L’Unione europea riparte dall’ecodesign intelligente!

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Immagine: E-duesse.it

In un Buongiorno firmato da Massimo Gramellini alcuni anni fa, quando ancora collaborava con La Stampa, ho letto la storia di un uomo che, qualche tempo dopo la morte del nonno ha dovuto liberare la cantina del suo appartamento. Tra le altre cose ha trovato uno scatolone pieno di lampadine fulminate accompagnato da un biglietto scritto a mano: “Casomai in futuro inventassero un sistema per ripararle”. “Dietro certi aneddoti affiora un mondo - scriveva Gramellini -. Pare di vederlo, quell’uomo, mentre accatasta oggetti inutilizzabili in un angolo della cantina con la speranza segreta che un giorno possano servire ancora: se non più a lui, a qualcuno della sua famiglia. C’è chi interpreterà il gesto del nonno come un rifiuto del consumismo o un afflato di tirchieria. Io al contrario vi sento la fiducia nel futuro”. Forse la stessa fiducia che ha accompagnato la scelta della Commissione europea che nelle scorse settimane ha adottato 10 regole esecutive che riguardano il miglioramento dell’efficienza energetica e la possibilità di riparare moltissime apparecchiature di uso comune. In una nota, infatti, la Commissione ha sottolineato che “migliorare l’ecodesign dei prodotti è un modo di tradurre nei fatti il principale principio dell’efficienza energetica che è alla base dell’EU’s Energy Union priority”. Era ora!

Le misure adottate comprendono, per la prima volta, delle direttive in materia di riparabilità e di riciclabilità che contribuiranno a realizzare gli obiettivi dell’economia circolare, migliorando così la durata di vita, il mantenimento, il riutilizzo, l’upgrade e il riciclaggio delle apparecchiature, così come la gestione dei rifiutiLa Commissione stima che queste misure, insieme a quelle sull’efficienza energetica adottate l’11 marzo scorso, permetteranno di realizzare 167 TWh di risparmio energetico europeo all’anno entro il 2030, il che corrisponde a una riduzione di oltre 46 milioni di tonnellate di CO2 equivalente. Si tratta di misure che si aggiungono a quelle già esistenti sull’etichettatura energetica e che, insieme, dovrebbero permettere un risparmio di circa 150 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio) entro il 2020, più o meno il consumo di energia primaria annuo dell’Italia. Per i consumatori si tratta di un risparmio medio che potrebbe arrivare a 285 euro all’anno sulla bolletta energetica. Per questo secondo il commissario uscente per l’azione climatica e l’energia, Miguel Arias Cañete, “Insieme a un’etichettatura energetica più intelligente, le nostre misure in materia di ecodesign consentiranno ai consumatori europei di fare delle economie considerevoli e all’Ue di ridurre le emissioni di gas serra. L’ecodesign è quindi un elemento chiave nella lotta ai cambiamenti climatici e un contributo diretto al raggiungimento degli obiettivi stabiliti dall’Accordo di Parigi”. 

Questa strategia dell’Unione europea per l’efficienza energetica e l’ecodesign è sempre più importante per raggiungere l’obiettivo a lungo termine di una Unione completamente decarbonizzata entro il 2050. Anche per questo per il vicepresidente uscente della commissione Ue, Jyrki Katainen, “Che favorisca la riparabilità o riduca il consumo d’acqua, l’ecodesign intelligente ci spinge a utilizzare più efficacemente le nostre risorse, con dei vantaggi evidenti sul piano economico ed ecologico. Le cifre parlano da sole; queste misure permetteranno alle famiglie europee di risparmiare e, entro il 2030, contribuiranno a realizzare dei risparmi energetici equivalenti al consumo annuale di energia della Danimarca”. Un parere condiviso anche dalla direttrice generale del Bureau européen des unions de consommateurs (BEUC), Monique Goyens, secondo la quale “Le nuove esigenze in materia di riparazione contribuiranno ad allungare la vita degli elettrodomestici che attualmente è fin troppo corta. È essenziale che invertiamo la tendenza attuale ai prodotti usa e getta, che esaurisce le nostre risorse naturali e svuota il portafoglio dei consumatori”. 

