Greenpeace: guida ai consumi di pesce e pagelle alle riserve marine

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Pesca pirata di pesce spada - ©Greenpeace

Greenpeace ha pubblicato nei giorni scorsi la "Guida ai consumi ittici" per sapere quali pesci e prodotti ittici devono essere evitati e il rapporto "Riserve marine ai raggi X" che nasce dal monitoraggio subacqueo in 11 aree marine italiane protette (AMP).

Nella lista rossa della "Guida ai consumi ittici" vi sono il tonno pinna gialla, il tonno rosso, il pesce spada, il merluzzo (importato come baccalà o stoccafisso) e i gamberoni tropicali. Date le condizioni generali della produzione ittica, non è invece possibile stilare una vera e propria "lista verde", per questo Greenpeace suggerisce una serie di principi da seguire per rendere il nostro consumo di pesce più sostenibile. In particolare, per tonni pesce spada e merluzzo il problema principale è lo stato disastroso delle risorse "peggiorato dalla pesca pirata". I gamberoni tropicali, invece, provengono da pratiche di acquacoltura che "danneggiano la fascia costiera intertropicale, a cui si associano gravi violazioni dei diritti umani". Fanno eccezione, nella lista rossa, le pratiche di pesca tradizionale al tonno rosso effettuate con le tonnare fisse.

Tra i consigli di Greenpeace ai consumatori, quello di chiedere sempre informazioni sul prodotto e sulla provenienza (pesca a strascico o artigianale), orientarsi sul pesce azzurro e sulle cozze (quelle certificate), evitare sempre il pesce sotto taglia e, per orate e spigole di acquacoltura, preferire i prodotti italiani che "costano di più ma sono di qualità superiore e di solito con impatti sull'ambiente inferiori". "La regola fondamentale è quella di informarsi: i consumatori hanno il diritto-dovere, di sapere cosa comprano e a quali costi ambientali e sociali" - sottolinea Greenpeace ribadendo che con la loro pressione i consumatori possono modificare i processi produttivi a favore della sostenibilità.

E, sempre nei giorni scorsi, Greenpeace ha reso noto il rapporto "Riserve marine ai raggi X" frutto del monitoraggio subacqueo in 11 aree marine protette italinae(AMP) realizzato da Greenpeace, Dan Europe e Nase all'interno del progetto DES (Divers Environmental Survey). I risultati promuovono Pianosa, Portofino e Capo Carbonara, ma anche Tavolara Capo Caccia, Tor Paterno e Ventotene, mentre è solo sufficienza per Porto Cesareo e Cinque Terre e pagella negativa per Plemmirio e Isole dei Ciclopi.

"Lo stato generale dell'ambiente nelle AMP monitorate risulta buono" - afferma Greenpeace. "Maggiori preoccupazioni si riscontrano per i popolamenti ittici e per i popolamenti dei fondali". I cinque problemi principali che il monitoraggio del DES evidenzia sono: la pesca di frodo che rappresenta un problema più diffuso; l'insufficiente "zonizzazione" cioè la definizione dei livelli di tutela; l'eccessiva urbanizzazione della costa (costruzione di case, strade, porti⅀) con il rilascio di fango e altre sostanze; la presenza di specie aliene come l'alga Caulerpa racemosa che è stata trovata dalla Sicilia all'Arcipelago Toscano e risulta ormai diffusa in tutto il Mediterraneo soprattutto nel Sud, ed infine, l'impatto del cambiamento climatico che può essere all'origine della moria del popolamento di corallo rosso a bassa profondità presso la Grotta di Falco a Capo Caccia (Alghero).

"Le AMP comunque - sottolinea Greenpeace - si confermano uno strumento valido al ripopolamento in presenza di controlli severi e in assenza di prelievo da pesca. Per questo l'associazione chiede la creazione di una rete efficace di Riserve Marine - chiuse alla pesca e all'inquinamento - che copra il 40% dei mari italiani. Solo un sistema di questo tipo potrebbe ripopolare i mari e restituire opportunità di lavoro al mondo della pesca che negli ultimi anni ha perso 15.500 posti di lavoro". [GB]

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