Donne e scienza: sistematicamente sottorappresentate ai vertici delle istituzioni scientifiche

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Nonostante una montagna di prove dimostri che team misti avvantaggino la ricerca scientifica, raggiungere l’uguaglianza di genere nella scienza, tecnologia, ingegneria e medicina (STEM) resta una sfida enorme.  Il nuovo studio “Institutional Report Cards for Gender Equality: Lessons Learned from Benchmarking Efforts for Women in STEM” pubblicato da un team di scienziate/i del Department of Radiation Oncology dell’università del Michigan e del New York Stem Cell Foundation Research Institute (NYSCF)  definisce proprio «la natura e l’entità della disparità di genere nella STEM, fornendo le basi ressenziali per i lavori futuri a supporto della carriera delle donne in questi campi».

Si tratta di uno studio che è il frutto di 4 anni di raccolta di dati provenienti da più di 500 istituti di ricerca biomedica in tutto il mondo attraverso l’Initiative on Women in Science and Engineering (IWISE) e I risultati indicano che «Mancano la promozione, il reclutamento e il mantenimento delle donne in ruoli senior, così come le politiche a sostegno delle donne nella scienza. Una delle autrici dello studio, Susan Solomon, CEO di NYSCF,  sottolinea che «Per ottenere trattamenti e cure, abbiamo bisogno della piena partecipazione alla scienza e alla medicina. Quando alle donne viene impedito di raggiungere il loro pieno potenziale, ne soffre l’intero settore. Abbiamo bisogno del 100% delle capacità cerebrali disponibili per avere il massimo impatto e portare avanti la ricerca il più rapidamente possibile». 

Al NYSCF dicono che «I risultati della Report Card dimostrano che siamo ancora molto lontani dall’equità di genere nella STEM. Le donne sono ben rappresentate tra gli studenti universitari, laureati e post-laurea (che rappresentano oltre il 50% per ognuna di queste popolazioni), ma tra i docenti, con l’aumentare dell’anzianità, la rappresentanza delle donne diminuisce (in media il 42% degli assistenti professori, il 34,2% dei professori associati, e il 23,4% dei professori ordinari). In quasi un terzo delle istituzioni, le donne costituiscono meno del 10% delle assunzioni di docenti di ruolo. Questi dati suggeriscono che invece di reclutare donne nella STEM, il problema più grande sembra essere la conservazione e la non promozione delle donne in posizioni che consentano loro maggiore influenza, risorse e, a loro volta, ricerca ad alto impatto».

Purtroppo, non è migliorata nemmeno l’uguaglianza di genere istituzionale: «Tra i 71 istituti monitorati per un periodo superiore a 2 anni, poco più della metà ha migliorato i propri voti, ma in media solo dell’8%. Le istituzioni i cui voti sono peggiorati lo hanno fatto per la stessa percentuale, suggerendo che, nel tempo, nel complesso non ci sono stati cambiamenti significativi o sistematici nelle pratiche istituzionali». Le strategie attuabili proposte dall’IWISE  per colmare questo gap comprendono politiche istituzionali a sostegno delle donne nella STEM. Tra le istituzioni intervistate, il 38% ha offerto meccanismi di supporto aggiuntivi per i congedi familiari retribuiti, mentre alcune hanno offerto politiche riguardanti l’assistenza all’infanzia, la flessibilità, finanziamenti e iniziative per lo  sviluppo della carriera.

Un’altra autrice dello studio, Kristin Smith– Doody del NYSCF,  fa notare che «Molte di queste politiche e programmi – come la spesa flessibile per l’assistenza familiare, il finanziamento “extra hands” e la gender-balanced peer review e le politiche di selezione degli speackers – sono allineate con le 7 strategie attuabili proposte da IWISE nel 2015. Siamo felici di vedere che alcune organizzazioni implementano queste raccomandazioni e speriamo di vederne un’adozione diffusa in futuro». Tuttavia, quando si tratta di sostenere l’equità di genere nelle commissioni dove si prendono le decisioni, solo l’8% delle istituzioni ha approvato un requisito minimo esplicito, il 16% ha politiche generiche per promuovere la diversità e il 77% non ha politiche in materia. Reshma Jagsi direttrice del Center for bioethics and social sciences in medicine dell’università del Michigan, che ha co-condotto lo studio, evidenzia che «La rappresentanza nei comitati strategici e decisionali è fondamentale, sia perché è importante avere una varietà di punti di vista all’interno di questi gruppi, sia perché la partecipazione ai comitati sviluppa capacità di leadership e visibilità che aiutano chi ne fa parte ad avanzare nella loro carriera».

Mentre molti di questi risultati sono rassicuranti, le ricercatrici ritengono che «Il processo di raccolta di dati completi e di alta qualità attraverso le Report Cards sta aiutando a valutare l’attuale panorama della parità di genere nella STEM e incoraggiando le istituzioni a stabilire una base. Le pagelle stanno inoltre facendo luce sulla questione e spingono le istituzioni a riflettere maggiormente sull’equità di genere nella STEM». La Solomon aggiunge: «Chiedere semplicemente alle istituzioni di compilare questa Report Card attira la loro attenzione sulla questione dell’uguaglianza di genere, incoraggiandole a identificare le aree di miglioramento e apportare le modifiche necessarie. All’inizio, molte istituzioni ci hanno detto che non c’era nessun posto dove poter trovare le informazioni che stavamo richiedendo card. Negli anni successivi, abbiamo capito che ora le informazioni sull’uguaglianza di genere vengono monitorate e sono più facilmente accessibili presso le istituzioni».

Le scienziate continueranno a utilizzare le Report Cards per raccogliere dati, evidenziare le buone pratiche e monitorare i cambiamenti nella rappresentazione di genere e puntano a migliorare questo strumento anche per lavorare con altre organizzazioni per identificare le strategie per favorire il successo delle donne nella STEM. Per incoraggiare il cambiamento a livello istituzionale, il NYSCF intende «collaborare con altri finanziatori per attuare una “fase di ricognizione” per una Report Card  modellata in parte sulla card britannica Athena Swan, che conferisce un riconoscimento di bronzo, argento o oro agli istituti aderenti che hanno dimostrato buone pratiche e interventi significativi per promuovere l’equità di genere. Casi di studio e sondaggi indipendenti hanno dimostrato che questa iniziativa ha avuto un impatto positivo sulla progressione della carriera femminile nella STEM e il team spera che l’istituzione di un tale sistema negli Stati Uniti conferirà benefici simili».

La Solomon conclude: «Restiamo impegnate a raggiungere l’uguaglianza di genere nelle STEM e a collaborare con le istituzioni per raggiungere questo obiettivo. Questo è uno sforzo collaborativo su larga scala e dobbiamo lavorare tutti insieme per renderlo una realtà».

Da Greenreport.it

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