" degli interessi economici più sfrenati determina un attacco finale ai valori ambientali rimasti sul litorale" aggiungendo che un plauso, tra gli altri, va ai comitati locali come MareLibero.org. Il comitato è nato un anno fa per denunciare lo stato di degrado e cementificazione della costa del capoluogo abruzzese. Secondo i dati di MareLibero.org ben 9720 metri di costa sono stati totalmente cementificati, danneggiando il diritto dei cittadini ad un mare e ad una spiaggia a disposizione di tutti e non in mano a privati. E' stato anche grazie alle denunce degli ambientalisti che sul finire dell'anno è avvenuto l'ultimo sequestro di uno stabilimento balneare, lo stabilimento 'Les Paillottes'.

Ma, come affermato da Caserta, scempi ambientali coinvolgono tutta la costa. Per questo, il 3 febbraio dell'anno scorso, è sorto il " Coordinamento per la tutela della costa teatina" dove, insieme a MareLibero.org, diverse associazioni e movimenti si sono riuniti per cercare di tutelare l'intera costa teatina. Nei prossimi giorni il comitato sarà impegnato in un ciclo di conferenze con Maria Rita D'Orsogna, professoressa universitaria in fisica alla California State University di Northrdige. Sarà l'occasione per ribadire il no alla costruzione del Centro Oli di Ortona che, secondo rilevazioni effettuate dall'Istituto Mario Negri Sud e da altri studi indipendenti, produrrà un inquinamento massiccio in tutta la Regione, sia sulla costa che verso l'interno.

"Il principale fattore di pressione ambientale del centro è costituito dall'immissione di sostanze inquinanti in atmosfera da almeno quattro camini che lavoreranno di continuo per 365 giorni l'anno" - ha dichiarato il centro di ricerca scientifica, aggiungendo che "gli effetti non deriverebbero tanto da fenomeni acuti, quanto da esposizione protratta nel tempo agli agenti inquinanti. La presenza degli inquinanti immessi in atmosfera potrebbero comportare l'aumento di determinate patologie a carico del sistema respiratorio, come allergie, atopia, asma, bronchiti acute e croniche. A suffragio di tale ipotesi vi sono i risultati di numerosi studi epidemiologici effettuati sul territorio nazionale".

Altra vertenza importantissima quella che coinvolge Bussi, città dove è già presente una discarica abusiva fonte di altissima tossicità denunciata più volte. A pochi passi dalla discarica la Orim vuole costruire un impianto per lo smaltimento di rifiuti industriali. I metalli che verrebbero smaltiti "sono tossici e pericolosi. Alcuni, in particolare, estremamente velenosi (cadmio) e legati tutti a degenerazione del sistema nervoso centrale e di vari organi vitali" hanno denunciato nel novembre scorso WWF, Abruzzo Social Forum e MareLibero.org. Il pesante inquinamento che già danneggia la Val Pescara è stata anche la causa della gravissima crisi idrica che, soprattutto l'estate scorsa, ha interessato moltissimi comuni del Pescarese e del Chietino. Alcune decine di sostanze tossiche, secondo le analisi commissionate dal comitato civico "Bussiciriguarda" e da altre associazioni ambientaliste, penetrano "nel terreno e nelle falde acquifere proprio lì dove l'acquedotto Giardino convoglia le sue acque per poi farle arrivare nella Val Pescara. Proprio lì dove ci sono i pozzi Sant'Angelo dai quali l'acqua viene immessa nell'acquedotto."

Ortona, la cittadina dove dovrebbe sorgere il Centro Oli, è al centro anche di un altro "scempio annunciato": la costruzione della parallela alla SS16 che interessa il lido Postilli-Riccio. I primi lavori dei mesi scorsi, denuncia la portavoce del Coordinamento per la tutela della costa teatina
Fabrizia Arduini, hanno distrutto piante rare come il Verbasco Niven, sottolineando i vincoli ambientali violati dalla nuova strada.

Alessio Di Florio

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