Supercoppa: Italia, Arabia, donne e affari

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Foto: Cittanuova.it

Mercoledì 16 gennaio, alle ore 18.30 italiane, avrà inizio la finale della Supercoppa italiana di calcio, valevole un trofeo tra la vincitrice del campionato 2017-18 e la vincitrice della Coppa Italia della medesima stagione. Ora, essendo stata la Juventus per entrambe le competizioni, sarà il Milan, seconda classificata in Coppa Italia, a sfidare i campioni bianconeri. Fin qui, nulla di particolare. Il particolare certo non da poco invece, come ormai da diversi anni, risiede nel luogo scelto: la gara non sarà disputata in Italia ma, per l’occasione, a Gedda, in Arabia Saudita.

Mal d’Arabia

Si tratta di un paese con il quale l’Italia intrattiene intensi rapporti industriali e commerciali, alcuni dei quali ben poco lusinghieri, visti ad esempio gli affari relativi agli armamenti provenienti da Iglesias sui quali la nostra testata ha scritto in più occasioni. Ma è anche il paese in cui di recente è stato ucciso nel consolato di Istanbul il nostro collega giornalista Kashoggi, della crescente insofferenza di Trump per un alleato col quale, nel corso della sua prima visita all’estero da presidente, è stato stretto un patto di ferro con ordini d’armi di Riad a Washington per 110 miliardi di dollari. E’ sempre il paese, non a caso, delle manovre militari per il controllo del porto yemenita di Hodeidacome abbiamo raccontato.

La politica e le donne

Le principali polemiche in merito hanno preso vigore perà negli ultimi giorni in relazione a un aspetto preciso: le limitazioni imposte all’ingresso delle donne in alcuni settori dello stadio di Gedda, dato come nel paese viga una sharia islamica che, tanto per citare un esempio, ha visto le donne potere aspirare alla patente di guida solo da sei mesi a questa parte. Il Ministro dell’Interno italiano Salvini, noto per il suo pullulare di condivisioni sui social network, si è schierato apertamente contro gli interessi economici del calcio che avrebbero “consigliato” la sede in un paese definito “irrispettoso e retrogrado” e si propone di sensibilizzare la Lega Calcio sull’argomento. Di conseguenza tanti altri politici, compresa l’ex presidente della Camera, Laura Boldrini, hanno ritenuto la vicenda «estremamente offensiva per le donne e per le persone che credono nei diritti delle donne».

La Lega calcio si difende

Per difendere la scelta della Lega calcio, ha preso la parola il presidente Gaetano Micciché, fratello del commissario di Forza Italia in Sicilia e presidente dell’Assemblea regionale dell’isola, Gianfranco Micciché: «La nostra Supercoppa sarà la prima competizione internazionale a cui le donne saudite potranno assistere dal vivo – precisa –. Le donne potranno entrare da sole senza nessun accompagnatore uomo, come scritto erroneamente da chi vuole strumentalizzare il tema. Quando è stata scelta Gedda la vicenda dell’omicidio del giornalista Kashoggi non era avvenuta. Altrimenti sarebbe stata presa un’altra decisione».

Intanto tra Italia e Arabia…

La scelta di portare il calcio in aree che differiscono per cultura non è in realtà una scelta solo italiana, dato che l’Arabia è il maggior partner commerciale italiano nell’area mediorientale dove l’Autorità generale per lo Sport ha già autorizzato le donne ad entrare negli stadi, sebbene nel paese esistano ancora ingressi separati per donne e uomini e i “tutori” delle saudite siano padri, mariti o fratelli che devono dare loro il benestare. Al contempo bisogna valutare come l’Arabia non concedesse da tempo visti turistici: chi vorrà, potrà invece venire dall’estero a vedere il match grazie a un permesso legato al biglietto della partita. Potenza del calcio danaroso, come delle armi. Resta da capire come tanti siano pronti a scagliarsi contro il calcio, mentre il nostro paese continua ad essere il secondo paese fornitore di armamenti dell’Arabia dopo la Germania, nonché l’ottavo al mondo, anche rispetto a prodotti decisamente dalla portata più ampia.

Agostino Di Mario da Cittanuova.it

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