È bello notare come le nuove misure adottate dalla Commissione, anche se riguardano solo alcune apparecchiature (refrigeratori, lavatrici, lavastoviglie, display elettronici, fonti di alimentazione esterne, motori elettrici, refrigeratori adibiti alla vendita diretta come i frigo dei supermercati o distributori di bevande fredde, trasformatori elettrici e welding equipment), siano state salutate con entusiasmo sia dai costruttori, che da molte associazioni di consumatori e ambientalisti. Secondo Paolo Falcioni, direttore generale di APPLiA, l’associazione dei produttori di elettrodomestici “Le nuove ambiziose esigenze dell’ecodesign dell’Unione, che puntano a migliorare l’efficacia nell’utilizzo delle risorse, contribuiscono a garantire che tutti gli attori applichino le stesse regole e fanno progredire la cultura della circolarità”. Gli ha fatto eco nelle scorse settimane anche Chloé Fayole portavoce della campagna Coolproducts alla quale aderisce anche Legambiente: “L’ecodesign in Europa va di successo in successo. Prima il risparmio energetico e ora la riparabilità dei prodotti. Concedere agli europei il diritto di riparare i prodotti di loro proprietà è buon senso, motivo per cui accogliamo con favore le decisioni prese dall’Ue”.

Mi sembra questo un “ritorno al futuro” capace di eliminare forse una volta per tutte quella grande truffa ai danni dei consumatori che è l’obsolescenza programmata. Rimettere il consumatore al centro, migliorando l’efficienza e garantendo la possibilità di riparare i nostri elettrodomestici è ormai un’esigenza economica, sociale ed ambientale che (come ho già scritto qualche anno fa) avrebbe fatto esultare anche mia nonna, la quale non si vantava spesso, ma davanti all’euforia tecnologica delle nuove generazioni, ai nuovi modelli di un qualsiasi aggeggio elettronico che spesso in pochi anni, se non mesi, sostituiva il vecchio ormai sorpassato o il più delle volte scassato, sentenziava con un vanitoso orgoglio: “io la mia macchina per il bucato non l’ho mai dovuta cambiare!”. Era vero. La sua “macchina per il bucato”, comprata alla fine degli anni ’70, è sopravvissuta a mia nonna e ha lavato per quasi 40'anni, consumando forse più acqua ed energia delle moderne lavatrici, ma lo ha fatto sempre senza rompersi, almeno non in modo irreparabile e definitivo. Ricordava Gramellini nel Buongiorno già citato: “L’Italia è uscita dalle macerie di una guerra mondiale grazie a persone che ragionavano così [come i nostri nonni!]. Statisti che inseguivano obiettivi e non sondaggi, imprenditori che rinunciavano agli utili per tradurli in investimenti, banchieri che prestavano denaro senza passare subito all’incasso, famiglie che risparmiavano sui cappotti dei figli ma non sui loro studi. Milioni di appassionati della vita che coniugavano i verbi al futuro, pur sapendo che non lo avrebbero goduto ma soltanto propiziato. A chi, seduto su nuove macerie, si chiede da dove ripartire, mi verrebbe da indicare quello scatolone di lampadine bruciate [e la lavatrice di mia nonna]”.  Forse la Commissione europea questa volta ha voluto veramente ripartire da qui!

Alessandro Graziadei

Sono Alessandro, dal 1975 "sto" e "vado" come molti, ma attualmente "sto". Pubblicista, iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2009 e caporedattore per il portale Unimondo.org dal 2010, per anni andavo da Trento a Bologna, pendolare universitario, fino ad una laurea in storia contemporanea e da Trento a Rovereto, sempre a/r, dove imparavo la teoria della cooperazione allo sviluppo e della comunicazione con i corsi dell'Università della Pace e dei Popoli. Recidivo replicavo con un diploma in comunicazione e sviluppo del VIS tra Trento e Roma. In mezzo qualche esperienza di cooperazione internazionale e numerosi voli in America Latina. Ora a malincuore stanziale faccio viaggiare la mente aspettando le ferie per far muovere il resto di me. Sempre in lotta con la mia impronta ecologica, se posso vado a piedi (preferibilmente di corsa), vesto Patagonia, ”non mangio niente che abbia dei genitori", leggo e scrivo come molti soprattutto di ambiente, animali, diritti, doveri e “presunte sostenibilità”. Una mattina di maggio del 2015 mi hanno consegnato il premio giornalistico nazionale della Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue “Isabella Sturvi” finalizzato alla promozione del giornalismo sociale.

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