Un mondo senz’anima

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Un invito a riscoprire la spiritualità presente in ogni persona, ma che questa civiltà in cui siamo immersi tende a svilire e sottovalutare. Spiritualità intesa come soffio, respiro, aspirazione profonda di ciascuno. “Ritrovare una nuova visione amorevole dell’essere umano con la natura”. È il messaggio lanciato da Marcelo Barros, teologo della liberazione brasiliano, in un affollato incontro sul tema “Dalla paura alla speranza”, organizzato dalla Rete Radiè Resch.

E proprio sulla paura come stato d’animo individuale e collettivo si è intrattenuto Barros parlando di un’epidemia diffusa, una “nevrosi del nostro tempo”, un tempo in cui sembra che la società, a diverse latitudini, abbia perso l’anima.

Nell'incontro promosso da Rete Radiè Resch, Cooperativa Villa S. Ignazio e Diaconia della Fede, il teologo brasiliano parla delle nevrosi del nostro tempo e della necessità di un'osmosi con la natura. Un invito a riscoprire la spiritualità presente in ogni persona, ma che questa civiltà in cui siamo immersi tende a svilire e sottovalutare. Spiritualità intesa come soffio, respiro, aspirazione profonda di ciascuno. “Ritrovare una nuova visione amorevole dell’essere umano con la natura”.

È il messaggio lanciato da Marcelo Barros, teologo della liberazione brasiliano, in un affollato incontro sul tema “Dalla paura alla speranza”. E proprio sulla paura come stato d’animo individuale e collettivo si è intrattenuto Barros parlando di un’epidemia diffusa, una “nevrosi del nostro tempo”, un tempo in cui sembra che la società, a diverse latitudini, abbia perso l’anima.

È possibile vincere la paura? S’è chiesto. Per tentare di farlo, bisogna cambiare radicalmente prospettiva. Riprendendo Alexander Langer che alla triade di stile gladiatorio: citius, altius, fortius (più veloce, più alto, più forte) contrapponeva il suo pensare ed agire lentius, profundius, soavius (più lento, più profondo, più dolce) come un minimo comun denominatore per invertire una rotta che porta al baratro e ritrovare sé stessi nella comune umanità. Per Marcelo Barros occorre superare l’individualismo, perché insieme ci si sente rincuorati e sulla giusta strada, e mirare ad una maggiore sobrietà di vita.

Oltre che avere un progetto: “Una persona senza un progetto perché vive? Che senso ha la sua vita?”, si è domandato rimandando l’interrogativo ai presenti. Avere un obiettivo, una meta di vita, vuol dire “avere una stella che ti guida nella notte”. E questa stella – per il biblista Barros - è la spiritualità, religiosa o laica è secondario: l’importante è essere consapevoli che ogni persona, se vuole vivere bene, deve saper cavare da sé il meglio e il meglio si trova “in interiore homine”, dentro di sé, per dirla con Agostino.

Ecco che allora l’uomo spirituale (che sa guardare oltre la materialità, pur tenendola in debito conto) fa emergere in lui quella che Marcelo Barros ha chiamato “l’energia d’amore”, una visione non proprietaria delle cose (“sulla terra non siamo proprietari, ma ospiti”), la disponibilità agli altri, una visione di comunione col cosmo.

È la necessità improcrastinabile dell’affermarsi del binomio ecologia-spiritualità. L’osmosi con la natura è un bisogno insopprimibile, una prerogativa dello spirito. Non nella coazione di sfruttarla a fini di lucro, ma nella possibilità che essa ha di generare e rigenerare la vita, nella sua contemplazione, nell’intatto stupore che sempre suscita quando la si incontri con occhi e cuore disponibili e “fanciulli”.

Marcelo Barros rifugge da quadretti idilliaci e disancorati dalla realtà. E' stato collaboratore del vescovo di Recife Helder Camara, frequenta le favelas, sa quanta violenza provoca e moltiplica una vita di privazioni e povertà. Il suo richiamo pressante è al contempo alla sobrietà e allo stile comunitario nel rispetto del creato: disboscamento dell’Amazzonia, accaparramento delle terre, cacciata dei contadini poveri sono suoi (suoi e dei suoi confratelli) fronti di lotta a fianco dei soggetti sociali che si battono per il cambiamento sociale in nome di diritti fondamentali.

La resistenza dei Sem terra, l’orgoglio dei popoli indigeni nel rivendicare le loro culture e l’habitat dove vivono da sempre sono il suo pane quotidiano di convivenza e vicinanza con gli oppressi. Marcelo Barros lungo quei crinali di comunità e gruppi che si battono per la loro dignità, è intransigente. E duro. Senza perdere la tenerezza.

Roberto Moranduzzo

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