Il dilemma delle 3 +

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Un leader politico affermò domenica scorsa che "la crisi economica in atto, di cui si è trattato anche in questi giorni nella riunione del cosiddetto G20, va presa in tutta la sua serietà. Essa ha numerose cause e manda un forte richiamo ad una revisione profonda del modello di sviluppo economico globale. La crisi è un sintomo acuto che si è aggiunto ad altri ben più gravi e già ben conosciuti, quali il perdurare dello squilibrio tra ricchezza e povertà, lo scandalo della fame, l'emergenza ecologica e, ormai anch'esso generale, il problema della disoccupazione". Continua: "Nell' attuale situazione economica, la tentazione per le economie più dinamiche è quella di ricorrere ad alleanze vantaggiose che, tuttavia, possono risultare gravose per altri Stati più poveri, prolungando situazioni di povertà estrema di masse di uomini e donne e prosciugando le risorse naturali della Terra, affidata da Dio agli uomini affinché la coltivino e la custodiscano". "E' importante - ha continuato il leader – e decisivo il rilancio strategico dell'agricoltura in questo momento di crisi economica. É necessario rivalutare l'agricoltura non in senso nostalgico ma come risorsa indispensabile per il futuro".

Chi è? Sbagliato! Non è stato Carlo Petrini di Slow Food all’inaugurazione del salone del Gusto e nemmeno Bersani dalla direzione del PD, ma il Papa da piazza San Pietro. Si. Il Pontefice. Ha proposto un nuovo modello di sviluppo globale.

L’amico Michele Nardelli dal suo blog, ha ripreso la cosa e ci dice che l'alleanza della terra, dell'economia vera contro quella virtuale (economia finanziaria) è un programma politico. La terra corrisponde poi al diritto alla vita, alla sostenibilità, alla pace.

L’attuale crisi politica è, quindi, squisitamente ideologica. La destra, in diversi modi, dice SI al dilemma delle 3 + (+ pil + occupazione + welfare) non rendendosi conto che prima, come dice ogni santo giorno mio padre ( e non gli economisti de lavoce.info), v’eravamo noi europei a vendere a tutto il mondo mentre oggi è tutto il mondo che vende a noi.

La sinistra, in diversi modi, non mette in discussione il dilemma delle 3 + (+ pil + occupazione + welfare). Anzi. La sostiene ad ogni occasione pur conoscendone l’insostenibilità. La parola “limite” è bandita e gli italiani davanti ad un originale ed ad una copia non ha dubbi: prende l’originale.

La vittoria di Pisapia a Milano dimostra che davanti alla neutralità della proposta politica si sceglie il colore. Una prospettiva diversa, altra, rispetto a quella che siede al governo.

Le risposte della società civile che cerchiamo di narrare da una dozzina d’anni a questa parte sono certamente flebili e sicuramente di nicchia ma, al contempo, in crescita. Flebili perché in rapporto al profit4profit non v’è paragone in termini assoluti. In termini relativi, invece, c’è spazio alla speranza. Nella mia città abbiamo festeggiato l’1% di vendite di caffè equo e solidale sul totale venduto. In termini assoluti un “quasi nulla” ma in termini relativi frutto di una crescita a due cifre. Mi piace usare la parola crescita non tanto perché sono un keynesiano ma perché la decrescita la lascerei volentieri a finmeccanica.

Vediamo alcune speranze. In crescita: il consumo critico aumenta a dismisura nel nostro Paese rappresentando un mercato potenziale di notevoli proporzioni. Il 40 per cento degli italiani si dicono favorevoli. La finanza etica è cresciuta negli ultimi due anni dell’87%. Certo, sono stati gli anni del crack della finanza speculativa ma se la crisi finisce, cosa che non accadrà presto, i risparmiatori torneranno al vizio di sempre. Nel biologico, l'Italia resta prima in Europa con i suoi 48.509 operatori e 1.106.684 ettari investiti. Il turismo responsabile responsabile va in controtendenza alla crisi con un +7%. Le energie rinnovabili, nonostante tutto, segna un +11%. I Gas stanno letteralmente esplodendo in Italia. Molte famiglie s’incontrano in molti territori per fare molte comunità. La coldiretti parla di 600 gruppi a fronte dei 460 dell’anno precedente. Potremmo continuare ma rischiamo di annoiarvi. Nelle nostre 100 e passa guide tematiche potete trovare ulteriori informazioni su un “nuovo modello di sviluppo globale”, per dirla con il Papa.

A tal fine ha ragione Cameron che in questi giorni sta presentando l’“indice della felicità” con i Nobel Sen e Stiglitz. Il Primo Ministro inglese: “benessere non può essere misurato dal denaro. È dato dalla bellezza dell'ambiente che ci circonda, dalla qualità della nostra cultura e, soprattutto, dalla forza delle nostre relazioni. Migliorare il senso del benessere nella nostra società è, credo, la sfida politica più importante dei nostri tempi”. Questo si traduce, in politica, in un' incremento di nuove prassi nel mondo lavorativo, più adatte alle esigenze delle persone, come il lavoro flessibile, il "lavoro in affitto", il lavoro a domicilio, la cura dell'infanzia, il ritorno alla terra. In particolare l'auspicio è di rendere il settore pubblico britannico leader mondiale del lavoro flessibile.

E le reazioni positive non tardano ad arrivare, infatti anche Francia e Canada stanno valutando la possibilità di misurare la felicità nei propri Paesi e conseguire politiche più coerenti mentre noi rimaniamo intrappolati nel dilemma delle 3 + (+ pil + occupazione + welfare) che giustifica molte altre + (+ armi + guerre + finanza speculativa + evasione fiscale).

Fabio Pipinato

fabio.pipinato@unimondo.org

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